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    Predefinito Bossi: «Voto agli immigrati? Un attacco a noi»

    Intervento a una festa di partito a Pordenone
    Il leader della Lega: «Occorre un'integrazione che non esiste. C'è chi voleva approfittare del semestre per farci fuori»
    AZZANO DECIMO (PORDENONE) - Dopo le repliche dei colonnelli arriva quella di Umberto Bossi. Il leader della Lega in comizio a Pordenone interviene sulla proposta di voto agli immigrati lanciata da Fini. E anticipa il suo pensiero ai giornalisti: «Non può essere il punto di partenza, ma solo il punto di arrivo di un processo d'integrazione - dice Bossi - quindi occorre una completa maturazione di questo processo», non come in Italia, dove «le comunità non sono ancora ben radicate».

    «BERLUSCONI E' CARLO MAGNO» - «Il voto è sacro - aggiunge Bossi - . Quando i costituenti se ne occuparono, sapevano bene quello che scrivevano. Infatti, non fecero alcuna distinzione tra voto politico e voto amministrativo: è semplicemente il voto, cioè il patto sottoscritto tra cittadini e Stato. Solo il popolo può decidere una cosa del genere. Nessun partito, nessun parlamentare, nessun segretario può decidere una cosa del genere, perchè quello è il patto assoluto». Quanto all'intenzione di Fini di cercarsi i voti in Parlamento, Bossi sostiene quanto detto in questi giornida tutti i leghisti: «Significherebbe la fine della maggioranza», anche se dice di «non sapere» se questo comporterebbe elezioni anticipate. «Solo Berlusconi è in grado di deciderlo, perchè è lui il leader indiscusso della coalizione. È lui che porta i voti, è lui il Carlo Magno della situazione. Lui ha la spada e gli eserciti, gli altri non li hanno. Quindi è lui che porta i voti. Se esci dalla coalizione non li prendi».

    ATTACCHI PREVISTI - Ma secondo Bossi la proposta di Fini fa parte di una manovra. Alcuni alleati della Cdl, dice, «volevano approfittare del semestre italiano di presidenza europea per fare un governo tecnico e lasciar fuori la Lega». I primi sentori di attacchi alla Lega Bossi dice di averli avuti proprio in Friuli, alla conclusione della campagna elettorale per le regionali in cui era candidata per la Cdl la leghista Alessandra Guerra, poi sconfitta da Riccardo Illy. «Già in quell' occasione sentivamo che gli alleati non ci sostenevano. Poi, sono giunti altri attacchi, fino a quest'ultimo sul voto agli immigrati. Il motivo poteva essere approfittare del semestre europeo, innescando una crisi che non avrebbe avuto altra soluzione che un governo tecnico. E in un governo tecnico - conclude - la Lega non c' entra».
    "Sarà qualcun'altro a ballare, ma sono io che ho scritto la musica. Io avrò influenzato la storia del XXI secolo più di qualunque altro europeo".

    Der Wehrwolf

  2. #2
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    Dopo gli attacchi di Fini e Follini, il senatur
    punta a una verifica prima della Finanziaria
    Bossi: "Berlusconi richiami
    all'ordine i baroni ribelli"
    "Per me Fini è uno che si butta da diecimila metri senza
    paracadute. Si spiaccica, non ho capito bene la sua uscita"
    di GUIDO PASSALACQUA


