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    Predefinito La Lega: "Test agli stranieri che chiedono la cittadinanza"

    Arriva in Parlamento una proposta di Roberto Calderoli
    Esame di italiano, dialetto e domande di cultura generale

    Nella Cdl già vacilla la tregua, il capogruppo Ce' all'attacco
    "La pace è temporanea, Berlusconi risolva il problema"


    Umberto Bossi

    ROMA - Appena siglata, la tregua nella Casa delle libertà già scricchiola sotto il peso di nuove, possibili polemiche. All'indomani delle parole del premier Berlusconi sul "vincolo" di maggioranza e della retromarcia di Bossi sulle sue possibili dimissioni da ministro per le Riforme, sono proprio i "colonnelli" leghisti a tornare, in vari modi, sull'argomento.
    Sono prese di posizione "politiche", come nel caso di quanto detto da Castelli e Ce', ma anche iniziative in Parlamento, come la proposta di legge di un "test di naturalizzazione" per quegli immigrati che intendono chiedere la cittadinanza italiana.

    Nel dettaglio. E' il ministro della Giustizia Castelli il primo a tornare sullo scontro con il leader di An e a dire che "ora tocca al vicepresidente Fini rispondere positivamente al gesto di buona volontà di Bossi". Un gesto che per il Guardasigilli non è dunque una marcia indietro, "come invece l'hanno definito i giornali strumentalizzando la dichiarazione" del leader del Carroccio.

    Di analogo tenore le parole pronunciate dal capogruppo leghista alla Camera Alessandro Ce', secondo il quale "Sarebbe un errore scambiare le parole sagge di Bossi come sinonimo di arrendevolezza". Così - fa capire l'esponente lumbard - la tregua annunciata è solo temporanea e serve a dare tempo a Berlusconi per trovare soluzioni più strutturali a una crisi che potrebbe segnare definitivamente la maggioranza".
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    Il pallino, insomma, resta al capo del governo, preso in mezzo allo scontro tra le diverse anime della sua coalizione. Perché - è sempre Ce' a parlare - "se Fini teorizza che è giusto votare con la sinistra su temi di grandissima rilevanza come quello dell'anticipazione della cittadinanza agli extracomunitari, allora nella Cdl diventa tutto lecito per tutti". Tutti argomenti, comunque, che saranno discussi all'inizio di novembre nell'Assemblea federale, "l'organismo deputato a prendere le grandi decisioni nei momenti difficili".

    Il clima, insomma, è tutt'altro che tranquillo, e a spargere altro sale sulle ferite del centrodestra arriva in Parlamento - proprio nel giorno in cui An deposita la sua proposta sul voto locale agli immigrati - una proposta che rischia di apparire una (provocatoria) risposta del Carroccio al vicepremier Fini. E' l'"esame" di naturalizzazione per gli stranieri contenuto in una legge presentata dal vice presidente del Senato e numero due del Carroccio, Roberto Calderoli.

    In sostanza, la proposta di Calderoli prevede di sottoporre gli immigrati che chiedono la cittadinanza italiana ad una prova che certifichi la loro conoscenza non solo dell'italiano, ma anche del dialetto parlato nella regione di residenza. Perché, secondo Calderoli, le regole attualmente in vigore rendono la concessione della cittadinanza "un mero procedimento burocratico" che non tiene conto della "capacità dello straniero di parlare la nostra lingua, della sua conoscenza dei nostri usi e costumi, della nostra storia, del nostro sistema istituzionale e delle regole basilari della nostra società".

    I leghisti vogliono insomma un esame vero e proprio, nel quale l'immigrato che aspira alla cittadinanza deve "dimostrare il reale livello di integrazione nella nostra società: una prova di lingua italiana e locale, domande di cultura generale, storia, cultura e tradizioni, sistemi istituzionali, sia nazionali che locali".


    (16 ottobre 2003)
    "Sarà qualcun'altro a ballare, ma sono io che ho scritto la musica. Io avrò influenzato la storia del XXI secolo più di qualunque altro europeo".

