Il Cavaliere deve sentirsi proprio in difficoltà se ricorre al moralismo più scadente per attaccare i suoi avversari.
Nel corso di un pranzo elettorale (prezzo 2000 euro a cranio) nel discorsetto d'apertura, come antipasto, ha dato stilettate ai suoi alleati, definiti «professionisti del teatrino», che non esitano a rendere pubblica, tramite agenzie e interviste, anche la più piccola dialettica all'interno della coalizione. Lui, solo lui, il Cavaliere è autorizzato a parlare.
Ecco il piatto forte:
«la moralità in politica per noi è un imperativo categorico».
Però! Sembrava che parlasse Di Pietro. Poi chiarisce:
«quando vedo gente che nella vita ha fatto solo e sempre politica e ora si ritrova con una casa al mare e una ai monti, e magari la barca a vela, non posso non pensare che quei soldi sono stati rubati».
Può darsi di sì, può darsi di no. Invece certamente le ville del Cavaliere, il barcone, i miliardi, sono frutto del suo sudore.
Berlusconi non ha fatto politica..... l'ha solo usata, per usare un bene pubblico, l'etere, gratis.
E' come se avesse costruito una città sul suolo demaniale, poi condonata. Cavaliere, dia retta, lasci stare gli «imperativi categorici».