Voto agli immigrati: solo dieci giorni fa a Genova An raccoglieva firme contro la proposta Ds in Comune e Provincia




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L'obiettivo, poi fallito, era quello di fare un governo tecnico. L'attacco doveva coincidere con il voto sulle pensioni, con l'obiettivo di spingere sul governo a tagliarle da subito, sperando di far ricadere le colpe sul ministro Maroni. Ma il piano è fallito grazie alla determinazione della Lega e alla saggezza con la quale il ministro del Welfare ha condotto in porto la riforma. Ma emergono anche nuovi scenari sulla proposta di Fini di dare il voto agli immigrati. Fini infatti non fa altro che abbracciare un'idea di... Livia Turco. È stato l'ex ministro delle "porte aperte" ai clandestini a lanciare la chiamata alle urne degli stranieri lo scorso settembre dal palco del festival dell'Unità di Genova. Una proposta che è stata immediatamente raccolta dalla giunta di sinistra e portata in Consiglio comunale, dove Lega e An si sono trovati assieme a votare contro. Una opposizione che ha avuto seguito nelle piazze con banchetti di una raccolta di firme, fino all'intervento perentorio del presidente di Alleanza nazionale. Dopo l'uscita di Fini, i post-missini genovesi hanno fatto marcia indietro. «Ho polemicamente chiesto - ironizza Francesco Bruzzone, presidente leghista del consiglio regione ligure - che An dia a noi le firme raccolte, visto che a loro non servono più». La Lega, al contrario, continua da sola nella battaglia contro il voto agli stranieri. «La stragrande maggioranza della gente -prosegue Bruzzone - la pensa come noi. Ce ne accorgiamo quando scendiamo per le strade con i nostri banchetti. Siamo disposti a qualsiasi tipo di battaglia, siamo pronti anche a incatenarci al portone del Comune e, perché no?, all'ingresso della sede di An». Nel partito di Fini, intanto, cresce il dissenso.