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In questi giorni terribili, ma sono tutti terribili i giorni da quel maledetto giorno di primavera di cinquantacinque anni fa, la Filistin è oppressa dal tallone sionista come non mai.
Mentre continua la costruzione d'un infame muro che l'attraversa a seconda dei comodi (logistici, militari ed economici) dell'occupante sionista, mentre il Commandante Abdhou Hammar resiste con coraggio estremo alle torture psicologiche di una prigionia imposta a Ramallah, mentre la serpe sta rivolgendo il suo veleno alla nobile terra di Siria, mentre l'Europa tace gli Stati Uniti s'oppongono ad una condanna dell'entità sionista, la piccola città di Rafah, nel sud di Ghaza, è vittima della più violenta operazione militare sionista. Millantando presunte gallerie segrete che la collegherebbero all'Egitto, ma spesso sui circuiti internazionali vengono mostrate piccole cavità nella roccia forse buone solo per i tassi, il putrido pugno di Sharo(g)n(a) vuole essere strumento della definitiva fine della presenza palestinese in Filistin (evidente contraddizione di termini).
Onore alla splendente epopea degli oppressi di Filistin!
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