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Discussione: Fin dove può...

  1. #1
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    Predefinito Fin dove può...

    ....arrivare Fini

    Roma. Sul diritto di voto agli immigrati integrati Gianfranco Fini potrebbe rischiare la sua vera prima volta.
    Potrebbe, infatti, per la prima volta nella sua storia di leader della destra italiana, rischiare di non registrare quell’unanimità fideistica che da sempre ha raccolto all’interno del suo partito. Alleanza nazionale dunque –logorata dal cortile delle correnti in rissa permanente, oggi chiamata alla rinuncia del pregiudizio populista (da sempre fonte di facile consenso nella svendita al ribasso socioculturale) – potrebbe per la prima volta spaccarsi veramente.
    La richiesta esplicita di Fini, quella di andare “oltre questa destra”, la ovvia sollecitazione di imporsi un salto in avanti che proietti An nell’orbita dei partiti conservatori europei rinunciando ai tic grossolani del generico parco ideologico destrorso, potrebbe determinare un terremoto all’interno del partito, una stagione di nuovi conflitti, perfino la messa in minoranza dello stesso Fini.
    Un rischio, questo, che il fondatore di An vuole proprio affrontare pagando volentieri il pedaggio al rischio e alla fantasia.
    Non è la “lista Fini” il vero progetto, piuttosto “un partito unico” dove saldare le lusinghe dell’area moderata.
    Non può tornare indietro Fini e ce la farà facendosi forte ancora una volta del suo ruolo di capo bastone all’interno del partito – quest’ultimo, appunto, non può sopravvivere senza Fini mentre Fini, da solo, può originare un nuovo spazio – e limitatamente ai confini della fiamma ce la farà perché proprio nel perdere pezzi Fini ha investito la sua strategia.
    Vuole lasciarsi alle spalle ogni forma di sporcizia demagogica per guadagnarsi i galloni del realismo politico.
    Sono sempre più forti i segnali di disaffezione verso una struttura vissuta sempre più come zavorra, è venuto meno anche l’aspetto tribale che ha forgiato il patto di sopravvivenza di un’intera classe dirigente traghettata dalla svolta di Fiuggi: tutto il vecchio mondo del “Fronte della gioventù” appunto, non fa altro che giocare in proprio senza altro collegamento che un orto cui far abbeverare i propri vassalli.
    E non è un caso che in questa sortita Fini abbia trovato al suo fianco Mirko Tremaglia, il più anziano tra gli esponenti del vecchio Msi, Alfredo Mantovano, fuori dalle correnti, i post democristiani come Selva e Fiori e infine Gianni Alemanno, il suo avversario naturale e antico antagonista.
    Tutti gli altri contro o, peggio, in imbarazzo.
    Fini ha avuto buon gioco nel tenersi alto: si confronta con José María Aznar, Edmund Stoiber; guarda infine a Nicolas Sarkozy, il suo vero modello.

    Non vorrà (né potrà) fare come D’Alema
    Come il ministro degli Interni di Parigi, Fini raccoglie consensi trasversali. Come questo ministro che svela nel suo lavoro di
    poliziotto, nel suo essere contemporaneamente severo senza ombra di razzismo, il suo essere figlio dell’integrazione (è d’origine
    ungherese), così Fini – a suo modo figlio dell’integrazione, già esule in patria – nel suo apprendistato al governo inizia a
    emanciparsi dalla destra più chiassosa mostrandosi riflessivo, realista, perfino banale, coltivando il colpo di scena che lo collochi
    “oltre questa destra”.
    L’occasione è giunta, e non è stata certo solo una soluzione per rimettersi al centro dopo un lungo purgatorio all’ombra di Silvio Berlusconi e Umberto Bossi.
    E’ un’occasione, questa del trauma sul voto agli immigrati regolari, che lo impegna a lavorare definitivamente alla svolta ulteriore – la nascita di una destra definitivamente liberale – dove però giocherà col doppio del rischio speso nel partito, sacrificando l’alleanza con i leghisti (alleanza già archiviata), offrendosi agli anatemi del premier e alla profferta ambigua dei democristiani. Nonostante l’eterno vantaggio nei sondaggi di gradimento, la concorrenza con Berlusconi, per Fini, è faccenda troppo delicata per essere messa a frutto. Il sondaggio di gradimento è la metafora perfetta dell’antico adagio sulle piazze piene e le urne vuote, ma per Fini che è sempre avanti a Berlusconi – avanti anche agli altri leader della Casa delle Libertà – gli esami non finiranno mai, né le urne potranno mai superare il numero delle piazze. Mai.
    La sua vera carta, la sua possibilità di fare storia, sarà nell’essere il Mosè della destra. Gli toccherà di traghettare tutto un mondo nella maturità dell’autorevolezza e della credibilità internazionale, evitando accuratamente la tentazione della mela proibita: palazzo Chigi.
    A differenza che in Spagna dove il pur ex franchista Aznar ha potuto inventare il governo della destra grazie al supporto di una classe dirigente di altissimo livello, il post missino Fini non può vantare altrettanto, può consentirsi di farne maturare una di élite, ma nelle prossime generazioni.
    E non dovrà (non vorrà e non potrà) ripetere l’errore di Massimo D’Alema.
    Sarebbe un errore di fretta troppo speculare sabotare Berlusconi come se fosse Prodi, un’ingenuità che farebbe il paio con la più sbagliata delle ambizioni.

