Risultati da 1 a 7 di 7
  1. #1
    email non funzionante
    Data Registrazione
    06 Mar 2002
    Messaggi
    13,127
     Likes dati
    0
     Like avuti
    0
    Mentioned
    1 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito La Finanziaria di Tremonti....

    ....raccoglie consensi

    Roma. Non c’è solo quell’ “Elogio di Colbert” scritto nel 1773 dal primo e riscoperto l’anno scorso dal secondo. Non c’è solo lo zelo puntiglioso prestato a un paese dalle finanze in dissesto per via dei predecessori scialacquatori.
    Ad avvicinare Jacques Necker e Giulio Tremonti, almeno secondo alcuni che del secondo continuano a tessere lodi, ci sono anche gli attacchi a testa bassa, in cui senza mezzi termini il primo veniva dipinto su L’Ami du Peuple come “mostro a tre teste” dal medico-inventore e fallito, l’incazzosissimo Jean-Paul Marat , e il secondo viene oggi bollato come “bugiardo, illusionista, fomentatore di illeciti, falsificatore di conti” e perfino “Rumsfeld da operetta anticinese”, come quotidiniamente lo appellano giornali ed esponenti di punta dell’opposizione.
    Ora che la sua terza finanziaria è varata, nella corazza della proposta di riforma previdenziale al 2008, si può trarre un primo bilancio del tour de force che ha portato Tremonti dagli scontri del Dpef estivo ai conti 2004.
    La premessa da ribadire è che a restare con la bocca amara sono i persuasi che l’impegno a tagliare le tasse sia il primo fondamento del patto elettorale con gli italiani.
    D’accordo, da noi non ci sono corpi intermedi tocquevilliani come la Heritage Foundation o il Cato Institute o The Americans for the Tax Reform, i cui fior di economisti e ricercatori pressino ogni giorno governi centrali e locali documentando come il taglio alle tasse sia positivo e virtuoso, anche in deficit a patto che il debito emesso sia a fronte di politiche di sviluppo.
    Ma la Finanziaria 2004 sotto il profilo della promessa rivoluzione fiscale su due sole aliquote resta un “coitus interruptus”, e non fanno ben sperare le proiezioni di crescita futura, dunque di risorse aggiuntive per riprendere a finanziare i tagli dal 2005.
    Ma il premier ha promesso che la strada della riforma verrà ripresa. Vedremo.
    La seconda delusione l’abbiamo più volte illustrata: all’Italia conveniva una lettura meno “passiva” del Patto di stabilità. Sarebbe stato un servizio all’Europa, all’Italia, a un’idea della politica che non sia ancella di convenzioni ormai prive di giustificazioni e contesto per cui furono introdotte.
    Detto questo, Tremonti per la terza volta se l’è cavata assai meglio di quanto gli sentenziavano i catastrofisti.
    E se in tanti criticano, pochissimi riconoscono i successi.
    Il primo è senza dubbio quello previdenziale. Tremonti è riuscito a tenere i rapporti con Bossi e a stare nel limite – diciamolo pure, di convenienza – di rinviare gli effetti al 2008, senza per questo rinunciare a un intervento strutturale.
    Non solo per il punto rotondo di pil di risparmio alla spesa previdenziale quando la riforma andrà a regime, ma soprattutto perché in extremis, e quando più nessuno se lo aspettava, Tremonti è riuscito ferreamente a introdurre un fortissimo criterio di equità. Prevedere che chi volesse continuare ad andare in pensione, dopo il 2008, col mix di età-versamenti previsto dalla Dini, abbia trattamenti basati sul sistema integralmente contributivo e non retributivo, attenua infatti fortemente una ingiustificabile diseguaglianza inter e intragenerazionale della Dini: oltre a far risparmiare bei soldini.
    Ed è stata questa genialata finale, infatti, a tacitare Antonio D’Amato e i rigoristi da una parte, e a far scrivere dall’altra a riformisti seri non proprio filo-Polo, come Elsa Fornero nel campo degli aridi numeri sul Sole e Massimo Giannini in quello delle opinioni flamboyant su Repubblica, che in fondo questa riforma mica è poi così male.
    Chi ha di meglio si faccia avanti, ma per il momento il meglio manca, e così il downgrading del debito pubblico italiano è evitato.

