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    Predefinito Ritrovata un'altra volta la quadra.

    Riforme: Bossi annuncia la "quadra"


    Vertice serale di maggioranza sulla bozza stilata dai quattro saggi. Il Senatùr anticipa: "L'intesa sul testo unico c'è già". La Russa: via libera a settembre. L'alt di Violante: "Non potete andare avanti da soli".



    "su questo foglietto c'è scritta la road map"

    ROMA - Riforme sì, riforme no. Bossi anticipa tutti e dice che nel Polo l'intesa c'è già, che la proposta è definita, così come l'articolato. Il vertice serale dei leader della Cdl non farà altro che ratificare il tutto, passando poi la palla al governo e di seguito al Parlamento per il varo definitivo. Ignazio La Russa, reduce dal mini-summit di An, completa il quadro: "I primi di settembre il Consiglio dei ministri dovrebbe dare il via libera al testo unico".

    Ma in tema di riforme istituzionali il confronto tra i Poli è tutt'altro che in via di risoluzione. Già perché quando si apre il dossier Costituzione e simili, le posizioni dei due schieramenti rimangono distanti, distantissime.

    Proprio ieri, il segretario dei Ds Piero Fassino aveva sottolineato la difficoltà di procedere su un sentiero comune. Una posizione che Luciano Violante oggi chiarisce meglio puntando il dito contro gli annunciati propositi "solitari" della maggioranza. "Non si può riformare l'intero sistema contro metà del Parlamento e - obietta il capogruppo della Quercia alla Camera - contando i voti alle ultime elezioni, contro più della metà del paese". Un appello al dialogo arriva anche da Roberto Formigoni, governatore della Lombardia che chiede il "coinvolgimento di tutti". Distinguo che si aggiunge tra l'altro a quello di un altro governatore polista come il laziale Storace: "O ci interpellano, o le Regioni potranno dire di no".

    Ma sul fronte polista gli ormeggi sono levati. Lo schema delle riforme istituzionali (rafforzamento del premier, Senato federale, integrazione della Consulta e completamento del federalismo) stilato dai saggi sulle Dolomiti convince tutti i leader.

    Se per la Lega la quadra, espressione cara al Senatùr, è cosa fatta, anche Udc e An si dicono soddisfatti. In via della Scrofa, con Fini, La Russa e i ministri, nel pomeriggio si è seduto al tavolo anche uno dei quattro esperti delle Dolomiti. Dice Domenico Nania:"Se in passato sono falliti tutti i tentativi di varare una grande riforma istituzionale è a causa della neutralità dei governi che allora erano in carica. Stavolta - assicura il presidente dei senatori di An - invece si lavorerà con le normali procedure parlamentari e governo e maggioranza non saranno neutrali".

    L'appuntamento clou è per stasera. Subito dopo il Consiglio dei ministri, convocato alle 17, il sottosegretario per le Riforme Aldo Brancher (Forza Italia) e i quattro di Lorenzago (D'Onofrio, Pastore, Calderoli e Nania) vedranno a Palazzo Chigi i rappresentanti del Nuovo Psi e del Pri, Chiara Moroni e Francesco Nucara. Successivamente i "saggi" prenderanno parte al vertice con i leader della Casa delle libertà, che potrebbe svolgersi a palazzo Chigi.

    Il Nuovo (28 AGOSTO 2003, ORE 16:00, aggiornato alle 18:00)

    Venerdì 29 Agosto 2003, 9:21


    Governo: Buttiglione, Abbiamo Perso Slancio Ma Ora Ripartiamo
    Di (Mig/Gs/Adnkronos)

    Roma, 29 ago. (Adnkronos) - ''E' vero. Antonio D'Amato ha ragione. La spinta riformista sia era persa, ma l'abbiamo ritrovata''. Lo afferma in una intervista al 'Corriere della Sera' il ministro per le Politiche comunitarie, Rocco Buttiglione


    "noi nella Casa ci vogliamo tutti bene"


    Giovedì 28 Agosto 2003, 22:29


    Premier garantisce riforma pensioni
    (ANSA)- ROMA, 28 AGO -Sulle pensioni garantisco una proposta e una riforma strutturale. Lo ha detto il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi al termine del vertice della Cdl. 'Credo che presenteremo la riforma delle pensioni entro la prossima Finanziaria', ha spiegato il Premier. Alle domande dei cronisti su un'eventuale e possibile collaborazione del centrosinistra, il presidente del Consiglio ha aggiunto: 'La speranza e' l'ultima a morire'.