    Umberto Bossi con
    Gianfranco Fini

    MILANO - Aveva iniziato il pomeriggio dicendo prudentemente: "Io da tutto questo voglio stare fuori". Poi, con qualche ritardo, ha visto l'intervista di Marco Follini alla Repubblica. E Umberto Bossi è sbottato. "Berlusconi è chiamato in causa direttamente per verificare la sua leadership. Da una parte Follini mette in discussione il suo ruolo, dall'altra Fini teorizza la fine della maggioranza. Berlusconi deve fare come Carlo Magno e chiamare i baroni ribelli. Non si può dire che il patto del 2001 è in crisi, non si può sostenere che non è Berlusconi a decidere se andare al voto o no". L'attacco concentrico non è piaciuto per nulla al senatur. E allora Bossi ha preso il telefono e ha chiamato il vicepresidente del senato Roberto Calderoli: "Bisogna muoversi" . Risultato, Calderoli ha dettato alle agenzie un attacco durissimo contro Follini: "Ho atteso invano una smentita, sono parole vergognose. Follini dice in sostanza che non spetta a Berlusconi decidere se andare al voto... quando Follini parla lancia sentenze come se leggesse i bigliettini dei Baci Perugina... Fini e Follini dovrebbero chiarirsi le idee. Occorre l'intervento di Berlusconi". Le conseguenze iniziano già a delinearsi e la parola "verifica", prima snobbata dal senatur, inizia a farsi strada nella sua testa. "Si apre una settimana di confronti", dice e si intuisce che la Lega punta alla verifica rapida, prima della finanziaria. Si va alla resa dei conti. Evidentemente Bossi non vuole farsi inchiodare nella difesa di una finanziaria, che giudica "molto seria", con Fini e Follini che in Parlamento teorizzano la fine della maggioranza e della supremazia di Berlusconi. Andrebbe in crisi anche il passaggio al Senato del federalismo. Per il senatur, che ha puntato tutto sul rapporto diretto col presidente del Consiglio, sarebbe una catastrofe. L'onere della difesa della finanziaria ricadrebbe sulla Lega e su Giulio Tremonti e l'accoppiata potrebbe uscirne a pezzi, perciò verifica prima della finanziaria, o altrimenti sullo schermo della politica italiana riappaiono le elezioni anticipate. "Berlusconi deve intervenire, deve buttare lo spadone sulla bilancia". In serata a Pordenone Bossi è stato più prudente: "Il voto agli immigrati non può essere il punto di partenza ma il punto d'arrivo".
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    Per giorni Bossi era stato, per quanto lo può essere, abbastanza cauto, attento a non cascare in quella che lui giudicava "una trappola", ma ora spiega. "Alla fine si arriva al dunque. Non possiamo stare fermi mentre in Parlamento magari succede di tutto". Le metafore bossiane nel pomeriggio, mano a mano che arrivano le agenzie, si sprecano e sono tutte belliche: Berlusconi è il "re" , "Carlo Magno" , Fini e Follini sono i "baroni ribelli" , la Lega è il "leone" che difende il patto del 2001. Che fare? "Uscire in combattimento" , "Berlusconi deve impugnare lo spadone" .
    A metà pomeriggio di sabato, Bossi, fumando un toscano, era molto meno combattivo: "Per me Fini è come uno che si getta da diecimila metri senza paracadute. Si spiaccica: io sto a vedere, non ho ben capito il perché di questa uscita". Il segretario leghista non voleva forzare la polemica più di tanto. Forse erano le promesse che aveva fatto a Silvio Berlusconi, forse era il suo fiuto politico che lo spingeva a non gettarsi in quella che più volte aveva definito come "una trappola" . Di sicuro, fino alla lettura dell'intervista di Follini, Bossi stava bene attento a sottolineare a ogni piè sospinto che l'attacco non era a lui o alla Lega, ma al presidente del Consiglio ma senza entrare pesantemente nel merito. La parola "crisi" l'aveva pronunciata solo parlando delle riforme istituzionali ("Se non passasse il federalismo allora si ci sarebbe la crisi", diceva e dettava i tempi, "Prima della finanziaria, primo passaggio in Senato"). Se si insisteva sull'uscita di Fini sbuffava, poi, messo alle strette borbottava: "Crisi per il voto agli immigrati? Me ne fotto, Fini sarà sepolto dai cittadini e dai suoi elettori" .
    Pareva di capire che le spinte alla prudenza avessero prevalso nella testa del senatur tanto che ripeteva: "Io l'ho detto ai miei che bisogna lasciare perdere. Ho parlato una volta e questo basta". In realtà il segretario leghista era molto preoccupato. Da giorni si stava interrogando sul perché dell'uscita di Fini. "L'ha fatta a freddo, ci ha pensato", diceva, anche se poi buttava là una battutaccia: "Fini è impazzito" .
    Non lo convinceva l'idea del Presidente di An desideroso di accreditarsi per l'ingresso nel Ppe e le dichiarazioni di Cossiga, ieri, in merito, gli strappavano solo uno sbuffo di fumo. "Non mi pare che si faccia tutto questo solo per diventare democristiani, e poi secondo me in Italia un nuovo partito democristiano non può esistere, i voti ce li ha Berlusconi". Ma il vero retropensiero del senatur era ed è un altro: il timore che Fini e Follini siano la punta di diamante di uno schieramento sostenuto "dai poteri forti, da parte della Chiesa", un dubbio che Bossi aveva avuto prima dell'estate e che poi in parte era stato fugato dall'intervento di Berlusconi. Non a caso, Bossi l'altro giorno aveva voluto dare uno stop alle voci di un governo tecnico, magari presieduto dallo stesso Berlusconi: "Come fa, lo farebbero a pezzi". Gira e rigira nella testa di Bossi la spiegazione sta nel fatto che Fini e l'Udc stanno pensando alla successione di Berlusconi. "Si sono messi nella testa di costruire il dopo Berlusconi" .