    Certo, oggi il governatore della Banca d’Italia dirà in Parlamento nella sua audizione che la riforma non basta. E’ scritto.
    Peccato che chi sostiene polemicamente il governatore contro contro Tremonti sia poi in prima fila a voler ulteriormente attenuare la Tremonti stessa.
    E che le pensioni di via Nazionale non siano proprio di quelle buone a dar l’esempio. C’è poi una certa qual lista di novità degne di merito. Che magari avrebbero avuto diversa accoglienza se comunicate diversamente, o se potessero contare su maggiori risorse appostate nei capitoli di bilancio. C’è il coraggio di una riforma fiscale sui redditi d’impresa concepita in termini “di sistema”, non sulle esigenze di sgravi massimizzati per alcune grandi imprese dell’Ulivo come avvenne con Dit e SuperDit (che hanno fatto mancare quei miliardi di euro di entrate senza i quali oggi non c’è sgravio alle persone fisiche).
    Parecchi grandi gruppi pagheranno di più, e dovranno rinunciare alle holding di comodo olandesi. C’è stata la mazzata in testa che la Corte costituzionale ha dato alla riforma dell’anno scorso sulle fondazioni, è vero, ma non per questo Tremonti si ferma dopo Patrimonio spa e Infrastrutture pubbliche sulla via della messa a reddito degli asett pubblici, quest’anno la tappa positiva è la seconda anima “di mercato” che si aggiungerà a quella istituzionale della Cassa depositi e prestiti.
    Senza incorrere in nessun veto quirinalizio, per mesi profetato da Repubblica.
    Ci sono “trovate” come il Mit italiano e il Collegio d’Italia contro cui fin d’ora è facile prevedere che si batteranno le corporazioni accademiche, a conferma che si tratta di idee buone.
    Altre ancora, come gli sgravi fiscali al rientro dei cervelli italiani dall’estero, avranno bisogno di una logica coerente, inutile pensare che tornino in un paese ipertassato e destinato a pagar pensioni a vegliardi.
    E’ vero, l’80 e più per cento della manovra è costituito da “one off”, condoni, concordati e cartolarizzazioni. Che hanno il merito di non essere deflazionistici, in una fase di crescita così bassa. E che se costituiscono eccezione, per la loro rilevanza rispetto ai bilanci degli altri maggiori partner europei, avvengono però con due criteri che Francia e Germania oggi rispettano assai meno di noi. L’Italia non alterano i saldi, i criteri europei del Sec 95 oggi siamo senza tema i primi a rispettarli. E lascia più i tecnici del Bilancio e della Ragioneria a risolvere da soli i problemi politici posti dalla maggioranza e dal parlamento riottoso, come avveniva fino all’ultima legislatura.

    Politicamente, a Necker finì per mancare l’appoggio dei suoi e dei monarchiens.
    In pochi giorni, Tremonti si è sfilato dal fuoco e An, Lega e Udc litigano su tutt’altro.
    In Parlamento si ballerà, ma la debolezza politica a dire il vero sta altrove.
    L’esilio di Necker, a Tremonti è evitato. Sarà lui, semmai, a valutare più avanti se non valga la pena “autoesiliarsi” in Europa, col portafoglio più importante che spetta a un italiano nella prossima Commissione europea.

    da il Foglio

    saluti

  2. #2
    Iscritto
    Data Registrazione
    23 Mar 2003
    Messaggi
    58
     Likes dati
    0
     Like avuti
    0
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    Troppi interventi una tantum sulle cui entrate straordinarie
    i magistrati contabili esprimono perplessità e preoccupazione
    La Corte dei Conti
    contro la Finanziaria
    Pensioni: "La riforma andrebbe anticipata con gradualità"


    Giulio Tremonti

    ROMA - La Corte dei Conti esprime ampie critiche sulla Finanziaria 2004 varata dal Berlusconi. Tanto per cominciare la manovra è ben più sbilanciata sulle una tantum (condono edilizio, vendita di immobili, ecc.) di quanto non ammetta il governo. Il verdetto è contenuto nelle osservazioni consegnate dalla Corte dei Conti ai parlamentari delle commissioni Bilancio di Camera e Senato.

