Il consumo in Italia ed i rischi sanitari

Da qualche anno a questa parte, il consumo di carne equina ha registrato un notevole incremento quale conseguenza dell’epidemia di Bse (Encefalopatia spongiforme bovina) che ha innescato negli italiani la “psicosi” della ricerca di carne alternativa; consumo cresciuto mediamente del 30%, con picchi fino al 60/70%. Dati che fanno rabbrividire tutti coloro che considerano i cavalli degli amici al pari dei cani e dei gatti! Ma questa sensibilità si scontra, purtroppo, con una vecchia e consolidata credenza popolare che attribuisce alla carne di questo animale proprietà nutritive tali da combattere anemia, pressione bassa, ecc. Ma è davvero così? Per rispondere a questa domanda analizziamo semplicemente alcuni parametri “chiave” quali il ferro, le proteine ed il calcio, così vedremo che questo mito può essere sfatato senza alcuna incertezza.
Prima, però, è bene ricordare quanto è già stato più volte rilevato a proposito dell’assunzione di carne in generale, ovvero che si tratta di un alimento non necessario al nostro organismo ed è tra le principali cause dell’insorgenza di alcune gravi patologie nella società occidentale (malattie cardiovascolari, tumori, etc.).

Caratteristiche nutritive della carne di cavallo

Torniamo ora nello specifico alla carne di cavallo il cui contenuto in ferro è di 3,9 (valore energetico per 100 g. di parte edibile), tanto quanto la prugna secca, mentre ne è più ricco il tuorlo che ne contiene 4,9, il cioccolato fondente 5,0, il basilico 5,5 ed il cacao amaro addirittura 14,3. Le proteine della carne di cavallo sono 19,8 (mg. per 100 g. di parte edibile), meno di quante ne contengano le mandorle con 22 mg., i pinoli con 31,9 ed il formaggio grana con 33,9. Troviamo, infine, 4 mg. di calcio (per 100 g. di parte edibile), a fronte dei 27 contenuti nell’uva fresca, ai 60 nel ribes ed ai 119 nel latte pastorizzato intero. Non esiste, dunque, alcuna ragione “terapeutica” che possa giustificare il consumo di carne di cavallo. Ve n’è tuttavia un’altra alla base della sua richiesta da parte dei consumatori: la sicurezza sanitaria. Ebbene, anche questa risulta completamente falsa: per il cavallo manca tutta una serie di certificazioni prevista invece per i bovini e gli ovini, il che vuol dire che se non ci sono sintomi evidenti di malattie e/o di lesioni riferibili a patologie, la visita veterinaria non è sufficiente a garantire che l’animale presenti i requisiti adatti per l’alimentazione umana. La normativa in vigore, infatti, stabilisce per ogni tipo di medicinale i tempi di azzeramento che non si possono accertare se manca, appunto, un documento di identificazione.

I rischi sanitari

Già il presidente dell’Associazione Nazionale Medici Veterinari, Dr. Marco Eleuteri, aveva messo in guardia dall’uso di determinate carni equine che potrebbero costituire un problema per la salute umana dal momento che spesso vengono macellati animali vecchi, stressati da una lunga attività sportiva, malati oppure trattati con massicce dosi di antibiotici, ormoni, anabolizzanti e antinfiammatori (sostanze largamente usate nelle scuderie). E il punto è proprio questo: l’impossibilità di controllare adeguatamente i cavalli che arrivano nei mattatoi poiché in molti casi è sconosciuta la loro storia e la loro origine.

Il consumo di carne di cavallo in Italia

L’Italia è, in percentuale, il secondo Paese, dopo il Belgio, quanto a consumo di carne equina. Nel 2001 sono stati macellati in Italia 278.283 cavalli (+ 19,90% rispetto al 2000), di cui soltanto il 10% proviene dall’allevamento nazionale. E gli altri? Per la maggior parte sono importati da America Latina, Grecia, Paesi dell’Est europeo e dalle repubbliche ex sovietiche, nella misura di circa 200.000 cavalli vivi ogni anno. L’inferno rappresentato da questi viaggi è stato ampiamente documentato e denunciato: cavalli schiacciati, disidratati, feriti, con le gambe spezzate o incastrate tra le sbarre e le griglie del mezzo di trasporto. Molti al macello neanche ci arrivano, stroncati da un’agonia lunga talvolta fino a quasi 100 ore di indicibili sofferenze. Per la restante parte, invece, provengono dai furti che sono aumentati a dismisura e che costituiscono un ulteriore rischio per la salute umana in quanto sia la macellazione degli animali che la commercializzazione della loro carne avviene in maniera clandestina, al di fuori di qualsiasi controllo “legale”. L’altra terribile faccia della medaglia è che tanti proprietari subiscono una perdita “affettiva” di inestimabile valore che causa loro un’inconsolabile angoscia.

Le malattie legate al consumo di carne di cavallo

La principale è la trichinosi, dal nome di un parassita (esattamente le larve di trichinella spiralis o trichina), che può colpire l’uomo ed alcuni animali; questa malattia ha resistito nel tempo perché tali larve sopravvivono all’acido gastrico dello stomaco e possono resistere per mesi perfino nelle carcasse ormai surgelate. L’allarme era stato lanciato già nel 1998 in Francia, dove più di 500 persone si erano ammalate e un uomo era entrato in coma dopo aver mangiato carne di cavallo importata dalla Serbia. Un’epidemia di trichinosi si era registrata negli anni scorsi anche in Italia, più precisamente nel piacentino, dove un’ottantina di persone avevano contratto la malattia ed avevano poi promosso un’azione giudiziaria conclusasi con il rinvio a giudizio di due veterinari in servizio al mattatoio di Brescia (dove erano stati macellati gli animali infetti) e con maxi risarcimenti a favore dei cittadini danneggiati; ma non sono stati gli unici. Un altro pericolo che si nasconde nella carne di cavallo, questa volta riferita a quella di animali polacchi (di cui l’80% finisce in Italia), è il cadmio: un metallo considerato sostanza cancerogena. Ciò accade perché in Polonia i pascoli sono esposti all’inquinamento industriale. Un buon consiglio a tutti, dunque, è quello di non mangiare carne di cavalli e di altri equini, meglio ancora di nessun altro animale, per vivere più sani nel corpo e più belli nell’anima!

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