    (12 ottobre 2003)
    "Sarà qualcun'altro a ballare, ma sono io che ho scritto la musica. Io avrò influenzato la storia del XXI secolo più di qualunque altro europeo".

    Der Wehrwolf

  3. #3
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    Voto agli immigrati, la Lega contro An, Udc e Fi mediano


    Cdl divisa. Dopo il diktat di Berlusconi sembrava tutto passato. Ma il ministro Castelli attacca: "Fini si schiera a sinistra". Gasparri avverte: "Basta con le minacce". Giovanardi e Scajola provano a far da pacieri.


    ROMA - Avanti divisi. La proposta Fini per il voto agli immigrati continua ad agitare le acque del centrodestra e mette in seria crisi la Casa delle Libertà. Vuoi perché i mai sopiti rancori tra An e Lega Nord si sono risvegliati, vuoi perché la "bozza" che verrà presentata venerdì prossimo è ancora troppo vaga, e vuoi infine che si litiga per l'oggi pensando al domani. Sia immediato, leggi Finanziaria, sia prossimo venturo, vedi elezioni europee e fine della presidenza italiana della Ue, quando per molti osservatori avverrà la resa dei conti dell'attuale maggioranza.

    Per questo il ministro della Giustizia Roberto Castelli, continua nel solco tracciato iera da Bossi e dice: "Se ci butteranno fuori ne prenderemo atto ma noi andremo avanti in ogni caso cercando di portare avanti il programma della Casa delle Libertà, quello sul quale ci siamo impegnati con gli italiani". E poi, con voglia di polemica, aggiunge: "Se Fini prende questa posizione dal punto di vista ideologico si schiera con la sinistra. Mi pare un dato di fatto. Il voto agli immigrati è sempre stato un cavallo di battaglia di Bertinotti". Roberto Calderoli, vicepresidente del Senato e coordinatore delle segreterie della Lega, conferma e sottoscrive: "Mi auguro che il ddl annunciato da An sia presentato per amor di firma e che dopo ci sia una lunghissima riflessione. Se dunque è un fatto di bandiera è un conto, se invece diventa una cosa concreta prevedo difficoltà enormi fin da subito".

    "Credo che la Lega non debba fare nessuna minaccia. Si può essere d'accordo o non esserlo sulla proposta di Fini. Io stesso, peraltro, nel merito ho espresso ed esprimo valutazioni diverse". Risponde il ministro delle Comunicazioni, Maurizio Gasparri. "Del resto anche quando la Lega in passato ha posto temi con linguaggi inaccettabili il Governo è andato avanti. Nella maggioranza bisogna privilegiare ciò che unisce ed è normale che nel dibattito politico ci possano essere posizioni diversificate". Calderoli, anima dura e pura del partito del Senatur, continua: "Noi non facciamo minacce ma se pensano che un provvedimento votato alle Camere da An e Udc con Ds e Rifondazione sia come bere un bicchier d'acqua si sbagliano".