    "parola di Silvio Berlusconi"



    ...

    e ora AVANTI CON LE RIFORME !!!

  2. #2
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    Predefinito

    Bossi annuncia: "Ripersa la quadra".
    Riesplode la guerra con l'UDC



    Il Senatùr spara sui democristiani: "Hanno portato il paese al fallimento, andavano fucilati...". I centristi insorgono e decidono di disertare il vertice sulle pensioni. Berlusconi media: "Bisogna capirlo".




    ROMA - "Bisogna capirlo. Ma è un uomo di buon senso e rispetta i patti", minimizza Silvio Berlusconi. Parla da Comerio il premier e cerca di mettere una toppa alla falla aperta nel Polo dalle nuove incendiarie dichiarazioni di Bossi. Il Senatùr gli è accanto e stanno per partire insieme alla volta di Roma. All'uscita dal cimitero, dove hanno preso parte al funerale del padre di Confalonieri, il leader del Carroccio si lascia andare ad un altro sfogo. Mentre il Cavaliere gli cammina davanti, Bossi inscena un comizio: "Ci vuole un antidoto a Roma. Roma è marcia. E' lì che c'é il marcio".

    Scene del nuovo ciclone che si abbatte sulla maggioranza. Inizia tutto su Radio Padania: il Senatùr chiede di non toccare le pensioni, rilancia Milano Capitale, attacca i magistrati del Pool. E, in un crescendo verbale, si scaglia pesantemente contro i vecchi partiti della Prima repubblica. "La gente del nord è imbecille, come fa a votare i comunisti, che hanno cambiato nome per imbrogliare, ma sono sempre loro. Vota ancora quelli che fecero debito, che chissà per quanti secoli ormai ci hanno portato via la libertà", urla il leader della Lega dalle frequenze della "sua" radio. E' un fiume in piena e scalda i cuori lumbard. "La gente che votava i democristiani, i socialisti e i comunisti, e che va avanti a votarli invece di spazzarli via a calci in culo, questi partiti che fecero fallire il paese, merita anche quello per cui ha agito, per cui ha votato. Questa era gente da tirar giù, da portare in piazza e fucilare, perché quando uno fa fallire un paese lo si fucila".

    Abbastanza per scatenare la contraerei centrista. Nel quartiere generale in via Due Macelli balzano sulla sedia a sentire la dichiarazione di Bossi secondo cui Pci, Dc e Psi avrebbero portato il Paese al fallimento e all'esplosione del debito pubblico. Follini e soci, capofila degli eredi che si rifanno al patrimonio scudocrociato, riflettono per ore su quale sia la risposta politica da dare alle ennesime bordate leghiste. E alla fine decidono di colpire la maggioranza là dove il dente duole, ovvero il capitolo delicatissimo delle pensioni e della Finanziaria. L'Udc - annuncia una nota del pomeriggio - non parteciperà al vertice sulla manovra economica che avrebbe dovuto tenersi stasera, in vista dell'incontro fondamentale di domani con le parti sociali. Rottura alle porte? Da Genova, il segretario Follini si affretta a derubricare l’incidente a semplice schermaglia. Assicura che alle viste non ci sono ribaltoni: "I voti dell' Udc per la finanziaria ci saranno tutti, uno per uno, con spirito costruttivo". Però fatica a nascondere l’indignazione. "Di Bossi non parlo, non sono cose serie...", abbozza.

    Insomma la frittata è fatta. A riportare la calma ci prova Ignazio La Russa. Il coordinatore di An striglia Bossi per "gli eccessi verbali che non giovano alla Lega e neppure agli interessi del Nord". Ma prende le distanze anche dai propositi aventiniani dell’Udc. An parteciperà al vertice di stasera? "Penso di sì - risponde ai giornalisti il coordinatore aennino in Transatlatico - perché fa parte della nostra mentalità andare e dire quello che pensiamo".