    da il Foglio

    saluti

  2. #2
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    Predefinito E fin dove può....

    ....arrivare Bossi

    Milano. Le reazioni della Lega Nord all’inattesa apertura di Gianfranco Fini sulla concessione del diritto di voto amministrativo agli immigrati sono state meno roboanti di quanto ci si potesse aspettare, dati i precedenti. In sostanza la Lega ha sostenuto, fondatamente, che l’argomento non fa parte degli accordi di programma e che il diritto di voto può essere concesso solo a chi ha la cittadinanza italiana, valorizzando un principio nazionale, seppure inteso in modo escludente, che aveva finora spesso trascurato o addirittura dileggiato.
    Qualcuno si è spinto più in là, evocando una differenza qualitativa tra il “popolo”, che si caratterizza per la comune adesione a principi e tradizioni, e la “popolazione”, che raccoglie semplicemente chi vive sullo stesso territorio. Si tratta di un concetto ambiguo, e per qualche aspetto pericoloso, per la carica di discriminazione che può contenere se portato alle sue estreme conseguenze. Tuttavia, da quella sponda, il riconoscimento di un principio unitario che lega il popolo italiano rappresenta un passo importante, anche se compiuto in funzione difensiva e non certo per una buona causa.
    Vale la pena di esaminare le argomentazioni leghiste perché la loro natura, piuttosto innovativa rispetto al tradizionale armamentario tribale, sembra mostrare una volontà politica incentrata sulla continuità dell’esperienza governativa, non
    sul ricatto dello scioglimento della coalizione, che pure è stato evocato ma apparentemente senza convinzione. I
    n sostanza la Lega, che aveva esercitato in varie occasioni il ruolo di sfasciacarrozze, di fronte a un rischio reale di rottura, fa prevalere l’interesse alla realizzazione del programma di governo. Probabilmente i riferimenti di Umberto Bossi a un’ipotesi di scioglimento delle Camere, tanto frequenti nel recente passato, più che una minaccia o un’aspirazione esprimevano un timore. In sostanza la Lega ha sentito un’aria gelida circondare l’esecutivo, ha visto le vistose incrinature che si erano addensate nella maggioranza subito dopo l’approvazione della legge sulle immunità, e puntava a prepararsi all’eventualità, ritenuta assai probabile, di una crisi al termine del semestre di presidenza europea dell’Italia.
    In seguito, con il raggiungimento delle intese su temi assai rilevanti, dalla riforma istituzionale e federale a quella delle pensioni, il clima era sembrato migliorare, e la Lega si era dedicata a declassificare le tensioni a “punture di spillo” e a negare persino l’evidente “malessere” della maggioranza, denunciato invece da Alleanza nazionale e dall’Udc.

    Non ci sarà più zona franca
    Bisogna tener conto di questo quadro per cercare di dare una risposta alla domanda che circola negli ambienti politici: la Lega andrà fino in fondo, cioè fino alla crisi di governo, nella sua contrapposizione a Fini? Probabilmente il punto limite si può fissare nell’ipotesi, allo stato piuttosto improbabile, che sia Fini a voler andare fino in fondo, cioè arrivare all’approvazione di una norma sul diritto elettorale degli immigrati approvata con il sostegno determinante dell’opposizione. C’è un solo precedente di questo tipo, nel corso dell’attuale legislatura, e riguarda la concessione delle misure di clemenza per i detenuti, chiamate indultino. Su quel tema, però, la Lega non era isolata nella Casa delle Libertà sulla sua posizione ostile, che veniva condivisa, seppure con minore testardaggine, anche da Alleanza nazionale. Anche il calendario parlamentare rende meno imminente lo scontro. L’opposizione, infatti, mentre ha espresso apprezzamento per la posizione di Fini e l’ha sfidato a tradurla in iniziativa legislativa, ha anche chiarito che non accetterà che per approvarla si proceda a qualsiasi rinvio delle scadenze elettorali amministrative di primavera. Il che rinvia tutto, di fatto, a dopo le elezioni europee, che serviranno a definire gli effettivi rapporti di forza. A quel punto l’atteggiamento della Lega, come peraltro quello di tutte le forze politiche, deriverà soprattutto dai risultati conseguiti. Ciò non toglie che l’iniziativa di Fini segni uno spartiacque nella vicenda dei rapporti nella coalizione.
    Alla Lega non sarà più concessa, come aveva invece fatto intendere Silvio Berlusconi, una sorta di zona franca, in cui può dire qualsiasi cosa per coltivare gli spiriti animali della sua base.
    Il do ut des di Berlusconi non regge più, perché gli alleati non si accontentano di un rapporto con il leader, ma si confrontano apertamente tra loro.
    Da baricentro immobile cui tutti si devono riferire, Berlusconi diventa il responsabile della pace (o della guerra) interna alla maggioranza.
    Nessun rapporto preferenziale può più garantire eccezioni a questa nuova condizione.
    A questo punto Bossi non può più permettersi di lanciare sassi, certo che Berlusconi gli eviterà di subirne le reazioni, non perché non vuole, ma perché non può.
    Così dovrà scegliere tra la tribù e l’alleanza.

