Verso un faccia a faccia Fini-Berlusconi sul voto agli immigrati. L'Udc rilancia: "O Bossi sta nei limiti del federalismo solidale, oppure l'alleanza crolla". Speroni: "Sono loro fuori dal programma".
ROMA - Un chiarimento fra premier e vicepremier. Subito. Prima che le cose deflagrino, prima che le tensioni, sfociate ieri in una pubblica sconfessione, arrivino a un punto insopportabile. Presto, perché questa volta Berlusconi ha capito che Fini - che oggi riavvierà i contatti con i vertici del partito dopo un'assenza tattica di quasi 48 ore - fa sul serio. E che il leader di An, constata l'accondiscendenza con cui il premier accoglie e giustifica tutte le sortite di Bossi, ha deciso di riportare a zero la moral suasion esercitata nei suoi confronti fino ad oggi dal Cavaliere e di ripartire dal diritto di qualsiasi alleato a sentirsi politicamente con le mani libere.
Che An faccia sul serio lo testimoniano le parole del neocapogruppo Anedda il quale conferma che il progetto di legge per dare il voto agli extracomunitari sarà varato a tempo di record, addirittura alla fine della prossima settimana. "Lavoreremo in molti" alla stesura del testo, assicura il capogruppo alla Camera Gianfranco Anedda, precisando che il lavoro di messa a punto delle norme inizierà non prima di martedì.
Ed è dalle mani libere che ripartono anche i centristi, gli uomini di quell'asse Udc-An che pare consolidarsi ogni giorno di più nella rivendicazone del diritto a chiedere al premier un intervento affinché la Lega torni nei ranghi. Follini parla molto chiaro: se la Lega prosegue il suo cammino verso un federalismo solidale ciò "é garanzia dell'alleanza", ma se invece interrompe questo percorso "allora l'alleanza entra in crisi". E tanto per chiarire che l'unità non è un valore scritto solo sulla carta, ribadisce che l'Udc correrà da solo alle Europee. Anche se - sottolinea - "sono sensibile alla esigenza di una maggiore coesione della coalizione".
Dipenderà dalla Lega che, riconosce Follini, aveva cominciato il suo percorso politico "su una linea molto secessionista", per poi compiere un cammino verso il federalismo. Sta tutto in Bossi, se imboccare il bivio che porta alla rottura o non piuttosto quello che porta al rispetto dei patti prelettorali. "Oggi la Lega - copnclude Follini - ha sottoscritto un patto che è rivolto appunto ad un federalismo solidale, che salvaguarda l'unità nazionale, che non deve avere un approccio euroscettico. Se questo cammino continua bene, se invece si interrompe a quel punto entra in crisi l'alleanza".
Ma la Lega è pronta a ribaltare l'accusa sugli alleati. Se c'è qualcuno che ha rotto i patti che hanno portato all'elaborazione del programma vittorioso alle politiche del 2003, questa non è la Lega. "Non siamo noi a ritardare il programma. Per questo Berlusconi è con noi", dice il capo di gabinetto di Bossi, l'europarlamentare Francesco Speroni. E poi non è vero che ci sia un rapporto privilegiato, un asse forte fra Berlusconi e Bossi che esclude gli alleati. "La verità - dice Speroni - è semplicemente che Bossi e Berlusconi sono i due che si attengono maggiormente al programma di governo. A differenza di altri".
I conti comunque si faranno "a gennaio". O "anche subito": la Lega è disponibile non foss'altro perché "rimandare le soluzioni è tipico del democristianesimo". "Il problema - riprende Speroni - mi sembra che sia Buttiglione e la sua congrega: ci devono dire dove è che la Lega va contro il programma di governo. I conti vorremmo veramente farli elencando quali sono i punti del programma di governo dove si è messa in mezzo la Lega e dove si sono messi in mezzo gli alleati".
Gli esempi, a giudizio di Speroni, non mancano: le dichiarazioni di Fini sul voto agli immigrati, l'emendamento con cui Tabacci voleva bloccare la Bossi-Fini. La Lega comunque è tranquilla: "Noi non abbiamo paura delle elezioni, siamo coerenti con le nostre idee e con il programma di governo". Ma c'è anche chi parla di buttar fuori il Carroccio dalla maggioranza. "Vogliono estrometterci? E chi prendono al nostro posto? Mastella? Va bene, lo dicano, ma poi non accusino noi di scorrettezza, se loro fanno il gioco di Mastella, uno buono per tutto, basta che ci siano delle poltrone, allora vuol dire che anche loro lavorano per le poltrone e non per il programma".
Ripartire dunque dalla politica, dal dialogo diretto coi proprie eletti e con la propria base, con le idee. Fini ha imboccato una strada che non può più essere interrotta e che apre un percorso simile a quello che fu aperto dal congresso che "sciolse" il Msi in An. Che siamo di fronte a uno snodo importante lo riconosce anche Gustavo Selva: "Dopo il congresso di Fiuggi - dice Selva - è l'atto più importante che il leader di An ha fatto. Per il suo valore simbolico, non tanto per il contenuto della proposta che di per sé non è di importanza determinante, ma è strategica perché vuol dire che An si mette nella scia della migliore cultura europea, cristiana, aprendosi come partito anche a coloro i quali, lavorando onestamente in Italia e pagando le tasse hanno il diritto di votare, in una prima fase per le elezioni amministrative".
Ieri il leader ha saputo piegare e placare il partito, e questa carta vale molto quando si arriverà al tavolo con Berlusconi.Quanto al premier e al leader tuttora indiscusso della Casa delle libertà, Silvio Berlusconi, bisognerà che si rassegni. E già ieri, dalla parti di palazzo Chigi e palazzo Grazioli, si udivano voci che davano il premier pronto a prendere in seria considerazione l'idea di un "riequilibrio" della maggioranza, di una verifica che si è fatta non più impellente ma obbligata. E forse anche di un gesto concreto in termini di poltrone e di visibilità: come l'eterno e mai risolto problema dello strapotere del garante bossiano per eccellenza, il ministro dell'Economia Giulio Tremonti. Nessuno se la sente ormai più di escludere che il superdicastero possa tornare ad essere diviso in due (Tesoro e Finanze) se non addirittura in tre (Tesoro, Finanze e Bilancio).
(9 OTTOBRE 2003; ORE 10:02, ultimo aggiornamento ore 145)
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