....quelli vinti
Milano. Un altro mandante linguistico, però autorizzato dal Piccolo. “Mandante sempre lui…” assicura il critico teatrale del Corriere.
E’ un Dario Fo al massimo dello splendore creativo.
Ha inventato una storia dove finalmente qualcuno mette mano all’azione e cerca di fare fuori Silvio Berlusconi.
E’ “L’Anomalo bicefalo”, prossimamente allo Strehler di Milano. Attraversando la catarsi di un attentato riuscito a metà Berlusconi non muore ma, opportunamente rieducato da un colpo di scena, proclama: “La legge è uguale per tutti, io voglio essere processato”.
Sarà un piccolo gioiello del Piccolo, però messo “fuori abbonamento” – Sergio Escobar, direttore del Piccolo Teatro di Milano ha ovviato alle molto probabili obiezioni del suo cda fatto di puzzonissimi berlusconiani piazzando questa strabiliante messa in scena di Dario Fo in area “fuori abbonamento”.
Bene ha fatto perché chissà che polemica ne sarebbe venuta fuori, perché oltre al magnifico Nobel impegnato in quest’opera pedagogica (già praticata da Nando Dalla Chiesa, peraltro, con la sua tournée travestito da Berlusconi), torneranno in scena le Rane di Aristofane.
Proprio quelle dell’allestimento di Luca Ronconi che tanto clamore ebbe a seguito delle notazioni filogiche del noto critico Gianfranco Miccichè.
Ma bene benissimo fa questo prestigioso ente teatrale a dedicarsi alla nuova fatica di Fo perché non ci si può privare di cotanta arte. C’è solo da cercare un buco a novembre per il debutto, ma il blitz in cartellone è bello che pronto.
Una mossa in difesa della libertà e della democrazia.
La trama prevede un’unità di spazio, tempo e luogo tutta risolta nella necessità di uccidere Berlusconi.
C’è un grande congresso di neurochirurgia a Erice.
Vi convengono scienziati, capi di governo e potenti di tutta la terra.
Ecco il primo atto: un commando fa irruzione in scena per uccidere Berlusconi nel suo letto solo che nel giaciglio, chissà perché, c’è Putin che ci rimette la pelle mentre il dittatore italiano, scovato dopo, viene colpito alla testa. “Pam, pam – spiega Fo – due colpi a bruciapelo nei rispettivi crani”.
La ferita è grave, necessita di un intervento chirurgico cui si prestano tutti gli scienziati di Erice e metà cervello di Putin viene trasferito dentro dentro la calotta cranica di Berlusconi che così può ritornare a vivere.
Il secondo atto prosegue con questo Berlusconi trasformato per metà in Putin: parla in russo, fende colpi da judoka, non ricorda più tante cose, ritorna infine dalla moglie.
C’è da dire che questa trama è già un canovaccio con le parti assegnate.
La nostra azionista editoriale, cioè la bella signora Veronica Lario, è impersonata da Franca Rame ed è lei il deus ex machina di tutta la rappresentazione perché proprio al personaggio della moglie è affidato il ruolo propositivo, quello che alla fine determinerà la catarsi del tiranno.
Scrive Michela Bompani su Repubblica: “E’ qui l’ombelico dello spettacolo, nei tentativi della Lario di squarciare l’amnesia, escamotage per squadernare in pubblico il passato lontano del premier”.
Il canovaccio è tutto un fiorire di trovate adatte allo sganascio. Immaginiamo che per riportarne alla luce la memoria la Rame/Lario debba fare un elenco dettagliato di holding, conti all’estero, ville, Milano2 (anche le recensioni entusiaste di Natalia Aspesi e Enzo Siciliano?), contesse Ariosto, via Cicerone e recitarcantando di furfanterie e barzellette fino a che il meschino, provato da cotanto orrore, non erutti un pianto disperato: “Berlusconi piange – ha detto lo stesso Fo – Berlusconi piange perché non crede alle leggi varate, ai processi varati e invoca il processo”.
Il colpo di scena finale è affidato al guru di via Cicerone, Cesare Previti in persona che pratica un elettrochoc al suo principale/famulo riportandolo al meglio di prima ma ancora meglio che prima: gli farà pure crescere i capelli (applausi).
P. But.
saluti e......dagli al dittatore




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