Deputato del Carroccio firma una interpellanza contro il ministro per le regioni che in un comizio in Alto Adige aveva tuonato contro la Svp: "Non accetto che un partito abbia un nome tedesco"
ROMA - E ora esplode anche il caso Alto Adige. Nel mirino il ministro per gli affari regionali, Enrico La Loggia, reo di aver detto durante un comizio a Laives, vicino a Bolzano, di non accettare che "un partito in Italia abbia un nome tedesco". Ovvio il riferimento alla Sudtiroler Volkspartei, il partito di maggioranza relativa dell'Alto Adige, e altrettanto scontate le polemiche a livello locale quando la stampa provinciale ha titolato a caratteri cubitali sulle affermazioni del ministro. Il 26 ottobre prosismo si vota per la provincia, e il clima si è fatto - come sempre da quelle parti - incandescente.
Il partito fondato da Silvius Magnago, l'uomo che con De Gasperi siglò gli accordi dell'autonomia, era immedatamente insorto. E con il presidente della provincia di Bolzano, Luis Durnwalder, non le aveva mandate a dire: "Fino a prova contraria la Sudtiroler Volkspartei manterrà il suo nome tedesco"."Solo una volta, molto tempo fa, eravamo stati costretti a modificare il nostro nome - aveva detto Durnwalder, con un chiaro riferimento al fascismo - ma questo periodo appartiene al passato. Oggi siamo liberi e teniamo il nome che vogliamo". E già che c'era, Durnwalder aveva opposto pure un no secco alla terza corsia della Brennero e al nuovo casellon autostradale di Laives.e
Ma nessuno poteva immaginare che il caso la Loggia finisse per diventare l'ennesimo caso destinato a scuotere la maggioranza di centrodestra. Ce ne si è accorti oggi quando la firma di Giacomo Sticchi, della Lega nord, è apparsa in calce a una dura interpellanza presentata alla Camera proprio dalla Svp in merito alle affermazioni del ministro La Loggia insieme alla sigla di altri 80 parlamentari di vari partiti. Era comunque abbastana scontato che ciò accadesse: pur con le dovute differenze, la Lega ha sempre visto nello statuto di autonomia dell'Alto Adige un modello di federalismo molto vicino all'idea di devolution spinta che ha in mente Bossi.
Nel documento si definiscono "estremammente preoccupanti" le affermazioni del ministro e si sottolinea come, sulla base dello statuto d'autonomia, la lingua tedesca sia equiparata a quella italiana in Alto Adige. Inoltre, nella nota si ricorda che sulla base della recente riforma costituzionale anche il nome dell'Alto Adige è fissato anche nella dizione tedesca di Suedtirol.
L'Ulivo non si è fatto scappare l'occasione per mettere il dito - e affondarlo - nell'ennesima piaga apertasi nella maggioranza. "Se non ci fosse da piangere per il clima nefasto che crea l'idea di La Loggia di cambiare nome alla Svp, questa dovrebbe solo essere sommersa da una grande risata", dice Enzo Bianco, della direzione nazionale della Margherita. "Questo ministro, ovviamente libero da impegni pressanti, ha il tempo di far correre la sua presunzione e la sua fantasia, al punto di scegliere lui il nome di un partito con il quale egli non ha nulla a che fare", dice una nota.
Aggiunge Maurizio Chiocchetti, dei Ds: "C'é da essere allibiti per l'atteggiamento offensivo assunto dal ministro La Loggia, simili affermazioni dimostrano il totale disprezzo non solo verso la Svp, ma anche nei confronti di tutte le minoranze linguistiche presenti nel nostro paese; evidenziano la totale ignoranza di ciò che è scritto nella nostra Costituzione; rappresentano un attacco violento ai valori dell'autonomia e della pacifica convivenza. Solo il fascismo aveva osato tanto".
(8 OTTOBRE 2003; ORE 18:06)




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