Due settimane fa un editoriale del Domenicale, settimanale di Marcello Dell'Utri, sentenziava: oggi la cultura di sinistra è morta, oggi la destra è la sola cultura. Poi due giorni fa il Domenicale ci ha finalmente offerto un assaggio del nuovo che avanza: il solito Giuseppe Sermonti, che da decenni si lancia vanamente lancia in resta contro il monumento evoluzionista, prova ancora una volta a fare la festa a Darwin. Per due intere pagine la vera cultura ci accompagna nei meandri delle teorie cospirazioniste su spin doctor e truffatori che avrebbero tramato in favore di Darwin. Poi c'illumina con un ribaltamento filogenetico riparatore: forse non è l'uomo che discende dalla scimmia, ma la scimmia che discende dall'uomo.
Apprendiamo infatti che il darwinismo è «un cadavere che cammina». Che gli studiosi moderni più seri e scrupolosi ormai «rigettano completamente la tesi dell'evoluzione della specie». Che «le più recenti scoperte di paleontologia, sedimentologia, chimica, biologia molecolare e genetica hanno smontato, pezzo per pezzo, il castello di carta su cui si fondava l'evoluzionismo darwinista». Chiedersi a quali studiosi e a quali scoperte si riferisca il Domenicale, comunque, è superfluo perché «per rendersi conto delle enormi difficoltà che la teoria della scimmia sta attraversando in ambiente scientifico basta fare un rapido giro su internet e constatare quanti siti ospitino tesi critiche inserendo parole-chiave come creazionismo". Il Domenicale conclude che è ora di finirla con l'insegnamento scolastico di una teoria morta e sepolta. Ma perché, aggiungiamo noi, limitarsi al darwinismo? Sermonti tempo fa ha raccontato di essersi aggirato in un'aula vuota chiedendosi: «Perché insegno genetica? Perché insegno la scienza? Insegno qualcosa a cui non credo, anzi insegno il contrario di ciò a cui credo». Già, perché non accantonare tutta la scienza moderna, almeno fino a quando non si sarà liberata dalla morsa materialista e si sarà inchinata davanti al sacro?
Il Riformista
7/11703




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