1
Rosetta Stame è figlia di uno dei martiri delle Fosse Ardeatine, il tenore Nicola Ugo Stame, arrestato, su delazione, dai nazisti durante l’occupazione di Roma, poi trasferito in via Tasso, a Regina Coeli e quindi massacrato, in ginocchio e con le mani legate dietro la schiena, nelle cave di pozzolana, insieme ad altri 334 eroi. È stata condannata dal Tribunale Civile di Roma per aver «diffamato» Erich Priebke, il capitano delle SS che partecipò alla strage e che interrogava gli arrestati in via Tasso. Stame dovrà pagare tremila euro e le spese per pubblicare il testo della sentenza sul «Messaggero».
In una intervista al quotidiano romano, Rosetta aveva raccontato che, molto probabilmente, suo padre era stato torturato dall’ufficiale nazista. Il Tribunale ha invece affermato che non esistono prove delle torture sul tenore perchè dalle autopsie eseguite quando i poveri corpi della strage furono riportati alla luce, il tenore Stame presentava, come tutti gli altri, «solo» la testa fracassata dai colpi sparati dagli aguzzini, ma niente altro di verificabile.
Tutti sanno, in realtà, come erano ridotti quei poveri corpi quando furono scoperti nelle cave Ardeatine: accatastati l’uno sull’altro, come «cementati», fatti a pezzi dalle esplosioni dei genieri nazisti per nascondere la strage, scarnificati e mai totalmente completi. L’opera di identificazione dei martiri fu lunghissima e terribile e il professor Ascarelli lavorò per mesi, con un gruppo di aiutanti volontari. Nella sede della Polizia Scientifica furono esposti, per alcune settimane, pezzi di vestiti, biglietti del tram, sigarette, pettinini, resti di fotografie, appunti vergati su qualche pezzetto di carta, fazzoletti e cappelli, per aiutare i congiunti a tentare di identificare i propri cari.
Ebbene, l’avvocato Lorenzo Borré che difende Priebke, si è servito proprio di quelle misere «autopsie» ( poco più che semplici annotazioni) per affermare che l’ufficiale nazista non poteva essere in alcun modo accusato di aver «sfondato il torace» a Stame perchè non c’erano prove scientifiche della tortura. Certo, per il partigiano Labò, sepolto al Verano dopo la fucilazione a Forte Bravetta, fu semplice stabilire che in via Tasso era stato torturato: quando il suo corpo venne riesumato, si constatò che nella prigione nazista quelli che lo avevano barbaramente straziato, avevano tagliato completamente all’eroico partigiano quattro dita della mano destra.
La sentenza contro Rosetta Stame emessa dal Tribunale civile (che non l’ha mai neanche ascoltata) ha dunque stabilito che avevano torto coloro che, durante il processo davanti al Tribunale militare, urlarono contro il capitano nazista insulti del tipo: «Boia, torturatore, assassino». Lo avevano solo offeso. Tutte le accuse, come si sa, furono poi confermate dai giudici. Non si può infatti dimenticare che Priebke, per la strage delle Ardeatine, venne condannato all’ergastolo. Lui stesso ammise di avere sparato sui prigionieri all’interno delle cave. Non solo: fu proprio Priebke che leggeva,a voce alta l’elenco dei «degni di morte» (come dicevano i nazisti) davanti alle Ardeatine. E fu sempre Priebke che sbagliò i conteggi e fece massacrare cinque persone in più del previsto.
Nicola Ugo Stame, il padre di Rosetta, apparteneva a «Bandiera Rossa», era «capozona» e il suo lavoro organizzativo veniva considerato di grande livello. Era un cantate lirico stimato, aveva inciso molti dischi e partecipato a manifestazioni importanti anche all’estero. Aveva,dunque, libero accesso in molti ambienti importanti della Roma occupata. Per questo era riuscito ad organizzare anche alcune importanti e pubbliche azioni di resistenza nella Roma occupata.
Poi una spiata e Stame fu preso dalle SS e rinchiuso a Regina Coeli, nel «braccio» tedesco. Molti dei politici detenuti in quei giorni, hanno raccontato che Stame, in carcere, cercava di rasserenare i compagni cantando celebri romanze d’opera. Poi un giorno, pare dopo un interrogatorio, nessuno lo sentì più cantare. Insomma, la sua voce, come disse qualcuno, era stata «spenta». Alla fine della guerra, quando furono scoperte le Ardeatine, la moglie e le figlie del tenore che avevano appena sei anni, furono chiamate a riconoscere alcuni oggetti del congiunto. Il ricordo di quei giorni, per gli Stame, non è mai passato. Grande fu poi l’emozione tra i parenti delle vittime delle Ardeatine, tra gli antifascisti e i democratici, quando Priebke venne preso in Argentina.
Nei primi giorni del processo davanti al Tribunale militare,dopo aver visto Priebke, Rosetta Stame venne colta da malore e la sorella, la figlia, gli amici e i compagni, dovettero trascinarla fuori dall’aula. La tensione del dibattimento mise Rosetta Stame nella stessa situazione altre volte. Soprattutto dopo avere ascoltato il racconto di alcuni torturati .La figlia del tenore ucciso nelle Cave Ardeatine, nel corso di una intervista al «Messaggero», affermò, appunto di essere convinta che suo padre era stato sicuramente torturato. Forse dallo stesso Priebke. L’ex ufficiale nazista querelò il «Messaggero» e la Stame. Il giornale è stato assolto per avere « esercitato il diritto di cronaca». Rosetta, invece, è stata sconfitta dal nazista. È il primo familiare di una delle vittime delle Ardeatine a essere stata condannata su richiesta di uno degli autori di uno dei più orrendi massacri portati a termine dai nazisti in Italia.
Wladimiro Settimelli
L'Unità 13.10.2003




Rispondi Citando