    "Appare evidente che l'incidenza delle misure una tantum risulta superiore ai due terzi della manovra indicati nel Dpef - ha dichiarato il presidente della Corte dei Conti Francesco Staderini - ne consegue una difficoltà crescente a consolidare negli anni futuri i risultati del riequilibrio". Né più né meno che la stessa osservazione che muove spesso da Bruxelles, attenta a seguire l'andamento dei conti pubblici italiani e la loro aderenza ai parametri fissati in sede Ue.

    "La persistenza nel 2005 e nel 2006 di effetti di contenimento del disavanzo - spiega il presidente della Corte dei Conti - è infatti largamente condizionata, nelle stime governative, da una ipotesi ardua sul fronte delle entrate tributarie, che consiste nel prevedere importanti effetti quantitativi di azioni di potenziamento dell'attività di accertamento tributario. Si tratta di una enunciazione programmatica di complessa realizzazione". Che le entrate crescano tanto da riequilibrare i conti è dunque piuttosto una speranza più che una certezza.

    Il primo punto debole individuato dalla Corte dei Conti sono i condoni che, secondo Staderini, non portano più risorse nelle casse dello Stato. Anzi finiscono per ridurre la propensione al consumo, oltre a essere criticabili per la loro aleatorietà. Non solo. La magistratura contabile esprime il "serio interrogativo" sulla "possibilità che il gettito ordinario così sostituito possa riprendere il suo andamento normale dopo la parentesi della vigenza dei condoni".
    - Pubblicità -


    L'allarme riguarda l'intero impianto delle una tantum. A partire dalle cartolarizzazioni degli immobili pubblici, che richiederebbero "una più complessa e attenta attività preparatoria per non incorrere nel rischio di successivi ritardi nei tempi di vendita", fino all'attuazione del condono edilizio, sul quale si è già acceso uno scontro con le Regioni che potrebbe "negativamente incidere sull'esito e sui tempi della sanatoria". Infine, per il concordato preventivo, "andrebbero attentamente considerate anche le questioni attinenti all'annunciata vanificazione di meccanismi come quelli dello scontrino e della ricevuta fiscale".

    La Corte, più in generale, definisce critica la situazione dei conti pubblici. E "la dichiarata difficoltà di rispettare anche il parametro europeo di contenimento del disavanzo strutturale (lo 0,5% all'anno) rappresenta l'indicatore più evidente" di tale "criticità".

    Pochi e mal distribuiti sarebbero inoltre quei 5 miliardi di euro che la Finanziaria prevede per gli interventi a favore della ricerca e del sociale. Gli interventi "pur rivolti a esigenze condivisibili" come la ricerca o gli interventi sociali, ha detto Staderini, "si caratterizzano per la limitata portata del sostegno finanziario".

    Sulla riforma pensionistica, allegata alla Finanziaria, la Corte dei Conti è invece convinta che sarebbe meglio un intervento anticipato rispetto al 2008. La decisione del governo di agganciare la riforma alla manovra, "con l'evidente intento di bilanciare la correzione dei conti pubblici 2004 con un provvedimento a valenza strutturale", è "una decisione condivisibile e opportuna che, peraltro, sarebbe molto più credibile ed efficace - sostengono i magistrati contabili - se la sua decorrenza fosse anticipata, rispetto al 2008, adottando criteri di gradualità".


    (10 ottobre 2003)

    Quanti consensi

  3. #3
    email non funzionante
    Data Registrazione
    22 Apr 2010
    Messaggi
    3,236
     Likes dati
    117
     Like avuti
    329
    Mentioned
    15 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito Anche Fazio è entusiasta della finanziaria

    http://www.ilnuovo.it/nuovo/foglia/0...190001,00.html


    Fazio critica la manovra: troppe una tantum


    In Senato, il governatore della Banca d'Italia esprime le proprie perplessità sulla Finanziaria: troppi condoni e poche riforme strutturali. Sulle pensioni: "Innalzamento età deve essere graduale ma tempestivo"


