Dal dicembre 1998, con l’elezione alla Presidenza di Hugo Chavez questa domanda ritorna sempre più frequentemente, in particolare alla luce dei drammatici avvenimenti occorsi nel Paese sudamericano negli ultimi tempi.
Stiamo parlando del tentativo, fallito, di colpo di stato “militar-sindacal-padronale” dell’Aprile 2002 e del devastante sciopero ad oltranza promosso dalle stesse forze “golpiste” che, in più di 2 mesi, ha affondato il Venezuela dal punto di vista sia economico che sociale.
Ricordiamo ai nostri lettori che il “golpe” fu sventato grazie alla lealtà della stragrande maggioranza delle forze armate unite alla coraggiosa reazione popolare e che lo sciopero è finito grazie alla mediazione decisiva dell’ex Presidente Usa
Jimmy Carter e dell’O.S.A. (Organizzazione Stati Americani).
Tornando alla domanda iniziale c’è da chiedersi: come mai i ricchi ce l’hanno tanto con Chavez? E come mai i poveri venezuelani credono tanto in lui? Ma, insomma, chi è Hugo Chavez?
Hugo Rafael Chavez Frias, ha 48 anni ed è un ex colonnello dei paracadutisti.
Ideatore ed autore nel 1992 di un tentativo di golpe fallito viene per questo arrestato, espulso dall’esercito e condannato ad una lunga pena detentiva.
Nel 1994 viene amnistiato e quindi liberato; da allora intraprende un democratico e travolgente cammino elettorale che lo porterà non solo alla massima carica dello stato, ma a stravincere tutte le prove elettorali e referendarie cui partecipa.
Ispirandosi al pensiero ed all’azione del “Libertador” Simon Bolivar, da vita al "Bolivarismo", un originale miscela di Peronismo e Castrismo, di Socialismo e Nazionalismo, che in breve spazza via il duopolio partitico tradizionale che aveva governato e saccheggiato il Venezuela nei precedenti 40 anni.La sua “ricetta” politica, elettorale e di governo è semplice ed ambiziosa al tempo stesso: riforma radicale delle Istituzioni, battaglia volta a ridurre le abissali ingiustizie sociali, ridistribuzione più equa dei proventi delle enormi ricchezze naturali venezuelane, lotta senza quartiere alla corruzione.
Una volta insediatosi, nel Febbraio 1999, il Governo Chavez ha avviato una serie di riforme istituzionali, la più importante delle quali è la nuovissima Costituzione Bolivariana, che verrà approvata dai venezuelani il 15 Dicembre dello stesso anno.
Oltre a questo il Congresso Venezuelano ha approvato le 49 leggi che dovranno cambiare radicalmente il Paese e che saranno la fonte di tanti guai per Chavez ed il suo governo.
Le due leggi più controverse sono la Legge sulla Terra e la Legge sugli idrocarburi.
La Legge sulla Terra scatenerà le ire dei latifondisti.
Permette allo Stato di confiscare e ridistribuire i terreni non coltivati che oltrepassino una certa dimensione, conferendo altresì allo Stato il potere di controllare l’utilizzo agricolo dei terreni stessi.
Inoltre i proprietari terrieri devono mostrare i titoli di proprietà delle terre, pena l’esproprio.
Una legge giusta, ci sembra, soprattutto alla luce dei dati antecedenti la normativa che erano questi: secondo uno studio fatto dall’Istituto Nazionale Agricolo, il 75% delle terre coltivabili era nelle mani dell’1,5% di latifondisti e su trenta milioni di ettari coltivabili solo 2,1 milioni erano produttivi, cioè, meno del 10%.
A questo s’aggiunga il dato forse più criminale e cioè che il 95% dei proprietari terrieri non possiede e non ha mai posseduto, nessun tipo di titolo legale delle “proprie” proprietà!!
Passiamo ora alla Legge sugli idrocarburi e al conseguente riordino dirigenziale della PDVSA (Ente Petrolifero di Stato).
Il Venezuela è il 4° produttore di greggio al mondo e primo fornitore degli Usa.
Si può ben immaginare quale importanza abbia per il Paese sudamericano questa autentica “benedizione” naturale, dal momento che circa il 60% delle entrate è rappresentato dal petrolio.
Purtroppo però questa ricchezza non è mai stata utilizzata, se non in minima parte, per promuovere lo sviluppo del Paese, ma al contrario è sempre stata terreno fertile per ogni sorta di corruzione e di ruberie.
Con la nuova legge si capovolgevano oltre 20 anni di malaffare e di liberalismo “vampiresco” che invece di arricchire un Paese l’aveva affamato.
Nella riforma è prevista:
- la maggioranza dello Stato in tutte le nuove joint ventures legate al settore; l'innalzamento delle royalties che le Multinazionali devono allo Stato dal 16,6% al 30%;
- una nuova e più incisiva politica energetica per una produzione più controllata e per un adeguamento del prezzo più vantaggioso per i Paesi produttori.
Accanto a questo radicale cambio nella politica petrolifera la riforma prevede un più stretto controllo governativo sui vertici della PDVSA e conseguente totale ricambio di manager e dirigenti.
