IL SANGUE DEI VINTI", UN LIBRO CHE FA DISCUTERE PRIMA ANCORA DI USCIRE
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Il titolo del libro, di per sé, dice già tutto: "Il sangue dei vinti - Quello che accadde in Italia dopo il 25 aprile" (Sperling & Kupfer editori, 382 pagine, 17 euro, in vendita dal 14 ottobre). Ovvero quel sangue che per i professionisti della democrazia non è rosso, caldo e degno di rispetto come quello dei vincitori: è sangue sporco, infetto, da lavare via con altro sangue. Giampaolo Pansa è un grande giornalista e un uomo di sinistra ma, soprattutto, è libero: libero di guardarsi indietro e provare vergogna per una parte di quella storia politica da lui condivisa ma per questo non accettata acriticamente. Nel suo volume, infatti, Pansa scardina uno dei totem della Resistenza: ovvero, il fatto che le cosiddette rappresaglie partigiane a guerra finita fossero da ritenersi unicamente episodi sporadici e circoscrivibili al famigerato "triangolo rosso" dell'Emilia. Così non fu, invece. Furono mesi di terrore vero, mesi di violenza cieca che attraversarono la Liguria, la Toscana, l'Emilia ma anche il Piemonte e la Lombardia: furono mesi che lasciarono sul terreno oltre 19mila morti. Per l'esattezza, 19.801. Un'altra guerra, a pensarci bene. Palmiro Togliatti, il padre del Pci, decise di chiudere quel capitolo di morte soltanto il 23 settembre 1946, quando con il discorso passato alla storia come "Ceti medi ed Emilia rossa" tenuto al teatro municipale di Reggio Emilia disse "stop": prima, però, lasciò fare, lasciò che la furia cieca dei vincitori schiacciasse sotto il proprio stivale l'ormai inesistente pericolo rappresentato dai vinti. Omicidi "politici", come quello di Giuseppe Solaro, capo dei fascisti di Torino, impiccato e quindi portato in processione per le vie del capoluogo piemontese in una specie di orrendo Piazzale Loreto itinerante ma anche vere e proprie gesta d'infamia. Come la vicenda di una madre di Torino, la cui unica colpa era quella di avere un figlio arruolato con le camicie nere. Si nascose dalle suore, per paura e per non dare notizie utili alla scoperta del figlio. Ma la signora aveva i conigli sul balcone che non mangiavano da tre giorni: uscì di soppiatto per pochi minuti per portare loro l'erba. Una vicina la vide e fece la spia: arrivarono i partigiani, la interrogarono ma le negò di sapere e scappò. L'età e la paura la fece inciampare: una raffica di mitragliatore dei liberatori la fece tacere per sempre. Si chiama signora Spina, e la sua storia non è l'unica del genere: il libro di Pansa ne è pieno, come un album dell'Orrore da sfogliare per non dimenticare. Per questo Pansa verrà crocifisso dalla sinistra, per questo verrà additato come un traditore, per questo verrà emarginato. E per questo Pansa è un uomo libero: perché per lui il sangue dei vinti è come quello dei vincitori. Caldo, rosso e meritevole di pietà.




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