Su Radio Padania il "popolo del Nord" si stringe attorno al capo: "Se lascia il governo fa un regalo a Fini e ci scordiamo per sempre il federalismo".
di L. G.
ROMA - "Da tre giorni il palinsesto è variabile. Non appena esce una notizia andiamo in onda". Telefoni sempre aperti e occhi puntati sulle agenzie di stampa. E' Radio Padania ma sembra Radio Londra. E' bastata la battuta di Fini, che qui chiamano tutti "il traditore", sul voto agli extracomunitari per trasformare le frequenze leghiste in un bollettino di guerra. Da lunedì è un continuo. Matteo Salvini, direttore della radio e consigliere comunale a Palazzo Marino, si è trasformato nel megafono delle lamentele padane. Epperò la "bomba" lanciata alle 10 Calderoli ha lasciato di stucco un po' tutti.
Le possibili dimissioni di Bossi mandano di traverso il secondo caffè della mattinata. Salvini chiama la redazione e fa subito aprire la diretta. In appena mezzora è una grandinata di telefonate. Di lùmbard sgomenti e preoccupati. “A Umbe’ nun ce lassà”. C'è persino chi si esprime nell’odiato vernacolo romano. Ma anche ricorrendo al più domestico bresciano o bergamasco, l'urlo che sale rompe i timpani.
"Non dobbiamo uscire dal governo, se lo facessimo sarebbe un regalo a Fini e soci", grida un militante. "Umberto non te andare!" oppure "Dobbiamo star lì e lottare sino alla fine" sono gli slogan ricorrenti nella cinquantina di interventi dei leghisti, informati direttamente da Salvini sugli ultimi sviluppi della crisi che attanaglia il Polo. Sembra quasi che le lancette della politica siano tornate indietro al '94, e nessuno discute più di semestre europeo, di pensioni e quote latte. "Bossi lo stiamo cercando da ore, ma è introvabile. Come e quando intervenire alla radio ce lo dirà lui, come al solito", raccontano da via Bellerio.
Lo sfogatoio padano intanto continua a inondare l'etere di suppliche al Senatùr perché cambi idea, perché resti al suo posto. "Deve rompere i co..da dentro". Chiamano persino alcuni che si spacciano come militanti di An. "Io sono un consigliere provinciale.. io sono un consigliere comunale". Giurano che non voteranno più An se Fini non ritirerà il pdl che introduce il diritto di voto per gli extracomunitari."La base della Lega è esasperata - riprende il filo Salvini - ma uscendo dal governo si darebbe ragione ai poteri forti che complottano contro il Nord".
Perdere la cadrega di ministro delle Riforme proprio non si può, sarebbe un autogol, peggio un delitto. La retromarcia pomeridiana rimette tutto a posto, ma la sensazione diffusa nel popolo di verde vestito è che il redde rationem sia solo rinviato. "Passi pure il voto agli extracomunitari, tanto quello lo facciamo saltare in Parlamento con centinaia di emendamenti. Ma se Bossi - chiosa Salvini - si dimettesse le riforme sarebbero bloccate per sempre. Figuratevi un governo senza l'Umberto: del federalismo torneremmo a parlarne fra 20 anni...".
(15 OTTOBRE 2003, ORE 140, aggiornato alle 17:00)




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