Nel 1999 ad una proposta di fondere alcune anime del centrosinistra in un partito riformista, "qualcuno" rispose che la collocazione culturale e politica non poteva che essere nel socialismo europeo.
Sono passati quattro anni (qualche bombardamento, qualche gaffe sulle costole "xenofobe" della sinistra...) e quel "qualcuno" ha cambiato idea, è ora di formare un Partito del Riformismo, mettendo nell'angolo l'identità socialista.
Alcuni dubbi...
1. Nell'ultimo congresso le compagne ed i compagni (devo fare ancora l'abitudine a chiamarle/i amiche ed amici, chiedo venia ai riformisti) della maggioranza interna "rimproveravano" al correntone la sua miopia, nel non individuare nella "terza via" tra socialismo reale e capitalismo il definitivo e naturale approdo del nostro partito.
Oggi scopriamo che non si trattava di un approdo, ma di un nuovo punto di partenza...
2. L'operazione dovrebbe portare alla formazione di un partito che contenda a Berlusconi, e quindi a Forza Italia, l'area moderata.
Ma siamo di sinistra perchè ci riconosciamo nei valori del socialismo, europeo ed internazionale, o perchè Berlusconi è al governo?
Per riconquistare l'area centrista doppiamo aprire delle praterie a sinistra? (ci scordiamo come e perchè abbiamo perso nel 2001?)
Non era teoricamente la Margherita che doveva recuperare i voti moderati al centro-destra?
3. In un documento dell'organizzazione giovanile del Partito si dichiarava espressamente che "non siamo tra coloro che intendono sciogliere identità e storie a volte antitetiche, in un unico calderone...".
Siamo ancora coerenti con le nostre posizioni o dobbiamo aspettarci voli pindarici ed evoluzioni da equilibristi?




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