    ROMA - Preoccupazione per le prospettive dell'economia italiana che nel 2004 farà registrare un risultato peggiore rispetto ai paesi di Eurolandia, effetto anche di "un drammatico rallentamento" della produzione industriale. Critiche alle troppe una tantum e ai condoni inseriti nella finanziaria che incidono sulla liquidità delle famiglie. L'ammonizione a tagliare la spesa senza indugi nel biennio 2005-2007 se si vorrà rilanciare il sistema Paese ma anche la competitività. Un sì condizionato alla riforma delle pensioni: giusti i principi, meno la scalettatura scelta per l'elevazione dell'età pensionabile che deve essere più rapida che si vorranno riequilibrare i conti previdenziali.

    E' con una serie di pesanti critiche alla manovra messa in cantiere dal governo, che il governatore della Banca d'Italia, Antonio Fazio, si è presentato oggi al Senato per la più importante fra le audizioni che accompagnano l'esordio parlamentare delle leggi di bilancio.
    Ma quella che è spiccata fra tutte è il riemergere di un certo euroscettismo del governatore che trova conferma nell'inflazione che ha accompagnato l'arrivo della nuova divisa europea. Fazio è ricorso alla storia per delineare il fenomeno che si va registrando nel nostro Paese. "Con il cambio della moneta - dice Fazio - ci perdono sempre i risparmiatori e i consumatori. Ho già ricordato che i grandi autori monetari consigliavano sempre ai re di non cambiare moneta". E in Italia il fenomeno è stato ancora più "forte" perché "si è considerato il rapporto mille lire uguale a un euro".

    Lo sviluppo è quello che maggiormente preoccupa il governatore. Quest'anno, secondo le stime di Bankitalia, il Pil resterà sotto lo 0,50 "in assenza di un miglioramento significativo nella parte finale dell'anno". E anche la previsione di una espansione dell'1,9% nel 2004 Fazio la definisce "ardita", dal momento che richiederebbe "di realizzare nel prossimo anno un tasso di crescita superiore al 3%".

    Bisogna quindi reagire con forza. Innanzitutto creando sui mercati "un clima favorevole all'investimento e allo sviluppo", cioé la convinzione che si sta facendo di tutto per raggiungere l'"equilibrio delle finanze pubbliche". Ma soprattutto "invertire la tendenza alla perdita di competitività", recuperando "il ritardo nella produzione di beni a più elevata tecnologia", ma soprattutto proseguendo con ancora maggiore intensità "nel rilancio degli investimenti pubblici in infrastrutture". Lo sforzo dovrà essere forte e deciso: basti pensare che per raggiungere il traguardo del pareggio di bilancio nel 2007 occorrerà in due anni fare interventi correttivi che superino addirittura la semplice correzione del deficit.

    Ma in questa manovra di questo sforzo strutturale c'è ben poco. Fazio critica in particolare "il reiterato ricorso a condoni che determina incertezza " sulla "cogenza delle norme". Tradotto in concreto, significa che le norme non sono più certe ma anche che proprio per come sono stati fatti le sanatorie determineranno "problemi applicativi". Troppe una tantum e poche misure strutturali, dice Fazio, ricordando che nel 2003 "l'impatto delle misure con effetti transitori, quali condoni e dismissioni immobiliari, ammonta nel complesso a 1,5 punti percentuali del prodotto". Il valore di queste una tantum "è analogo a quello del 202 e pari a circa tre volte quello del 2001", anche se per la veità nel 2004 tali "componenti transitorie" ammontano solo a 10 miliardi. E c'è il rischio anche che le famiglie, alle prese con la "concentrazione di ingenti versamenti" per fare fronte a una tantum e condoni si trovino alle prese "con vincoli di liquidità" proprio nei mesi in cui sarebbe invece necessario attivare i consumi privati.

    Anche sulla principale fra le riforme di sistema, quella previdenziale, occorre fare di più. La delega di Maroni può "costituire un passo nella giusta direzione per la riforma del settore pensionistico", dice il governatore, anche se il rinvio al 2008 (per quanto secco) di elevazione dell'età contributiva e pensionabile non è compatibile con le esigenze di finanza pubblica. "Solo un innalzamento, graduale ma tempestivo, dell'età di pensionamento può consentire di mantenere invariato il grado di copertura offerto ai lavoratori, ossia il rapporto fra pensioni e retribuzioni".

