Sì che c'è l'Italia sul gradino del podio mondiale più bello: ma non è quella che avremmo voluto vedere. Il neoiridato Igor Astarloa, 27 anni, è tanto basco dentro quanto tricolore nella sua storia in bicicletta. Da dilettante, prima, e da professionista, sinora, ha sempre corso per squadre italiane (l'anno prossimo sarà alla francese Cofidis): Unidelta, Saeco e Mercatone Uno.
Eppure questo bello spicchio d'Italia sembra piccolo, troppo piccolo, di fronte a una delusione così: Paolo Bettini, splendido protagonista della stagione e sempre tra i migliori fino all'ultimo giro del Mondiale, deve arrendersi allo spunto dello spagnolo. Astarloa è stato bravissimo a recitare la parte che sembrava cucita su misura per il Grillo: scattato sulla seconda e ultima salita del circuito, a quattro km dalla fine, ha preso una dozzina di secondi e chi era in fuga con lui, a cominciare da Bettini per finire a Van Petegem, Boogerd, Hamburger e Camenzind, lo ha visto solo mentre già stava festeggiando.
Non era il solo, Astarloa, ad avere il cuore gonfio di gioia: sul traguardo lo sprint lo ha vinto il suo connazionale Valverde (doppietta spagnolo: come Olano-Indurain di Duitama 1995), rivelazione della Vuelta. Ed ha esultato non diciamo come lui, perché non si può, però quasi. Via ogni "quasi", invece, per descrivere la rabbia di Van Petegem, medaglia di bronzo, sul traguardo: proprio il belga aveva promosso l'azione più bella di giornata, prima di quella di Astarloa, sulla prima salita dell'ultimo giro, e finalmente aveva dato uno scossone serio ad un gruppo fino a quel momento troppo compatto, troppo in carrozza, troppo pieno di gente.
Il quarto posto di Paolo Bettini ha il sapore amaro che ha qualsiasi quarto posto con in più un retrogusto ancora più acre perché di un Mondiale stiamo parlando. Quarto, Bettini: come Casagrande nel 1999, come Bartoli nel 2000. Ma la sua stagione resta bellissima, tra coppa del Mondo, il tricolore, le tre grandi classiche vinte, Sanremo in testa. Non si può dire lo stesso per i Mondiali dell'Italia, a secco di medaglie di qualsiasi metallo (dopo le cinque, di cui tre d'oro, di Zolder 2002, come non capitava dal 1974. Lo spazio messo da parte per loro (e l'oro) ora si riempie da solo: di rammarichi e rimpianti.
da www.gazzetta.it




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