Che il nostro atteggiamento nei confronti del mondo animale non sia tra i più equilibrati non costituisce una grande notizia: di certo però la notizia diviene importante quando scopriamo che questo nostro atteggiamento ci ha condotto a condurre oltre 11 specie animali e vegetali a rischio di estinzione.
L'aggressione dell'ambiente sembrerebbe fisiologica nel genere Homo; dalla sua comparsa sulla Terra, l'uomo ha contribuito a portare molte delle specie viventi all'estinzione: già nella preistoria numerosi animali sono scomparsi perché distrutti dai nostri antenati. Ma è evidente che la riflessione storica esercita un peso minore rispetto ai crudi dati delle statistiche, perché attiva l'immaginario e spesso conduce oltre i confini delle realtà. Ma i numeri no.
Infatti recenti dati emersi in occasione del Forum mondiale dei parchi tenutosi a Durban (Sud Africa), hanno posto in rilievo che 11.167 specie sono gravemente minacciate e potrebbero scomparire per sempre dal nostro pianeta. In estrema sintesi si constata che un mammifero su quattro e un uccello su otto sono a rischio. Molti gli animali selvatici «esotici» ad essere gravemente attaccati, soprattutto perché vittime di incontrollate azioni di bracconaggio: in cima alla classifica_ le tigri asiatiche il cui numero, di anno in anno, si assottiglia in modo preoccupante.
Ma anche il simbolo della forza e della potenza animale, il sovrano dei selvatici, il leone, potrebbe, nel giro di pochi decenni, appartenere alle specie estinte. Colpevole della sua paventata dipartita, la caccia condotta da molti allevatori che cercano così di eliminare dei pericolosi predatori. Naturalmente malattie e inquinamento fanno il resto. Le specie maggiormente minacciate rientrano tra i mammiferi: su un totale di 4.763 conosciute il 24% è a rischio; tra le 9.946 degli uccelli è a rischio il 12%; tra le 7970 dei rettili il 4%; tra i 4959 degli anfibi il 3% e tra le 25000 dei pesci il 3%. Le percentuali sono molto chiare è pongono in rilievo un dato indicativo: è tra i mammiferi che si sta verificando uno tra i più inquietanti annientamenti che la storia ricordi. A questo proposito va detto che alcuni scienziati, forse un pò troppo catastrofici, individuano in questa attuale situazione la fase iniziale di un'estinzione di massa, la sesta conosciuta dalla Terra e la prima dopo quella che cancellò, 65 milioni di anni fa, i dinosauri.
A detenere il triste record è l'Asia del Sud con 3918 specie minacciate, segue a breve distanza l'Africa con 3853 specie; al terzo posto si colloca l'America del Sud con 2.437 specie, la seguono l'America centrale con 2153 e l'America del Nord con 1053. Se pur con numeri più bassi, anche l'Europa insegue attivamente il tragico primato: nel vecchio continente sarebbero 1483 le specie che rischiano di estinguersi. Se si considera la limitata presenza di aree selvagge, ci si rende conto che il dato è doppiamente allarmante se paragonato, ad esempio, a quello africano dove le aree non occupate dall'uomo sono maggiori di quelle europee.
Mentre in certi territori (Africa, Asia e America del Sud) risulta devastante la caccia incontrollata, per l'Europa e l'America del nord una notevole minaccia è determinata dall'estensione irrefrenabile delle aree abitative e industriali, e dal conseguente inquinamento. Ma tutto il mondo civile lavora per garantire un futuro al pianeta: i dati allarmanti si contrappongono ad altri che aprono nuove vie verso un tenue ottimismo. Oggi, infatti, il 12% della Terra è classificato come «area protetta»: se consideriamo che dieci anni fa il territorio protetto da parchi e simili era circa il 6%, abbiamo modo di scorgere qualche traccia di speranza.
Nella sostanza, l'uomo ha deciso di proteggere da se stesso un'area di circa 19 milioni di chilometri quadrati (più o meno come l'India e la Cina messe insieme): anche questo è un segno forte e chiaro per cercare di fare qualcosa per un mondo stanco e maltrattato ma che, malgrado tutto, continua a girare.
Massimo Centini
L'Eco di Bergamo
(17/10/03)




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