    Il governo deve quindi convincere della volontà di fare riforme vere, profonde, strutturali. E non bastano - anche se Fazio non cita mai il premier - i messaggi come quello sulla riforme delle pensioni. I mercati, i cittadini, attendono ancora riforme vere. "La capacità di convincere circa la volontà e l'effettiva possibilità di riequilibrare i conti pubblici e ridurre il carico fiscale troverà il consenso per le necessarie riforme per una politica economica volta allo sviluppo e all'accrescimento dell'occupazione". E giù le mani dalle riserve valutarie di Bankitalia.

    (10 OTTOBRE 2003, ORE 20:40)

  4. #4
    email non funzionante
    Data Registrazione
    22 Apr 2010
    Messaggi
    3,236
     Likes dati
    117
     Like avuti
    329
    Mentioned
    15 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito Anche D' Amato e i giovani industriali apprezzano la finaziaria

    http://www.ilnuovo.it/nuovo/foglia/0...190002,00.html

    Finanziaria, il governo nel mirino degli industriali


    D'Amato in Senato: "Manovra di poco rigore e niente sviluppo". Da Capri, gli imprenditori under-40 la definiscono "di galleggiamento". La leader, Artoni, critica anche la riforma previdenziale
    da Capri
    Fernanda Alvaro

    CAPRI- “Una Finanziaria di poco rigore e niente sviluppo” dice il senior. Manovra di galleggiamento, in un’Italia che sta ripiegando su se stessa”, ribatte la junior. Per una volta i giovani imprenditori non scavalcano i “grandi”. Antonio D’Amato e Anna Maria Artoni parlano la stessa lingua, a Roma, davanti alle Commissioni Bilancio di Camera e Senato il primo e a Capri al tradizionale convegno degli under 40 che quest’anno suggerisce un po’ d’ottimismo. Quantomeno nel titolo “Nuovo Rinascimento”. O forse soltanto nel titolo, perché l’ottimismo, sull’economia italiana e sulle misure messe in campo dall’esecutivo, non è il sentimento che alberga tra gli imprenditori.

    Delusa, ma non sorpresa, la leader dei giovani imprenditori, critica ed elogia l’esecutivo. Critica, soprattutto, ma non si scompone neanche se al suo convegno ha invitato ministri (Stanca, Marzano, Gasparri) che difenderanno l’opera del governo: “Ognuno deve dire le cose che ritiene giuste- sostiene Anna Maria Artoni – la politica deve dare risposte”.

    L’esecutivo è sotto tiro. Gli industriali cominciano ad avere qualche perplessità anche sulla riforma delle pensioni nella quale Anna Maria Artoni vede un errore di impostazione: “E’ una riforma che incide soltanto sulla previdenza, non sull’intera spesa sociale – spiega – E’ anche per questo motivo che l’opinione pubblica l’ha percepita in modo tendenzialmente punitivo”. Per questo suggerisce, “contributivo per tutti dal 2004 in poi” e “intervento non più e soltanto sulla previdenza, ma sull’assistenza”. “Una riforma che toglie e non dà”, chiosa la presidente dei giovani che però aveva concesso un plauso inziale: “un segnale sicuramente positivo per la credibilità del sistema Italia”.

    Anche Antonio D’Amato corregge il suo primo entusiasmo. Le troppe voci sulla modificabilità del progetto ora presentato, l’hanno già fatto parlare di “Carosello”, ma ora è anche la data del 2008 a sembrare troppo lontana. E se la Artoni teme e intravede il rischio “di ammorbidimenti” nei mesi e negli anni che ci separano dall’entrata in vigore della nuova legge, il presidente di Confindustria dice: “La riforma delle pensioni deve essere anticipata in maniera intelligente, bisogna farla prima e gradatamente”.