    da il Foglio

    saluti

  3. #3
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    Predefinito Re: E fin dove può....

    In origine postato da mustang
    [B.
    Così dovrà scegliere tra la tribù e l’alleanza.

    da il Foglio

    saluti [/B]

    Certo è che se dovesse essere obbligata a scegliere l'alleanza, ma se nulla si muove, tanto vale lasciarla e tornare a lavorare sul territorio, fare le riforme e cambiare questo Stato è l'essenza stessa x il quale esiste la Lega....tutte le altre sono solo parole

  4. #4
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    Ecco bravi, tornate a lavorare sul territorio: c' è da potare, concimare, accudire le bestie. Lavoro duro ma gratificante e ben retribuito. Sveglia all' alba, a nanna con le galline. Vita sana e all' aria aperta, priva delle peccaminose tentazioni romane. Non siete fatti per governare, ma per zappare la terra. E ricordatevi di pagare le tasse, cosi potremo finanziare la legge sul voto agli immigrati del fasciobuonista Fini.

    g.g.

  5. #5
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    In origine postato da gianni g.
    Ecco bravi, tornate a lavorare sul territorio: c' è da potare, concimare, accudire le bestie. Lavoro duro ma gratificante e ben retribuito. Sveglia all' alba, a nanna con le galline. Vita sana e all' aria aperta, priva delle peccaminose tentazioni romane. Non siete fatti per governare, ma per zappare la terra. E ricordatevi di pagare le tasse, cosi potremo finanziare la legge sul voto agli immigrati del fasciobuonista Fini.

    g.g.

    Vedo che la madre degli imbecilli è sempre incinta.....

  6. #6
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  7. #7
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    vedo che ad un'affermazione politica mi si risponde con l'ironia o offese....bravi demoratici di sinistra....vedo che state già facendo le prove d'inciucio....Fini+ulivo+udc+verdi+psi+++++++dio che ridere azz.....

  8. #8
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    vedo che ad un'affermazione politica mi si risponde con l'ironia o offese....bravi demoratici di sinistra....vedo che state già facendo le prove d'inciucio....Fini+ulivo+udc+verdi+psi+++++++dio che ridere azz.....
    L'ha detto LUI; non te la prendere con me.

    Una persona adulta "dovrebbe" essere responsabile delle sue azioni e delle sue SCELTE.

  9. #9
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    vedo che ad un'affermazione politica mi si risponde con l'ironia o offese....bravi demoratici di sinistra....vedo che state già facendo le prove d'inciucio....Fini+ulivo+udc+verdi+psi+++++++dio che ridere azz.....
    Attualmente stiamo preparando gli strumenti adatti al postpollismo.

    Affilando coltelli, mettendo su strumenti di tortura, e scavando fosse capienti.

    Per ora solo Fini e (da tempo) Casini hanno fiutato correttamente l'aria.

    Oh, siccome talvolta siete di coccio, il tutto è metaforico.

    Ci siamo segnati il "non faremo prigionieri" di previti. Ed abbiamo constatato che non celiava.

    I segni sono nell'aria per chi li sa vedere, l'apocalisse è vicina.

  10. #10
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    In origine postato da bom-bim-bom
    Attualmente stiamo preparando gli strumenti adatti al postpollismo.

    Affilando coltelli, mettendo su strumenti di tortura, e scavando fosse capienti.

    Per ora solo Fini e (da tempo) Casini hanno fiutato correttamente l'aria.

    Oh, siccome talvolta siete di coccio, il tutto è metaforico.

    Ci siamo segnati il "non faremo prigionieri" di previti. Ed abbiamo constatato che non celiava.

    I segni sono nell'aria per chi li sa vedere, l'apocalisse è vicina.



 

 
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