Giovedì sarà presentata alla Camera la legge di An
Calderoli: "A quando un capo dello Stato con il Corano in mano?"
Immigrati, la Lega contro An



Immigrati in fila per la regolarizzazione

ROMA - Non si placa lo scontro fra An e Lega sulla questione del diritto di voto agli immigrati. In attesa del disegno di legge che An presenterà giovedì i colonnelli di Umberto Bossi continuano a tenere sotto tiro gli alleati con Alessandro Cè che accusa: "Dietro Fini ci sono i poteri forti".

A riportare in auge il tema scottante era stato Domenico Nania presidente dei senatori di Fini. "Il diritto di voto amministrativo degli immigrati - aveva detto il dirigente di An - deve comprendere, a mio avviso, anche quello passivo. Gli immigrati debbono votare ed essere votati. Mi sembrerebbe un non senso concedere loro solo il diritto attivo, a parte il fatto che una norma siffatta potrebbe comportare seri dubbi di costituzionalità".

Un altro passo avanti sulla strada che la Lega cerca di sbarrare. "Nei confronti degli immigrati - ha argomentato Nania - non possiamo mantenere la logica del gruppo, dobbiamo invece puntare alla piena integrazione di chi vive e lavora legalmente tra di noi, di chi accetta le nostre leggi e rispetta le nostre istituzioni".

Troppo per gli uomini di Bossi (anche se sembra che la legge di An, al momento oggetto di una riunione fra Fini, La Russa e Mantovano, non preveda diritto di voto passivo per gli immigrati) che hanno immediatamente riaperto il fuoco di sbarramento. Il primo a parlare è stato il vicepresidente leghista del Senato Roberto Calderoli. "A quando un Presidente della Repubblica di colore o con il Corano in mano? Il 2006 si avvicina", ha ironizzato il leghista che poi ha aggiunto: "Purtroppo ha ragione Nania, sarebbe incostituzionale dare il voto agli immigrati e non consentire loro di essere votati visto l'articolo 51 della Costituzione. E' opportuno però ricordare agli amici di An anche l'articolo 84 che recita: 'Puo' essere eletto Presidente della Repubblica ogni cittadino che abbia compiuto 50 anni di età...".
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Poi ad alzare ancora i toni ci ha pensato il capogruppo leghista Alessandro Cè. "Fini - ha detto Cè - è solo colui che, in nome di un'ambizione personale, si è fatto carico di questa operazione, ma mi sembra che gli ispiratori e le menti più lucide stiano dietro a lui, magari in qualche moderato, in qualcuno che è vicino ai poteri forti". E dopo aver attaccato personalmente Fini, Cè continua: "An sta giocando la sua partita. E' una partita pesante. Valutando tutte le ipotesi di riuscita di questa manovra penso che l'obiettivo finale sia quello di far cadere il governo Berlusconi".

Ai giornalisti che gli chiedono con chi si farebbe il governo se l'idea è quella di scalzare sia Berlusconi che la Lega, il capogruppo del Carroccio risponde tirando in ballo il presidente della Camera e annoverandolo tra coloro che probabilmente vorrebbero una crisi del genere. "L'ingenuità di Casini è quella di pensare che potrebbe essere lui il presidente del Consiglio. Il problema è che nell'area moderata c'è qualcuno più 'agganciato' di lui".

L'invito di Cè ad Alleanza nazionale è di provare ad andare "sul territorio a sentire i suoi elettori. Specie al Nord. Io - osserva - li incontro. Vi assicuro che forse gli converrebbe dedicare un po' più tempo al suo elettorato che fare queste fughe in avanti che hanno solo obiettivi di tipo tattico, non direi strategico perchè si faranno male da soli".

Sulle posizioni della Lega, Cè precisa che An si "illude" se spera che "la Lega strappi e vada fuori. Noi siamo lì perché abbiamo fatto un patto con gli elettori e vogliamo portarlo avanti, a differenza loro". "Se c'è qualcuno che deve strappare - aggiunge - sono loro e non noi". "La proposta sull'immigrazione è una riforma costituzionale - conclude - e i tempi cono lunghissimi, lo sanno bene anche loro. Se la proposta fosse di votare domani probabilmente questo passo non l'avrebbero fatto".


(14 ottobre 2003)