Sono più di 600, da due anni segregati in completo isolamento nella base di Guantanamo a Cuba. Li abbiamo visti in qualche rara immagine, con una tuta rossa, bendati e con la mani legati dietro la schiena.
Non sono prigionieri di guerra, quindi non si applica la Convenzione di Ginevra, la Croce Rossa internazionale non li può contattare, così come nessuna altra organizzazione. Che dice Amnesty International?
Nessun procuratore ha presentato accuse contro di loro, nessun avvocato difensore li può difendere, non possono avere contatti con famigliari, non hanno alcun diritto, niente. Uno di loro, di nazionalità americana, ha avuto la fortuna, per così dire, di poter essere accusato di tradimento, ha diritto ad un processo, a una difesa, alle garanzie processuali, potrà conoscerà il suo destino.
Gli altri non hanno la minima idea di quanto ancora si prolungherà la loro detenzione, anche perché – non essendo americani – non godono dei diritti fondamentali dell’uomo. La loro colpa, almeno per la maggioranza, è di aver combattuto , per il proprio paese, magari costretti per legge come tutti i giovani di leva.
Sembra che un capitano dell’esercito statunitense abbia dichiarato che sono ormai prossimi alla follia, e sia stato denunciato per ...disobbedienza!
Non dimentichiamo che l’isolamento ed il non sapere la propria sorte sono strumenti di tortura psicologica.
Noialtri, fieri paladini dei diritti umani, che facciamo per loro?
Grazie per l'attenzione.




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