Gorla, i piccoli angeli da non dimenticare
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Milano, 20 ottobre 1944, ore 11.24. Sembrava una giornata qualunque malgrado la guerra. Tersa e serena, il cielo limpido e chiaro. Ma all'improvviso una formazione di circa 96 quadrimotori angloamericani sganciò sul quartiere di Gorla 342 bombe da 500 libbre, scatenando il finimondo. Vennero colpiti 300 edifici tra case, negozi, officine, ma una bomba più delle altre provocò una strage che avrebbe cambiato la vita della città per sempre: quella che centrò la scuola elementare "Francesco Crispi" uccidendo 184 scolari dai 6 agli 11 anni, 19 insegnanti e altri 18 bambini piccoli in braccio alle madri che erano accorse al primo allarme. In tutto, quel giorno, i morti nel quartiere furono 703, i feriti 481. Fu uno dei peggiori e più cinici massacri da parte degli alleati nei confronti della popolazione civile di Milano. E oggi come allora, nessuno ha dimenticato.
Anche se nel 1944 la Nato non esisteva ancora, i bombardamenti alleati non erano una novità: durante la Seconda guerra mondiale furono numerose le missioni che si svolsero sulle nostre città, soprattutto su Milano, che in quanto capitale industriale del Paese ospitava le maggiori fabbriche metalmeccaniche come la Breda, la Falck, la Marelli e l'Alfa Romeo. In realtà furono colpiti anche obiettivi "neutri" come la Galleria, la Scala ed altri teatri, scuole, ospizi e normali abitazioni. E fu proprio in una di queste missioni, il 20 ottobre del '44 - quando si diceva che "la guerra era ormai finita" e che presto sarebbero arrivati i "liberatori" - che tre squadre di bombardieri partiti da Foggia si diressero su Milano, e più precisamente sugli stabilimenti Breda che si trovano al confine con Sesto San Giovanni sulla direttrice del viale Monza, ancora oggi una delle principali arterie della città.
Gli aerei, decollati alle 7.58, procedevano senza scorta di caccia e, del resto, non ce n'era bisogno: la reazione contraerea a Milano era prevista nulla - come in effetti fu - né apparvero aerei nemici; quelli tedeschi, già dall'agosto-settembre precedente, erano stati tutti ritirati in Germania e i caccia italiani dell'Anr erano troppo pochi per impensierire i piloti dei 38 bombardieri del "bomb group" che doveva compiere la missione sulla città. Alle 11.20, dopo un largo giro, gli aerei si trovarono sulla verticale di Saronno, dove la prima squadra per un "inconveniente tecnico" si liberò del suo carico prima del previsto in aperta campagna finendo fuori gioco; a questo punto le altre due erano arrivate sul bersaglio: la prima con una rotta di 118 gradi colpì la Breda, mentre il comandante della seconda si rese conto troppo tardi di essere sulla rotta di 140 gradi. Un errore di 22 gradi: troppi per cercare di correggersi eseguendo una virata verso sinistra per tornare sulla rotta programmata. A questo punto aveva due scelte: o continuare per 140 gradi raggiungendo la campagna verso Cremona, dove avrebbe potuto sganciare lo scomodo carico nei campi, oppure liberarsene subito, sulla città, anche se sotto di lui non c'erano obiettivi militari ma solo abitazioni civili che poteva vedere perfettamente date le favorevoli condizioni meteorologiche. Il comandante decise per la seconda via, e fu un massacro. Su questa triste pagina della nostra storia è stato creato un sito internet struggente, dal quale abbiamo attinto informazioni e immagini: www.piccolimartiri.it. E ci permettiamo di fare i complimenti allo storico Achille Rastelli che tiene alta, da tanti anni, la fiaccola della memoria.





