"Abolire le quote per gli immigrati"
Fronte compatto Udc-An per presentare un disegno di legge, oltre a quello sul diritto voto. Alemanno: "Il meccanismo in vigore oggi, così rigido, ha messo in ginocchio l'agricoltura".
ROMA - Abolire le quote d'immigrazione, che impediscono al mercato di richiedere liberamente forza lavoro e pongono di continuo al governo il problema delle regolarizzazioni. E anche se nella proposta-Fini per la concessione del diritto voto agli stranieri residenti regolarmente nel nostro paese da almeno 8 anni , non contempla una ipotesi simile è anche vero che è sempre più forte, e trasversale, il fronte di chi vuole rimuovere il meccanismo. "Che strozza le imprese che vorrebbero assumere all’estero ma non possono perché il tetto è già stato raggiunto - osserva Bruno Tabacci, presidente della commissione Attività produttive della Camera - Il problema è grave. Sarebbe buona cosa se intervenisse direttamente il governo con un testo da mandare avanti in parallelo a quello sul voto".
Gianni Alemanno, responsabile dell’Agricoltura, è stato ancora più esplicito: "Per il nostro settore sono un vero flagello, vanno tolte". Gianpaolo Landi di Chiavenna, responsabile immigrazione di Alleanza Nazionale, sottolinea in una dichiarazione che già la legge Fini-Bossi prevede "la discrezionalità del decreto flussi annuale e quindi la possibilità di operare attraverso altri strumenti di indirizzo governativo, anche legati ai corsi di formazione professionale nei paesi di origine". L'esponente di An osserva che lo stock di immigrati regolari da introdurre in Italia "deve essere compatibile con la coerente capacità di assorbimento della realtà territoriale (densità demografica in alcune aree del paese ad alta tensione abitativa), con la politica della casa per la quale è previsto l'impegno del datore di lavoro a reperire l'alloggio, con le politiche di assistenza sanitaria che gravano pesantemente sul bilancio pubblico nazionale.
"Non è per caso - aggiunge Landi - che in Europa si parli di quote europee di ingresso legate al contratto di lavoro e alla capacità di allocazione nel sistema di politiche di integrazione. Il tema - ha concluso - è maturo ed è all'ordine del giorno nella politica italiana ed europea ma credo vada affrontato anche alla luce del prossimo ingresso dei paesi dell'est Europa nell'Unione Europea in ragione del quale molti cittadini extracomunitari diverranno cittadini comunitari". E siccome la linea di An-Udc, sembra coerente sono molti quelli a corregli incontro. Enzo Bianco, esponente di spicco della Margherita, dice: "Se la proposta di legge che An presenterà sul voto agli immigrati sarà in sintonia con le cose che sono state preannunciate, in Parlamento la maggioranza ci sarà. Fatta da uomini di buon senso che vogliono dare una risposta moderna ad un problema serio senza eccitare gli umori più retrivi, come fa il ministro Umberto Bossi".
E l'attacco alla Lega prosegue con Tabacci che afferma come seguendo la linea politica della Lega "non si vince né in Italia né in Europa, perché non si risponde alla voglia di cambiamento espressa dall'elettorato con il voto del 2001". Tabacci osserva che "da mesi si pone il problema del logoramento della maggioranza" dovuto alle polemiche sollevate da Bossi. L'affondo contro il Senatur lo fa il segretario dell'Udc, Marco Follini, che arrivando al congresso dei giovani del suo partito, replica alle dichiarazioni di Bossi riportate dai giornali, secondo cui Berlusconi-Carlo Magno dovrebbe "sfoderare lo spadone" e rimettere a posto i baroni ribelli. Follini9 in fil di spada dice: "Non ci sono baroni ribelli, non ci sono spadoni da sguainare, non c'é Carlo Magno: siamo nel 2003 e non nell'800".
(12 OTTOBRE 2003; ORE 13:00)




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