Cosa significa destra sociale? Escludendo al termine "sociale", in virtù del sostantivo "destra", ogni valenza progressista, credo si possa tradurre questa dicitura in: area politica di ispirazione conservatrice fondata sulla valorizzazione di una comunità nazionale in ordine alla sua coesione e organicità quale pre-condizione del suo bene. Orbene, che cos'è una comunità nazionale? O meglio: da quali criteri la si deduce? Lingua? Sicuramente! Una nazione che non ha una propria identità linguistica non è nazione,ed è per questo che parlare di nazione svizzera, ad esempio, è impossibile. La Svizzera è una confederazione. Suolo? Il suolo è piuttosto la condizione materiale dell'esistenza politica di una nazione: una nazione senza terra, pur restando nazione, è "maledetta" e disperata. Certamente ogni popolo rivendica una terra, e quindi è indispensabile a chi si proclama nazione sapere quali sono i confini entro cui essere comunità. Religione? Difficilmente una nazione con credenze e costumi diversi quando non contraddittori è una nazione. Il laicismo è un'opera di riduzionismo a danno del concetto stesso di nazione: la comunità è ipso facto frammentata, disorganizzata, pluralizzata in sotto-comunità ognuna delle quali smarrisce il senso stesso della nazione, il retroterra profondo che legittima alla luce dell'ontologia una Comunità autentica. Il laicismo è quindi anti-nazionale, e sostenere il diritto alla libertà religiosa significa sottrarre forza alla nazione, decurtarne l'energia, comprometterne una fratellanza fondata su una condivisione reale dei valori fondamentali, ovvero quelli legati all'esperienza del Sacro. Ma veniamo al sangue: una nazione in cui non scorra lo stesso sangue può dirsi nazione? Se non c'è perfetta corrispondenza biologica all'interno di una stirpe, quale sarà il senso dell'organizzazione politica della nazione? Se la nazionalità reale diventa relativa, se chiunque può dirsi appartenente ad una nazione pur provenendo da un'altra,se addirittura chiunque può dirsi sovrano pur non disponendo nemmeno della cittadinanza e partecipare alle forme in cui si esercita la sovranità, cosa ne sarà della nazione? Evidentemente il suo senso sarà completamente svilito, diventando un semplice concetto formale necessario all'esistenza di una burocrazia ma privo di ogni attributo e di ogni realtà: una sorta di presenza spettrale, che non proferisce più parola.
Allora, io mi chiedo: se non si sostiene il diritto allo Jus Sanguinis, al diritto di sangue, con quale diritto ci si trincera dietro la dicitura "destra sociale"?
Allora rimane da chiedersi che cosa oggi sia, e che cosa domani sarà, la presunta nazione italiana, già attraversata da pesanti dubbi d'identità, stanti le innegabili differenze storiche, linguistiche, sociali, culturali in senso lato.
Oggi la penisola è unita da puri elementi formali e da una cultura di bassissimo profilo: formale è infatti l'esistenza di uno Stato, che certo racchiude un senso per quanto profondamente misconosciuto dal popolo sovrano, ma che senza nazione diventa un puro orpello. Non solo: i processi d'integrazione europea, gestiti da un'eurocrazia profondamente anti-nazionale, lo sviliscono sempre più. Di basso profilo è l'unità prodotta dai mezzi di comunicazione: ogni giorno vengono socializzati, attraverso un malefico diaframma televisivo, flussi di informazione che generalmente non oltrepassano , stando all'audience, la sfera ludica, "trash", volgare. Si condivide anche una letteratura, un'arte, dei "miti", si dirà. Insomma, una "classicità": chiedo quale sia l'incidenza di questo patrimonio sulla coscienza.
Se la situazione è questa, la proposta di Fini evidentemente compromette ulteriormente un già precario orizzonte. Segna l'inizio della fine, il vero punto sorgivo di un'età del ferro a cui la destra istituzionale non ha più voluto tener testa, derogando al compito di resistere a questi processi: con la scusa morale dell'integrazione si disintegra e si procede verso il modello americano. Del resto l'America non è una nazione: l'America è uno semplice stile di vita fondato sull'individualismo che, a chi si professa europeo,deve apparire aberrante.




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