.....on. Fini
Mi son chiesto il perché.
Cosa ha spinto il vice-premier Gianfranco Fini ha esternare l’ormai famosa proposta relativa al diritto di voto per gli immigrati. E’ possibile che Fini, “il cauto e il fedele alleato” , prenda una iniziativa potenzialmente esplosiva e pericolosa per la CdL senza “parlarne” con il leader Berlusconi valutando insieme i vari scenari possibili?
Quello che è accaduto dopo l’uscita di Fini è noto.
Ora cerchiamo di capire cosa sarebbe successo se l’idea e il coraggio e il tempo a disposizione avessero consentito a Casini dall’alto della sua posizione super partes, dopo quattro amichevoli chiacchiere con l’amico Mastella, di essere lui il protagonista . "Noi da questa parte, voi dalla vostra, buttiamo lì assieme l’idea di dare il diritto al voto agli immigrati".
Nella Casa di Casini sarebbe successo un casino, dall’altra parte gli ex comunisti si sarebbero tuffati come lupi sulla preda, sbranare la Lega, An e F.I rimasti scioccati dall’iniziativa sarebbe diventato un gioco. Se la maggioranza si fermava discutere e a dilaniarsi, come fa ora, inevitabilmente poi sarebbe toccato al governo “votare” una legge dell’opposizione, non viceversa.
Questo nella migliore delle ipotesi.
Perché se dal colloquio amichevole fra Casini e Mastella fosse stato deciso che a lanciare la proposta toccasse a quest’ultimo, magari in nome degli ex dc sotto l’Ulivo, con l’approvazione
“doverosa” di Prodi e l'ispirazione del Papa, come si sarebbero comportati gli ex dc di CdL e i molti della destra sociale di An davanti alla proposta di legge non più presentata da Fini ma da Castagnetti (Fassino permettendo) a nome di Prodi?
Avrebbero chiesto "aiuto" al Quirinale?
Grazie, Gianfranco
saluti




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