Lunedi 27 Ottobre 2003 - Paolo Emiliani

Mille miliardi per colonizzare l'Iraq. Ma non ci sono soldi per le pensioni.
L‘Italia è uno strano Paese: tanto povero da dover tagliare le pensioni, distruggere lo stato sociale e persino vendere il patrimonio artistico per sopravvivere e tanto ricco da poter spendere oltre mille miliardi delle vecchie lirette per mandare i nostri soldati a far da ascari alle truppe atlantiche che hanno invaso l‘Iraq ed ora lo occupano con il piglio del conquistatore e padrone.
Con quei soldi, peraltro spesi per opprimere un popolo che è sempre stato fratello degli italiani, avremmo potuto finalmente avviare molte di quelle grandi opere, indispensabili ad una vera rinascita della nostra economia.
Abbiamo bisogno di nuove autostrade, di nuovi porti, di nuove reti di Tlc, di nuove centrali elettriche (meglio se nucleari, meno inquinamento, e certamente non legate al ricatto petrolifero), invece l’Italia resta al palo perché, dicono, non ci sono soldi.
I soldi però ci sono per rispondere agli ordini del padrone di Washington.
I soldi, in verità, ci sarebbero comunque, perché le nuove realizzazioni costituirebbero nuova ricchezza per l‘Italia e la moneta circolante in un Paese dovrebbe essere pari alla ricchezza complessiva del Paese medesimo.
In pratica, se la moneta circolante in Italia fosse proprietà del popolo italiano, nessuno vieterebbe l’emissione di nuova moneta per un valore pari alle nuove realizzazioni.
Il fatto è che la lira prima e l‘euro poi sono titoli di debito ed il controllo dell‘emissione non è dello stato italiano, ma delle banche - private (prima la Banca d ‘Italia ora la BCE) - che di fatto gestiscono la politica economica italiana.
Anzi, tutta la politica, ormai asservita al potere fìnanziario
Ezra Pound sosteneva che non costruire nuove infrastrutture per mancanza di soldi sarebbe come non poter costruire nuove strade per mancanza di chilometri.
Aveva ragione.
Invece succede che l‘Italia, come tutti gli altri Paesi del mondo, deve “acquistare” la sua moneta dalle banche, pagando gli interessi usurai a chi non produce altro bene che un pezzo di carta che non ha nessun valore se non quello che lui stesso gli attribuisce.
La Bce però impone “indicazioni” agli stati membri dell‘Ue, stabilisce i paletti dell‘economia, di fatto commina sanzioni.
Questa dittatura del denaro camuffata da democrazia si declina in ogni campo dell‘esistenza degli individui e dei popoli.
Il lavoro dovrebbe essere un diritto ed un dovere di ogni membro di una comunità.
Lavorare tutti, per essere liberi e lavorare meno per lavorare tutti: queste dovrebbero essere le regole.
E queste erano le regole di ogni comunità libera prima dell’avvento del capitalismo sempre più selvaggio. Anche la tecnologia era al servizio dell’uomo: le macchine dovevano servire per lavorare meno e meglio.
Invece oggi anche la tecnologia è piegata alla logica del profitto. Il lavoratore ideale dell‘imprenditore moderno è una macchina, perché costa meno, non fa rivendicazioni sindacali, non si preoccupa della pensione e dell‘ambiente di lavoro.
E, soprattutto, può essere licenziata a piacimento.
Il fatto è che la macchina non “consuma” e tutto il carrozzone capitalista potrebbe non aver bisogno di lavoratori, ma non può fare a meno del consumatore.
Allora, meglio della macchina e del lavoratore italiano, arriva in aiuto dei pescecani il lavoratore immigrato ed il mercato globalizzato.
L‘invasione dell‘Europa destabilizza il mercato del lavoro, ricatta il lavoratore europeo e lo costringe ad arretrare le sue conquiste sociali e se poi tutto questo non basta c’è sempre la delocalizzazione delle produzioni.
In pratica si produce dove il costo del lavoro è più basso.
In questo modo abbiamo perso in pochi decenni migliaia e migliaia di posti di lavoro e la razza padrona italiana si sta sempre più trasformando in una schiatta di finanzieri d‘assalto, slegata dal luogo fisico e dal prodotto.
La storia Fiat è esemplare.
Un‘azienda strategica per l‘economia italiana, finanziata e rifinanziata mille volte con i soldi degli italiani, invece di essere socializzata resta nelle mani della famiglia Agnelli e forse presto sarà venduta agli stranieri. Se avverrà sarà un misfatto, se non avverrà (perché la Gm pare si sia tirata indietro) finanzieremo ancora la famiglia Agnelli e concederemo altra cassa integrazione sulla pelle degli operai italiani.
Non servono poi certi scioperi generali contro un governo liberaldemocratico per tirare la volata ad un ‘opposizione altrettanto liberaldemocratica che sogna solamente di occupare le poltrone per fare le stesse cose.
Cè bisogno di un progetto nuovo, globale, socialista e nazionale. Bisogna dare la proprietà della moneta al popolo e non spendere più per le avventure militari atlantiche.
Tanto per cominciare.




Rinascita