Secondo dati antecedenti la legge, il 65% degli introiti petroliferi andavano ad ingrassare una ristretta élite di tecnocrati del settore e il restante 35% doveva “bastare” per costruire ospedali, scuole, opere sociali, ecc
I “bravi” boiardi di Stato dovrebbero, invece di sbraitare e di sabotare la produzione, spiegare al popolo venezuelano di chi erano le colossali frodi fiscali e doganali che facevano sparire nelle banche di Miami, Panama e Ginevra 6 miliardi di dollari l’anno, l’equivalente di due terzi del deficit fiscale del 1998.
Com’era ovvio, se queste due leggi hanno provocato la rabbiosa reazione di oligarchi, latifondisti, burocrati e tecnocrati, altre di queste leggi hanno suscitato entusiasmo tra i più poveri che, è bene ricordare, sono l’80% dei venezuelani.
Ad esempio:
- la nuova legge a favore delle donne con percorsi privilegiati nel campo del lavoro; l'assistenza sanitaria gratuita; la legge che tutela i diritti dei popoli indigeni; la legge che rafforza il ruolo dello Stato nelle attività di primaria importanza (acqua, trasporti, telecomunicazioni, alimentazione);
- la legge che regolamenta l'economia informale con l'introduzione di un programma di micro-credito per i più poveri;
- la legge a difesa dell'ambiente sia terrestre che marino;
una nuova legge per dare un impulso decisivo all'istruzione.
Ecco spiegato perché il popolo sta con Hugo Chavez e perché una piccola, ma potentissima, minoranza di privilegiati gli sia erocemente contraria.
A fare fronte comune con questa nicchia di mascalzoni vi è anche il Sindacato Unico dei Lavoratori: la “tristemente” famosa CTV(Confederacion de Trabajadores de Venezuela) che raccoglie la quasi totalità dei lavoratori del settore pubblico e privato.
Ma anche qui c’è una spiegazione.
Sin dalla sua elezione Chavez ha avviato una sorta di crociata moralizzatrice contro la corruzione.
In questa sua campagna sono finiti sotto il torchio “giustizialista” molti dei 2000 dirigenti sindacali…..
Dovevano, e devono, spiegare perché erano diventati esageratamente ricchi dopo aver firmato contratti di lavoro con la controparte imprenditoriale pubblica e privata…
Noi una risposta facile facile l’avremmo… rifilavano dei giganteschi bidoni ai lavoratori, mentre loro intascavano le “mazzette” sotto forma di migliaia e migliaia di dollari dai loro “compari”imprenditori.
Ma oltre che ladri questi sindacalisti corrotti svolgerebbero, oggi, un ruolo ancor più odioso: quello dei “delatori”.
Sarebbero loro, infatti, a segnalare agli imprenditori i lavoratori e le lavoratrici di fede “chavista”.
Lasciamo immaginare quale futuro possono avere questi patrioti che non fanno mistero della loro fede bolivariana.
A testimonianza del difficile cammino intrapreso da Chavez e dei risultati ottenuti sinora, ecco le dichiarazioni rilasciate da Greg Willpert, economista della Fulbright Foundation ed esperto di affari sudamericani:
"... pur tra molte difficoltà e qualche errore, Chavez effettivamente sta utilizzando le maggiori entrate petrolifere e fiscali per aumentare la spesa sociale a favore dei più poveri… la mortalità infantile è stata drasticamente ridotta… la copertura sanitaria è stata sicuramente estesa… la disoccupazione è passata dal 18% al 13%… il perverso fenomeno della corruzione, pur non del tutto eliminato, è stato significativamente ridimensionato… e tutto nel più completo e totale rispetto delle regole democratiche ...".
Giudizi significativi da parte di un economista autorevole e sicuramente indipendente, che ci dicono come il Venezuela “bolivariano” di Hugo Chavez cerchi di offrire al suo popolo un’alternativa alla povertà ed alla dominazione delle plutocrazie nazionali ed internazionali.
Già, internazionali, o meglio solo americane.
Qui di seguito diamo un conto di un po’ di dichiarazioni ufficiali fatte negli ultimi tempi dall’Amministrazione USA, che definire inquietanti coi tempi che corrono è dire poco……
11 agosto 2000: "…Chavez? Decisamente irritante…" (Richard Boucher, portavoce del Dipartimento di Stato USA, dopo la visita ufficiale di Chavez in Iraq).
14 agosto 2000: " …Stiamo perdendo la pazienza …" (nota del Pentagono, sempre sugli incontri tra Chavez e Saddam a Baghdad).
20 dicembre 2001: "… Chavez corregga il suo modo d'interpretare la democrazie, altrimenti lo metteremo in isolamento diplomatico…" (Colin Powell, Segretario di Stato USA, dopo la promulgazione, da parte del Congresso Venezuelano, delle famose 49 leggi).
12 aprile 2002: "… Chavez è stato legittimamente rovesciato dal popolo…" (Ari Fleischer, portavoce del Dipartimento di Stato, dopo il temporaneo colpo di stato militare contro Chavez).
15 aprile 2002: " … speriamo che Chavez abbia imparato la lezione e modifichi la rotta del suo governo…" (Condoleeza Rice, Consigliere per la Sicurezza USA, dopo il ritorno di Chavez al potere).
Un bel campionario di minacce e ricatti, non c’è che dire!!!
AUGURI, CITTADINO, COMANDANTE CHAVEZ!!
![]()




Rispondi Citando