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Discussione: Ancora sulla Cina...

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    Arrow Ancora sulla Cina...

    Dal Giornale di Brescia di oggi:


    Casalinghi: in 8 anni Brescia si dimezza, la Cina raddoppia
    DAI DATI DELL’UFFICIO STUDI DELL’AIB LA CONFERMA DELL’INARRESTABILE CRESCITA DELL’EXPORT CINESE

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    LA LEONESSA & IL DRAGONE

    BRESCIA - Dati facili da leggere, dati da brivido. Con un lavoro che più paziente non si può, l’ufficio studi dell’Aib ha messo sotto esame uno fra i comparti - quello dei casalinghi - più aggrediti dai cinesi. Lo studio ha messo a confronto per l’arco di 8 anni (dal 1995 al 2002) gli indici di penetrazione sui mercati europei delle produzioni italiane e cinesi di casalinghi. Le cifre assolute e in percentuale si trovano riassunte nella tabella qui accanto. Partiamo dall’Unione Europea. Nel 1995, Cina e Italia avevano quote quasi corrispondenti sul mercato del casalingo europeo: il 15,44% l’Italia, il 17,81% le produzioni cinesi. Ma già due anni dopo la Cina accelera: sale al 22% mentre l’Italia difende le posizioni confermando il suo 15%. Il salto cinese avviene a cavallo del Duemila. In quell’anno, i cinesi occupano già poco meno di un terzo di tutto il mercato: il 31%. Le produzioni italiane (e quindi bresciane in particolare) sono alle corde con poco più dell’11% del mercato, ulteriormente rosicchiato lo scorso anno (10,7%) mentre i cinesi lo scorso anno hanno superato il 32%. In sintesi: in 8 anni i cinesi hanno quasi raddoppiato la propria quota di mercato (dal 17% a 32%) mentre il prodotto italiano ne ha perso un terzo: dal 15 al 10%. E le prospettive non sembrano granché incoraggianti. Ma il casalingo cinese non ha raddoppiato solo a livello Ue. Per restare al solo mercato italiano, la Cina ne occupava il 14% nel ’95 ma nel 2002 aveva già più che raddoppiato portandosi al 32%.





    Amara scoperta di Aldo Bonomi
    «Mi hanno copiato l’intero catalogo»


    Alla fiera di Francoforte, circa sette anni fa, ho trovato il nostro catalogo interamente copiato. La vittima illustre della contraffazione è Aldo Bonomi, presidente dell’Aib, o, per meglio dire, la sua azienda, la Rubinetterie bresciane Bonomi spa, specializzata in valvole a sfera e leader nel settore. Sette anni fa, ci fa notare Aldo Bonomi, come a dire che la contraffazione, è quasi un fenomeno storico, del quale ci siamo resi conto con ritardo, quando ormai combatterla diventa davvero difficile. «Alla fiera di Nizza - continua Bonomi - ho trovato la copia esatta di una nostra valvola, con tanto di logo, anche quello perfettamente imitato». Siamo, lo vogliamo far notare, in due ambienti europei, a dimostrazione che la contraffazione non conosce pudore e soprattutto non ha confini. I danni ormai sono a trecentosessanta gradi. «Sono colpiti il mercato asiatico, quello sudamericano, quello Usa, ma non è da meno l’Europa». Quel che non si conosce è la pericolosità delle contraffazioni sotto il profilo sanitario. Il materiale con cui sono fatti i rubinetti copiati e i loro accessori contiene quantità di piombo non ammessi dalle norme europee. Il piombo è un veleno per gli utilizzatori. L’allarme, dunque, non è solo economico, ma anche relativo alla salute pubblica. (s. da.)