    Finanziaria e pensioni, ma non soltanto. A Confindustria, tutta, non piace né il condono edilizio, né il rallentamento delle politiche e degli incentivi per il Mezzogiorno. La “necessità forzata di fare cassa”, così chiama D’Amato il condono, diventa “droga contabile che rischia di generare dipendenza”. Parole diverse, stesso concetto e stessa preoccupazione: che la politica dei condoni faccia perdere vigore alla lotta al sommerso, battaglia mai smessa della Confindustria dell’era D’Amato.

    Non soltanto critiche però: dai giovani di Confindustria l’apprezzamento al governo va sulla Tecno Tremonti, sui provvedimenti per il Made in Italy, sulle agevolazioni per le agende che si quotano in borsa. Così come arrivano appelli: anche al sindacato perché “si costruisce insieme lo sviluppo”.

    Il ministro Marzano “non vede critiche”, ma il convegno aspetta Tremonti. Persino i dazi, quelli di cui il ministro dell’Economia ha parlato a proposito della Cina, non sono piaciuti agli industriali. E anche su questo tema D’Amato e Artoni hanno parlato la stessa lingua.

    (10 OTTOBRE 2003, ORE 205

  5. #5
    email non funzionante
    Data Registrazione
    06 Mar 2002
    Messaggi
    13,127
     Likes dati
    0
     Like avuti
    0
    Mentioned
    1 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    La Corte dei Conti, il governatore della Banca d'Italia, la Confidustia, il Governo.

    Quest'ultimo è l'unica Istituzione delle quattro a essere organo diretto di volontà popolare, l'unico a dover sottostare alla verifica elettorale, l'unico a dover pagare per eventuali errori commessi, l'unico a dover decidere su come prelevare i soldini dalle tasche dei cittadini e come ridistribuirli.

    Le prime tre, avessero azzeccato le critica, potranno dire....ve l'avevo detto!
    Se viceversa toppassero malamente non accadrebbe assolutamente niente. Poche ore e tutto sarebbe dimenticato.
    Dov'erano mentre il nostro debito pubblico saliva vertiginosamente a livelli di milioni di miliardi di vecchie lirette.

    Troppo comodo

  6. #6
    Abbi Dubbi
    Data Registrazione
    01 Sep 2002
    Località
    Abruzzo
    Messaggi
    15,342
     Likes dati
    462
     Like avuti
    470
    Mentioned
    1 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    In origine postato da mustang
    La Corte dei Conti, il governatore della Banca d'Italia, la Confidustia, il Governo.

    Quest'ultimo è l'unica Istituzione delle quattro a essere organo diretto di volontà popolare, l'unico a dover sottostare alla verifica elettorale, l'unico a dover pagare per eventuali errori commessi, l'unico a dover decidere su come prelevare i soldini dalle tasche dei cittadini e come ridistribuirli.

    Le prime tre, avessero azzeccato le critica, potranno dire....ve l'avevo detto!
    Se viceversa toppassero malamente non accadrebbe assolutamente niente. Poche ore e tutto sarebbe dimenticato.
    Dov'erano mentre il nostro debito pubblico saliva vertiginosamente a livelli di milioni di miliardi di vecchie lirette.

    Troppo comodo
    Scommetto che mentre scrivevi sto popò di post battevi i piedi per terra e ogni tanto ti scappava pure qualche "ngue'-ngue" con annessa lacrimuccia.......povero mustanghino.

  7. #7
    Me, Myself, I
    Data Registrazione
    05 Mar 2002
    Messaggi
    168,722
     Likes dati
    12,131
     Like avuti
    15,256
    Mentioned
    580 Post(s)
    Tagged
    3 Thread(s)

    Predefinito

    Quell’alibi ridicolo


    Con l´aria di chi ha fatto una scoperta eccezionale Silvio Berlusconi e alcuni suoi ministri stanno rivelando al paese che esiste un serio impedimento a una gestione più allegra dei conti pubblici. Questo ostacolo - udite, udite - è rappresentato da un debito pubblico gigantesco, che pesa come un macigno sulla via del Bengodi fiscale promesso dai partiti della Casa delle libertà. Il primo a disvelare questa straordinaria verità è stato il ministro Umberto Bossi spiegando che, in assenza di un intervento sulle pensioni, l´Italia avrebbe sicuramente subìto un insostenibile rincaro dei tassi sui titoli emessi a fronte del debito suddetto. Poi è arrivato Giulio Tremonti, con la sua sapienza tecnica, a confermare l´annuncio del ministro leghista. Da ultimo, ha posto il suggello ufficiale sulla rivelazione il presidente del Consiglio, il quale ha detto in sostanza: non possiamo fare di meglio, neppure tagliare le tasse come vorremmo, perché l´enorme debito pubblico ereditato dal passato ce lo impedisce.