    Der Wehrwolf

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    Predefinito

    La Lega a Fini: "Ora fai un passo indietro"


    Castelli chiede a Fini di ricambiare il "gesto di buona volontà" di Bossi. La proposta di Calderoli: test d'italiano e di dialetto per gli immigrati.


    ROMA - Se Fini tira dritto, di certo non può essere Umberto Bossi a fare marcia indietro. L’avanguardia leghista si è affrettata a specificarlo. Il fatto che il Senatùr ieri abbia negato la sua intenzione di dimettersi da ministro non è stato affatto un dietrofront quanto piuttosto, per dirla con le parole del Guardasigilli Roberto Castelli, “un gesto di buona volontà”, una mano tesa all'alleato che in questi giorni si è messo a fare la voce grossa sugli immigrati. "Ora - dice però Castelli - tocca al vicepresidente Fini dire se intende rispondere positivamente e in quali termini".

    Ma è evidente che il Carroccio un’idea ce l’ha già e anche piuttosto chiara. La giusta risposta alle “sagge e responsabili parole di Bossi”, spiega il capogruppo leghista alla Camera Alessandro Cé, non può essere che un “passo indietro” di An e Udc sull’ipotesi di cercarsi una maggioranza assembleare per approvare il diritto di voto agli immigrati.

    Insomma, la tregua siglata soltanto ieri sotto l’egida di Berlusconi ha già lasciato il posto a una nuova sfida appena malcelata sotto inviti apparenti a scambiarsi cortesie da alleati.

    E’ chiaro che Bossi non vuole lasciare ulteriori margini di rafforzamento a Fini che proprio in questi giorni ha cominciato a raccogliere i primi frutti della sua decisione di tenere il punto. La strategia è dunque quella di riprendersi spazi e rilanciare la posta in gioco puntando sullo stesso tavolo degli invisi alleati: le politiche sull’immigrazione. Ed ecco che la Lega sgancia la sua nuova bomba: un “test di naturalizzazione” per gli stranieri che facciano richiesta di cittadinanza.

    Il disegno di legge, che porta la firma del leghista Roberto Calderoli, parte dall’assunto che si è integrati se si conosce la lingua del Paese ospitante ma anche il dialetto della regione in cui si risiede. Ed è su queste “materie” che il candidato alla cittadinanza dovrebbe conquistarsi l’ideoneità.

    "Il metodo da noi individuato - spiega il vice presidente del Senato - è quello di richiedere, all'immigrato che intende diventare cittadino italiano, il superamento di un test che dimostri il reale livello di integrazione nella nostra società, test che oltre a comprendere una prova di lingua italiana e locale, in base alla regione di residenza, comprende anche domande di cultura generale, storia, cultura e tradizioni, sistemi istituzionali, sia nazionali che locali".

    Una proposta che è molto più di una provocazione indirizzata agli alleati. La nuova uscita della Lega è anche un messaggio a Berlusconi, come spiega Alessandro Cè. Perché quello che Il Carroccio vuole a questo punto non è soltanto un passo indietro di Fini e Follini ma anche che il premier “batta un colpo”. “Se passasse l'idea – dice il capogruppo leghista - che una forza politica della maggioranza può essere contro la maggioranza stessa su un problema così importante, di rilevanza costituzionale, allora significherebbe che la fine della maggioranza è molto vicina. Significherebbe che Berlusconi non è più in grado di guidare la maggioranza e la sua leadership è al tramonto”.

    Cé ribadisce che non di ventilata crisi si tratta. Ma la minaccia per l’immediato futuro suona altrettanto oscura per il premier. “Abiamo attivato per l'inizio di novembre – annuncia - la convocazione dell'Assemblea Federale, l'organismo deputato a prendere le grandi decisioni nei momenti difficili. In quella sede proporrò che quanto vale per Fini, cioè la libertà di votare con l'opposizione su temi di grande rilevanza, debba valere anche per noi. Mi auguro che prima della nostra Assemblea Berlusconi batta un colpo”.

    (16 OTTOBRE 2003; ORE 11:40; ultimo aggiornamento ore 15:40)
    "Sarà qualcun'altro a ballare, ma sono io che ho scritto la musica. Io avrò influenzato la storia del XXI secolo più di qualunque altro europeo".

    Der Wehrwolf

 

 

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