    Gasparri cerca di "stare sulle cose" e spiega: "Sul voto agli immigrati è giusto approfondire la questione, poi ognuno può esprimere le sue opinioni. Ricordo, per esempio, che sull'indulto ci sono state varie posizioni differenziate da parte dei singoli partiti della maggioranza". Per il ministro bisogna guardare più alle norme sulla cittadinanza per rendere "meno ostico" l'accesso di persone che vengono dall'estero, lavorano, studiano, producono reddito, si integrano nel nostro Paese, più che alla concessione di voto amministrativo. "Però - aggiunge - è un'opinione che rassegno al dibattito con molta serenità. Credo che il voto agli immigrati debba essere affrontato con questo metodo. Un tema delicato e importante, che crea discussione all'interno della stessa coalizione e degli stessi singoli partiti".

    Provano a farla da pacieri il ministro per l'attuazione del Programma, Claudio Scajola, e quello dei rapporti con il Parlamento, Carlo Giovanardi. Il primo è pronto a mettere la mano sul fuoco sulla tenuta della Cdl: "Questa maggioranza è solida e va avanti. Ogni tanto si litiga su qualcosa, ma siamo una maggioranza solida e talvolta un pò vivace". Sulle dichiarazioni di ieri del presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, commenta: "Si è fatta la sintesi della sintesi su un discorso più ampio: il centrodestra è forte e può proseguire il suo cammino". E rispetto al tema specifica che non si riesce ad acquietare, commenta: "Fini porta avanti le sue proposte con molto equilibrio, come fa sempre. Poi le cose si enfatizzano. In realtà non c'é nessun problema. Si lavora sempre insieme per fare il meglio".

    Giovanardi getta acqua su tutti i possibili fuochi e ripete: "La proposta fatta da AN potrebbe trovare anche l’appoggio della Lega. Non penso che siano possibili lacerazioni all’interno della maggioranza" . E sul fatto che a volte Bossi appaia come interlocutore previlegiato del presidente del consiglio, Giovanardi ribatte: "Non ci sono alleati di serie A. Le tante cose fatte dall’inizio della legislatura, faccio solo l’esempio della Legge Biagi e della riforma della scuola, sono stati perfettamente in linea con il nostro programma e con la presenza dei cattolici nel governo. Altra cosa sono gli insopportabili atteggiamenti che Bossi e i suoi a volte assumono perché anche la forma è sostanza".

    Il leader della Margherita, Francesco Rutelli, aspetta di vedere cosa c'è dietro le carte, la proposta. "Non vorremmo che appartenesse alla segnaletica politica e alla demagogia propagandistica, se poi alle prossime elezioni ci ritroviamo ancora una volta con i manifesti elettorali xenofobi". Il segretario dei Ds, Piero Fassino, è più possibilista: "Se si troverà l'intesa su un buon testo unificato noi lo voteremo. Le procedure parlamentari prevedono che quando ci sono più testi di legge sulla stessa materia si vada in commissione, in comitato ristretto per verificare la possibilità di un testo unificato". E allora il nodo vero sarà su quanti anni sono necessari di permanenza nel nostro Paese per permettere all'immigrato il voto. In alcune proposte dell'Ulivo bastano tre anni, in quella di An ne servono 8. A quel punto sarà facile che le posizioni della Cdl si ricompongano.

    (11 OTTOBRE 2003; ORE 160 - Ultimo aggiornamento ore 19:00)
    "Sarà qualcun'altro a ballare, ma sono io che ho scritto la musica. Io avrò influenzato la storia del XXI secolo più di qualunque altro europeo".

    Der Wehrwolf

 

 

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