    Ma che Fini, come il collega di asse centrista, trattenga a stento la rabbia è pacifico. Il vicepremier tace, parla per lui il portavoce Landolfi: "In uno dei suoi quotidiani sproloqui, dopo la Chiesa, l'Europa e Roma - afferma Landolfi - Bossi è arrivato a insultare anche la gente del Nord. Siamo pressoché certi che nella prossima puntata, esaurita la lista, insulterà se stesso: in questo caso avrà il nostro convinto sostegno".

    E mentre l’Ulivo chiede l’intervento di Ciampi, è costretto a intervenire anche Berlusconi. "Umberto - spiega il Cavaliere - ama parlare facendo un po' di fuochi d'artificio, ma il calendario degli impegni sarà mantenuto, ne sono sicuro". E il Senatùr? Di lui, oltre al mini-comizio di Comerio, restano i commenti al fulmicotone di Radio Padania. Da dove, fra l’altro, continua a reclamare il Senato a Milano e non solo.

    Si devono fare anche "atti di visibilità", chiede Bossi, "come spostare la capitale a Milano", o come "portare il Senato federale a Milano". L'intervista è il solito minestrone. Si parla delle pensioni, "che non si devono toccare fino al 2008", del federalismo e della patria padana. Nel calderone finiscono anche i magistrati, quelli del Pool di Milano che secondo Bossi "non hanno combinato nulla di buono" ma solo agito politicamente con la conseguenza di portare alla rovina il Nord e Milano: "Hanno tolto l'aggettivo morale a Milano e così la capitale è rimasta a Roma".

    Nel gioco del Monopoli istituzionale entra anche l'eurodeputato Mario Borghezio. Sceglie le frequenze di Radio Anch'io il duro del Carroccio per lanciare la sua idea. ''Milano? Da città degli affari sarebbe la sede più adatta per il ministero dell'Industria". Mentre per il Senato Borghezio dissente persino da Bossi: "Potrebbe essere ospitato a Torino". Che è poi la sua città.

    (25 SETTEMBRE 2003, ORE 14:00, aggiornato alle 170)



    Umberto, Umberto, dicci subito cosa vuoi stavolta nella finanziaria per i tuoi racomandati che facciamo prima

  3. #3
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    In origine postato da brunik
    [B]Bossi annuncia: "Ripersa la quadra".
    Riesplode la guerra con l'UDC




    Umberto, Umberto, dicci subito cosa vuoi stavolta nella finanziaria per i tuoi racomandati che facciamo prima
    Nessuno lo aveva capito che vuole più soldi per i propri raccomandati, ricattando il Berlusca con la legge Gasparri, che lo sa che Silvio ci tiene tanto e gli mollerà tutto quello che chiede.

    Una volta si chiamava "clientelismo", adesso si chiama "riforme".

    Che gran pezzi di statistoni, alla Casa delle Libertà.



    Lega al contrattacco: "Verifica subito. Bisogna ritrovare la quadra."


    La tensione nella maggioranza non cala. Il Caroccio contro An e Udc rialza la posta in gioco. Calderoli: "Mettere le cose in chiaro prima della Finanziaria". Storace: "Si può andare avanti anche senza Bossi".



    ROMA - Questa volta per andare al contrattacco la Lega sceglie l'arma preferita da An e Udc: la richiesta di una verifica di governo. Ma, a differenza degli alleati-avversari, non si dice nemmeno disposta ad aspettare la fine del semestre di presidenza europeo dell'Ue. "Bisogna farla prima della Finanziaria" dice il vicepresidente del Senato, Roberto Calderoli. Che certo non lesina parole di sfida verso gli uomini di Fini e Follini. "Dopo le dichiarazioni comico-farneticanti - incalza - di alcuni dei cosiddetti alleati, che fra l'altro sono quelli che hanno fermato la devoluzione, con la scusa dell'interesse nazionale, e il federalismo, con la cosiddetta proposta La Loggia che di notte riportava al centro le competenze date di giorno alle regioni, credo che Bossi debba chiedere una verifica immediata di governo".