    Di fronte a questa indecorosa mascherata non si sa se sia meglio ridere o piangere. Ma in quale paese hanno vissuto negli ultimi vent´anni i signori Bossi, Tremonti e Berlusconi? Dov´erano nei ruggenti anni Ottanta, quando ´la barca va´ di craxiana memoria faceva crescere i debiti dello Stato a vista d´occhio? E, soprattutto, dov´erano costoro nei ben più seri anni Novanta, quando Carlo Azeglio Ciampi e Romano Prodi facevano i salti mortali per avviare, riuscendovi, la riduzione di un debito che stava portando il paese alla bancarotta? Insomma: quale Italia hanno pensato di governare negli ultimi due anni se soltanto oggi si sono accorti che quello del debito pubblico è il principale problema della finanza statale?

    Naturalmente, sarebbe bello poter accantonare questa serie di interrogativi concludendo che, in ogni caso, è meglio tardi che mai: ora, finalmente, Berlusconi e i suoi ministri mostrano di aver preso coscienza di quale sia il nodo cruciale dei conti pubblici. Purtroppo, però, la verità è un´altra: il tema del debito non viene sollevato per annunciare una congrua cura di risanamento del medesimo, ma soltanto per usarlo come alibi giustificatorio dei tanti, troppi impegni non mantenuti rispetto al generoso e allettante programma elettorale della coalizione berlusconiana. Al primo inganno, quello di aver sollecitato il consenso del paese promettendogli una gestione dei conti che ignorava l´esistenza del debito, così si tenta di aggiungerne un secondo: quello di far credere che, guarda un po´, solo adesso ci si è resi conto del problema.

    Evidentemente, piuttosto che ammettere di aver imbrogliato il paese, Berlusconi e soci preferiscono passare per stupidi, nella speranza che gli elettori prendano per buona la scusa che il debito, in fondo, è un´eredità dei governi precedenti. Ma ciò significa voler prendere per scemi anche gli italiani. I quali sanno che, fra il 1996 e il 2001, il rapporto fra debito e Pil fu fatto calare da Prodi & C. di circa 15 punti, da oltre il 124 al 110 per cento. Quindi, da Berlusconi hanno diritto di aspettarsi che riesca a fare almeno altrettanto, senza accampare alibi ridicoli e impudenti.

 

 

Discussioni Simili

  1. Risposte: 1
    Ultimo Messaggio: 01-09-11, 23:37
  2. Risposte: 0
    Ultimo Messaggio: 27-08-11, 14:05
  3. Finanziaria: intesa Fini-Tremonti
    Di Canaglia nel forum Destra Radicale
    Risposte: 4
    Ultimo Messaggio: 02-11-09, 16:09
  4. Risposte: 24
    Ultimo Messaggio: 04-02-06, 12:05
  5. Intervista a Tremonti: la finanziaria non è solida
    Di Willy nel forum Politica Nazionale
    Risposte: 5
    Ultimo Messaggio: 15-11-04, 11:25

Permessi di Scrittura

  • Tu non puoi inviare nuove discussioni
  • Tu non puoi inviare risposte
  • Tu non puoi inviare allegati
  • Tu non puoi modificare i tuoi messaggi
  •  
[Rilevato AdBlock]

Per accedere ai contenuti di questo Forum con AdBlock attivato
devi registrarti gratuitamente ed eseguire il login al Forum.

Per registrarti, disattiva temporaneamente l'AdBlock e dopo aver
fatto il login potrai riattivarlo senza problemi.

Se non ti interessa registrarti, puoi sempre accedere ai contenuti disattivando AdBlock per questo sito