Fisica, tre Nobel

I russi Abrikosov e Ginzburg
e l'anglo americano Leggett

I russi Alexei Abrikosov e Vitaly Ginzburg e l'anglo-americano Anthony Leggett hanno vinto il premio Nobel per la fisica per i contributi dati alla "teoria dei superconduttori e dei superfuidi".

Il Nobel per la fisica premia i pionieri della superconduttività e della superfluidità. Le ricerche di base condotte da Alexei Abrikosov, Anhony Leggett e Vitaly Ginzburg hanno gettato le basi teoriche dalle quali oggi derivano applicazioni importanti in settori molto diversi. Le ricerche sulla superconduttività, ad esempio, hanno avuto ricadute fondamentali nella medicina, con le apparecchiature per la risonanza magnetica, e nella fisica, con la realizzazione degli acceleratori di particelle. Gli studi sui liquidi superfluidi sono la base che permette di comprendere nei dettagli il comportamento della materia. Entrambi questi ambiti di ricerca hanno origine da fenomeni tipici della fisica quantistica. La prima scoperta relativa alla superconduttività, premiata con il Nobel nel 1972, aveva indicato che, a temperature molto basse (pochi gradi al di sopra dello zero assoluto) alcuni metalli possono essere attraversati da correnti elettriche senza opporre alcuna resistenza ed invasi in modo uniforme da un campo magnetico: erano i superconduttori di tipo I. Non potevano però essere attraversati da campi magnetici troppo elevati, altrimenti perdono le loro proprietà superconduttive. Abrikosov e Ginzburg hanno in seguito scoperto che esistono altri materiali che, alle stesse temperature, permettono di mantenere le loro proprietà superconduttive in presenza di forti campi magnetici: i superconduttori di tipo II. Alexei Abrikosov è stato il primo a comprendere questo fenomeno, sviluppando una teoria ideata in precedenza da Vitaly Ginzburg e Lev Landau (Nobel per la fisica nel 1962, per ricerche condotte in altri settori). Decisivo per lo sviluppo dei moderni superconduttori è stato il contributo di Anthony Leggett, che negli anni'70 riusci' a spiegare la superfluidità. Scoprì che la viscosità dell'elio liquido svanisce alle basse temperature e riuscì a spiegare il modo in cui gli atomi si comportano in questo stato particolare della materia, che chiamò superfluido, passando da uno stato di ordine ad uno di caos. Oggi queste ricerche sono considerate di particolare importanza anche per la fisica delle particelle e la cosmologia. Sebbene queste teorie risalgano alla fine degli anni'50, sono sempre state un punto di riferimento per le ricerche sulla superconduttivita' e ancora oggi sono alla base di applicazioni cruciali. Oggi tutti i superconduttori utilizzati (dalla medicina alla fisica) sono di tipo II e possono funzionare con campi magnetici molto intensi. Lavora in Italia, presso i laboratori dell'Istituto nazionale di fisica della materia (Infm) dell'università di Roma Tor Vergata, il braccio destro del Nobel Alexei Abrikosov.
Si chiama Andrei Varlamov e, quando il suo professore decise di trasferirsi negli Stati Uniti, preferì l'Italia. Varlamov è in buona compagnia, visto che non sono pochi i fisici italiani che si sono formati con Abrikosov.