    L’industria del falso continua a fare affari
    Aib chiede che «le regole del libero mercato valgano per tutti»
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    Silvano Danesi
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    LUMEZZANE
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    «Il fenomeno della contraffazione è in accelerazione esponenziale». Aldo Bonomi, presidente dell’Aib, è preoccupato. Telefona dall’estero, dove è impegnato in vari incontri, per affermare la necessità di affrontare la questione con decisione e con nuove iniziative. L’Aib sull’argomento ha messo al lavoro una commissione guidata da Tiziano Ghidini. A Roma una commissione nazionale di Confindustria, alla quale partecipa il direttore dell’Aib, Salvatore D’Erasmo, si sta occupando a ritmo serrato dell’argomento. «Dobbiamo fare pressioni sul Governo - sostiene Aldo Bonomi - perché quello della contraffazione non è solo un problema locale; è un problema italiano, che riguarda molti comparti e le istituzioni devono impegnarsi, a tutti i livelli, per porre un rimedio». Bonomi non crede nei dazi, nelle barriere doganali, ma sottolinea che le «regole del libero mercato devono valere per tutti» e che l’Unione Europea «è in ritardo» e non ha messo in campo quanto è possibile. Tiziano Ghidini, in più occasioni, in sintonia con la commissione che è al lavoro in Aib, ha messo in evidenza come la concorrenza sleale sia favorita da regimi che consentono lo sfruttamento dei lavoratori in termini di vera e propria schiavitù. Su questo argomento, assai interessante per la sua consistenza e drammatico per la sua valenza sociale e morale, interviene Giorgio Santini, segretario nazionale della Cisl. Ospite dell’Unione di Brescia per un convegno organizzativo, Santini sul fenomeno dei "cinesi" o, per meglio dire, della contraffazione, invita tutti quanti a riflettere sulla "clausola sociale". Cosa significa? «Significa - sostiene Santini - che quando la Cina ha aderito al Wto, ossia alle regole che governano il commercio mondiale, non ci si è peritati di chiederle di rispettare le regole che riguardano i lavoratori, a cominciare dal lavoro minorile, per arrivare a quelle del diritto all’esistenza delle organizzazioni sindacali e della contrattazione». Vediamo di approfondire il problema. La "clausola sociale" è lo strumento con il quale si tende ad assicurare i diritti minimi internazionalmente riconosciuti ed il rispetto delle leggi sociali dei singoli Paesi, cioè si tende a far applicare in tutti i Paesi che vogliono accedere liberamente al commercio internazionale almeno alcuni diritti sociali e civili minimi stabili dall’Oil, l’Organizzazione internazionale del lavoro di Ginevra. Per diritti minimi si intendono, in particolare: il rispetto del divieto del lavoro forzato o in schiavitù (Convenzioni n. 29 e n. 105 dell’Oil); il rispetto della libertà di associazione e di negoziazione sindacale (in molti Paesi non esiste alcuna possibilità di organizzare liberamente sindacati, né di svolgere una efficace azione contrattuale; anzi l’attività sindacale è perseguitata e molti sindacalisti incarcerati ed uccisi - Convenzioni n. 87 e n. 98 dell’Oil); il rispetto del divieto al lavoro per i bambini (Convenzione n. 138 dell’Oil); il rispetto della non discriminazione degli occupati, con l’abolizione di ogni discriminazione, sia nell’accesso al lavoro, sia sul lavoro (Convenzione n. 111 dell’Oil). La "clausola sociale" dovrebbe consentire ai lavoratori di beneficiare di retribuzioni dignitose, di orari di lavoro ragionevoli e di condizioni di lavoro decenti. Il tema dell’introduzione di una "clausola sociale" negli accordi internazionali ha conosciuto una prima svolta in positivo con la sigla degli accordi dell’Uruguay Round, di Marrakech nel 1994 e con l’avvio, a Singapore, nel 1996, dell’Organizzazione mondiale del commercio (Omc-Wto). Il tema è stato poi sempre al centro dei successivi vertici di Seattle (in Canada) e di Doha (nel Qatar) nel 2001, anche se finora non ha ottenuto gli esiti sperati ed è stata avviata solo una collaborazione fra Wto e Oil. Il maggior successo in questo campo è stato ottenuto dalla Fse:Thc (Federazione sindacale europea del settore tessile) con l’inserimento, nel 1994, negli accordi Spg (Sistema delle preferenze generalizzate) di una "clausola sociale" fra Ue e i Paesi in via di sviluppo aderenti. Essa prevede che i Paesi che dimostrano di rispettare i punti principali delle "Convenzioni Oil", in particolare il divieto del lavoro dei bambini e la libertà sindacale, ottengono dall’Ue una riduzione delle tariffe doganali per le loro esportazioni di prodotti tessili in Europa. La Fse:Thc, conseguentemente, ha introdotto dossier contro Paesi che non rispettano i diritti minimi, come il Pakistan e la Birmania. Il suggerimento di Santini, dunque, ha già un consolidato di esperienza e può diventare un concreto terreno di lavoro e di intesa tra organizzazioni imprenditoriali e organizzazioni sindacali, con l’unico obiettivo di difendere le nostre produzioni e la nostra economia.





    Quattro testimonianze, fra plagio e bassi costi


    ALDO BONOMI - Il presidente dell’Aib, alla guida delle Rubinetterie Bresciane, in una fiera di Francoforte si è visto clonato l’intero catalogo delle proprie produzioni, logo compreso.

    LA BRC-ROSSETTI - L’azienda di Casto produce maniglie e serrature. In Nigeria, da un suo grossista, scopre delle serrature copiate e con il marchio BRC impresso.

    MARIA FERAZZOLI - Artigiana delle confezioni: «Riuscire ad avere commesse da Case anche importanti è sempre più difficile per via dei costi iper-bassi che la Cina offre».

    JEANS A 2 € - Quando la concorrenza diventa improponibile. A molte aziende artigiane viene offerta la possibilità di acquistare partite di jeans made in China a meno di 2 € il paio.





    La Rossetti di Casto
    Scopre in Nigeria le maniglie false

    Tra le vittime della concorrenza sleale dovuta alla contraffazione c’è la BRC di Rossetti srl di Casto, azienda specializzata nella produzione di maniglie e di accessori di ottone. La contraffazione più recente è quella di una serratura. Siamo in Nigeria, mercato interessante per la Rossetti, dove l’azienda di Casto ha un suo grossista di riferimento. Il titolare della Rossetti, durante uno dei molti viaggi in giro per il mondo per reggere la concorrenza sempre più agguerrita, vede un prodotto uguale al suo, ma si rende conto che suo non è. Copiato. «Vede - ci dice - la storia è sempre quella. Vanno dal grossista, copiano e poi si ripresentano con prezzi stracciati». I copiatori non sono solo i cinesi, anche se è a loro che va la palma della contraffazione. Hanno copiato maniglie - aggiunge Rossetti - poi un set di maniglie, poi un set di maniglie e le serrature. Il problema è che copiano male e ci rovinano nome e mercato». Oltre ai danni, dunque, anche le beffe. A volte ai produttori copiati accade di essere chiamati a rendere conto di contraffazioni. (s. da.)

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  2. #2
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  3. #3
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    Perchè i cinesi non copiano le piastrelle di rivestimento dello Shuttle prodotte dalla F.lli Viganò di Genova ?

 

 

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