    La tabella di marcia della maggioranza, ineffetti, ha troppi banchi di prova fondamentali prima della fine dell'anno. A strettissimo giro c'è la legge Gasparri, il voto comincia già martedì, ed entro dicembre è previsto il primo sì al testo delle riforme. Il gioco dei fuochi incrociati è dunque in piena attività. E finora nemmeno Berlusconi è riuscito nell'opera di pompiere.

    Le ultime provocazioni del Senatùr (democristiani da fucilare e Senato federale da spostare a Milano) hanno fatto rialzare la voce agli alleati. E c'è anche chi, come Francesco Storace, comincia a fare i conti in tasca al Parlamento e ai numeri a disposizione del centrodestra anche senza la Lega.

    "Io non dico che Bossi se ne deve andare dalla maggioranza, solo dal governo. Se non gli piacciono i decreti che approva, che ci possiamo fare" dice il governatore del Lazio e cofondatore della nuova corrente di An che riunisce Destra sociale e Nuova alleanza.

    Il suo agionamento aritmetico-politico è semplice. "Senza Bossi - afferma in un'intervista al Corriere della Sera - saremmo sotto di tre voti al Senato, si può andare avanti lo stesso". In cambio, sottolinea, si otterrebbe però la "salvezza del Polo e di An". "Con Bossi - dice Storace - non si discute, fa soltanto litigare il governo con tutti. In Consiglio dei ministri vota una cosa, poi il giorno dopo spara contro. E' dannoso, molto dannoso".

    Il ché però non significa voglia di ribaltone. "Non ci può essere. Ma non credo - precisa Storace - che l'opposizione sarebbe troppo schierata contro quest'eventualità, si potrebbe tentare di andare avanti lo stesso anche senza maggioranza al Senato".

    (29 SETTEMBRE 2003; ORE 09:50)

  4. #4
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    Mercoledì 15 Ottobre 2003, 106


    Immigrati: Calderoli, Smarrita la Quadra. Con Ddl Possibili Dimissioni Bossi
    (ASCA) - Roma, 15 ott - Se verra' presentato il disegno di legge di An sull'immigrazione, si porra' immediatamente il problema di una verifica di maggioranza che potrebbe anche portare, in caso di sostegno, ma anche solo di neutralita' davanti all'iniziativa del vicepremier Gianfranco Fini, alle dimissioni del leader del Carroccio, Umberto Bossi. Un passo, questo, che ''significherebbe la fine delle riforme, cioe' dei presupposti che hanno dato vita alla Casa delle liberta'''. E' il vicepresidente del Senato, il leghista Roberto Calderoli, che con un durissimo comunicato pone pesantemente i paletti della Lega sul terreno del confronto aperto da An con l'iniziativa annunciata da Fini sull'immigrazione. ''Se oggi verra'presentato il disegno di legge di An - si legge nella nota - e' evidente che Berlusconi debba fare una verifica di maggioranza e dire subito e con chiarezza la posizione del governo sull'iniziativa di Fini. Se la posizione dovesse essere anche solo quella della neutralita' non vedo come Bossi, ministro delle Riforme, possa andare in Parlamento a rappresentare una posizione del genere e quindi, tenuto conto della sua posizione di assoluta contrarieta', vedo possibili le sue dimissioni''. ''Ma un governo senza Bossi - continua la nota di Calderoli - significherebbe la fine delle riforme cioe' dei presupposti che hanno dato vita alla Casa delle liberta'. Davanti all'evidenza di due forze della coalizione che si allontanano dal programma della Cdl e da quello del governo, ritengo sia necessario che Bossi convochi le assemblee provinciali del movimento e poi quella federale per decidere in tempi stretti, con la base, le determinazioni che la Lega deve assumere''. Dal canto suo il Senatur in un'intervista ha detto che ''in aula saro' io a rappresentare il governo come ministro delle Riforme e fino a che io sono al governo quella roba li' non passera' mai. La Lega - ha aggiunto Bossi - presentera' 5 mila emendamenti e io mi alzero' per parlare 5 mila volte: ci vorranno 25 anni''

 

 

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