da il Corriere della Sera. 09.10.03
ROMA 1929
L’appello al Duce contro le «popolazioni difettose»
WASHINGTON - «Alle 18,15 del 27 settembre del 1929, la Federazione internazionale delle organizzazioni eugenetiche si riunì a Roma per discutere le "urgenti contromisure" alla contaminazione della razza. Mussolini, un dittatore, non era succubo della democrazia, la Federazione contava su di lui per imporle all'Italia, aveva preparato un appello speciale al duce... Una grande mappa dominava il salone, un atlante delle popolazioni "difettose" in ogni continente. I delegati erano entusiasti, consapevoli di essersi riuniti per compiere un sacro dovere nella più antica capitale del mondo».
Così Edwin Black racconta ne La guerra contro i deboli la visita a Mussolini di Charles Davenport, il delegato Usa, ed Eugen Fischer, il presidente della Federazione. «Lo avevano incontrato due ore prima a Palazzo Venezia, avevano ammirato il Foro romano dal balcone, erano ancora eccitati. Vedevano nella loro missione un ritorno all'antichità. Si misero a esaminare le regioni in cui razze tollerabilmente pure contraevano matrimoni misti creando una generazione ibrida. Da lì dovevano partire le leggi eugenetiche».
Black ammette di non essere riuscito ad accertare che cosa disse il duce agli ospiti. Sospetta che li appoggiò a parole, ma non nei fatti: con grande delusione di Davenport e Fischer, l'Italia non divenne uno dei Paesi da cui partirono le «contromisure».
E.C.
Cultura




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