La Conferenza Mondiale Islamica attacca il "potere degli ebrei sul mondo"
16 ottobre 2003
Il piu' grande summit mondiale dei capi di stato islamici degli ultimi tre anni si e' aperto giovedi' a Putrajaya (la nuova capitale della Malesia) con un appello a tutti i musulmani affinche' si uniscano contro il dominio mondiale esercitato dagli ebrei. "Gli europei hanno ucciso sei milioni di ebrei su dodici milioni [che vivendo allora in Europa] - ha detto il primo ministro malese Mahathir Mohamad, inaugurando il summit di due giorni dell'Organizzazione della Conferenza Islamica che riunisce leader musulmani da 57 paesi - Ma oggi gli ebrei governano il mondo per interposta persona: fanno combattere e morire altri per loro. Ci schieriamo contro un popolo che pensa. Sono sopravissuti a duemila anni di pogrom non contrattaccando, ma con il pensiero. Hanno inventato il socialismo, il comunismo, i diritti umani e la democrazia affinche' le persecuzioni contro di loro apparissero sbagliate, per poter avere diritti uguali agli altri. Con questi strumenti hanno guadagnato il controllo delle maggiori potenze, e cosi' questa minuscola comunita' e' diventata una potenza mondiale. Un miliardo e trecento milioni di musulmani non possono essere sconfitti da pochi milioni di ebrei. Deve esserci un modo". Mahathir Mohamad ha aggiunto che i musulmani hanno erroneamente creduto per anni che l'islam fosse contrario alla tecnologia e al progresso, e li ha esortati a non ascoltare quei capi religiosi che dicono che gli studi scientifici non sono islamici. "Abbiamo bisogno di armi, missili, bombe e aeroplani, carri armati e navi da guerra - ha spiegato il primo ministro malese - Ma siccome siamo scoraggiati a intraprendere studi di scienza e matematica, oggi non siamo in grado di produrre queste armi per la nostra difesa". Dopo il primo ministro malese, altri leader intervenuti alla conferenza hanno dedicato quasi interamente i loro interventi a virulenti attacchi contro Israele. "La causa del popolo palestinese - ha detto re Mohammed VI del Marocco - restera' la principale preoccupazione della nostra organizzazione".
(Ha'aretz, 16.10.03)


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