GERUSALEMME - Per la festa delle capanne sono arrivati a Geru- salemme MIGLIAIA di cristiani. Domenica sera [12 ottobre] , in una manifestazione della “Inter- national Christian Embassy Jerusalem”, il Primo Ministro Ariel Sharon ha ringraziato i visitatori per la solidarietà con il suo popolo.
Seguono alcuni estratti del discorso di Sharon, documentati da Israelnetz.
«Cari amici, benvenuti a Gerusalemme, la capitale del popolo ebraico negli ultimi tremila anni, l’unita e indivisibile capitale dello Stato d’Israele per sempre.
Voi siete qui perché i vostri cuori e le vostre anime vi hanno portato nel paese della Bibbia. Grazie perché siete venuti e avete mostrato la vostra solidarietà. La vostra presenza qui manda un messaggio forte al mondo, e la vostra amicizia è importante per noi.
Israele è un luogo unico al mondo. Quando voi arrivate qui, non avete bisogno di una guida turistica, perché avete in mano la Bibbia.
Negli ultimi tre anni abbiamo dovuto affrontare una guerra che ci è stata imposta dai palestinesi. Ma la guerra non è cominciata tre anni fa; è cominciata più di 120 anni fa. Le sue radici affondano nel rifiuto del mondo arabo di accettare e adattarsi al fatto che il popolo ebraico ha il diritto di primogenitura per uno Stato ebraico democratico nella nostra patria originaria, nella culla del popolo ebraico.
La guerra terroristica non è riuscita a spezzare il nostro spirito, ma noi siamo decisi a fare in modo che lentamente arrivino a riconoscere che con la violenza, il terrorismo e l’incitamento non otterranno niente. Devono capire che Israele non cederà alla violenza e al terrorismo, non cederà mai.
Israele è un paese che cerca la pace. Noi cerchiamo la pace. Per un’autentica e durevole pace che duri per generazioni siamo disposti a fare dolorosi sacrifici, ma non a rischio della sicurezza del popolo d’Israele. In ciò che riguarda la nostra sicurezza - e questo l’ho detto chiaramente ai leader del mondo - Israele non è disposto a fare nessun compromesso o cedimento. Perché sappiamo bene che Israele - anche se è un piccolo, minuscolo paese - è l’unico posto al mondo in cui gli ebrei hanno il diritto e la capacità di difendersi con le proprie forze. Io sento che la mia responsabilità storica è di proteggere il popolo ebraico. Per quel che riguarda il popolo ebraico, non faremo nessuna concessione, di nessun tipo, né ora né in futuro.
Gerusalemme è una città della pace. Gerusalemme compare 677 volte nella Bibbia (ebraica). Sion, nel senso di Gerusalemme, compare altre 154 volte, e il nome del re Davide compare 1.083 volte. Soltanto dopo che Gerusalemme nel 1967 è stata riunita con il suo Tempio come centro, è stata garantita la libertà di culto in tutti i luoghi sacri. Cristiani, musulmani, ebrei e altri hanno potuto liberamente pregare senza subire pressioni. E posso dirvi che questa libertà continuerà soltanto se i luoghi sacri resteranno sotto il nostro controllo.
Sapete, se guardate i titoli e le immagini dei media, avete l’impressione che Israele sia un paese che ha successo soltanto nel campo della sicurezza: tutto il resto è polvere e sangue. Ma c’è un’altro lato di Israele di cui non si parla molto, un lato che è oltre il paesaggio, la società, la cultura o le origini più importanti: le persone.
Siamo una meravigliosa società, che si basa sulla democrazia e sulla libertà; uno Stato che è nello stesso tempo ebraico e democratico, l’unica democrazia in Medio Oriente. Le nostre poderose conquiste nelle scienze naturali, in medicina, in high tech, come anche in agricoltura, musica, in materie scientifiche e letterarie sono ben conosciute nel mondo. E spero che verrà il giorno in cui saremo noti per questi risultati che abbiamo ottenuto. Spero e prego che venga questo giorno.
Noi adempiamo la profezia biblica della riunione degli ebrei nella nostra patria originaria. Abbiamo accolto milioni di ebrei immigrati da 102 paesi, che parlavano 82 diverse lingue. Ne accoglieremo ancora altri.
Il vostro aiuto e il vostro sostegno ci sono preziosi. Abbiamo molti compiti davanti a noi, ma il vostro aiuto è importante per noi, affinché i nostri sogni possano realizzarsi. Mi dispiace di non potervi vedere [a causa delle forti luci], ma vi posso sentire [fragorosi applausi]. Sapete, ogni persona - e quindi anch’io - ogni tanto ha delle preoccupazioni. Voi sapete che qui dobbiamo affrontare molte preoccupazioni, ma adesso credo che ho bisogno di avere più spesso le vostre visite. Devo vedervi e udirvi più spesso.
Nonostante i compiti e gli ostacoli, sono sicuro che noi guardiamo con ottimismo in avanti. Uniti e con il vostro sostegno possiamo realizzare le speranze e i sogni di pace, sicurezza e benessere in tutto il paese.
Passerei volentieri tutta la serata con voi. Mi dispiace, ma non ho ancora finito la mia giornata, anche se ho bisogno delle voci che adesso sento.
Voglio di nuovo ringraziarvi molto perché siete venuti. Vi ringrazio tanto per la vostra solidarietà e per la vostra fede nel paese, nello Stato ebraico, in cui tutte le nostre speranze e sogni nel futuro si realizzeranno. Sono ottimista, credo che raggiungeremo tutte le nostre speranze e sogni.»
(Fonte Israelnetz Nachrichten, 13.10.2003)


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