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    Predefinito Riflessioni alla luce di una vecchia carta geografica

    Possiedo una vecchia carta geografica, risalente al secolo XIX, dell' impero Austroungarico. La Cacania. Cosi la chiamava Ulrich, l' Uomo senza qualità di Musil. Nell' AustriaUngheria tutto era imperial-regio, Keiserlich-Koeniglich, abbreviato in K. K., che si pronuncia kaka. Dalle poste all' esercito, dalle ferrovie al teatro dell' opera, alle dogane ogni cosa era ka und ka.
    Esteso da Trieste a Leopoli e da Salisburgo ai Carpazi, coacervo di fedi, popoli ed etnie le più disparate, l' impero degli Absburgo era composto da 25 nazioni diverse. I comunicati ufficiali di Francesco Giuseppe iniziavano invariabilmente con le parole "Ai miei popoli!" Lo stesso monarca contava all' incirca 50 titoli nobiliari: imperatore d' Austria, re di Boemia, Ungheria, Galizia e Dalmazia, barone della Croazia e della Bucovina, margravio della Moravia e Podolia ecc. ecc.
    Tanto osteggiato in vita l' impero vien oggi rimpianto da molti dei suoi ex-sudditi, i quali, dal giorno della scomparsa dell' Aquila bicipite, si son azzuffati, bastonati, uccisi tra loro in una mezza dozzina di guerre e sommosse.

    Il perché della nostalgia l' ha spiegato molto bene, e una volta per tutte, Joseph Roth nelle sue opere, da La marcia di Radetzky a La cripta dei cappuccini: "Ovunque i gendarmi portavano lo stesso cappello piumato. Ovunque le imperialregie rivendite di tabacchi erano dipinte a strisce diagonali gialle e nere. Ovunque, in quel grande e variopinto impero, ogni sera, nello stesso momento, la tromba sonava il segnale di ritirata. Ovunque, in tutti i caffé dell' impero, troneggiava il ritratto di Sua Maestà, quel gran signore con i favoriti al quale appartenevano tutti i Paesi della Corona, tutti i gendarmi, tutti i doganieri, le rivendite di tabacchi, le barriere, le ferrovie, i popoli. In ogni Paese si cantavano bensi altre canzoni, i contadini portavano altri panni, si parlava un altra lingua, ma tutti erano accomunati dalle parole dell' inno imperiale "Dio preservi l' austriaco regno". Cosi, quel che era straniero diventava domestico e la patria aveva l' eterno incanto dell' estero"

    Osservando la carta con l' aiuto di una lente leggo toponimi oggi obsoleti, dimenticati: Pressburg ? è diventata Bratislava, Agram? Zagabria, Lemberg? Lodz. E quante reminescenze storico letterarie evocano alcuni nomi! Ecco Auschwitz, oggi Oswiecim in Polonia. Ecco i villaggi ebraici della Galizia, descritti da Singer nelle sue novelle. Ecco Austerlitz, teatro della più luminosa vittoria di Napoleone, oggi Slavkov presso Brno. Ecco, ancora, l' oggi bosniaca Vishegrad, dove lo jugoslavo Ivo Andric, premio Nobel per la letteratura, ambientò il suo capolavoro "Il ponte sulla Drina".
    Su tutto questo regnò, per 68 lunghi anni (uno dei regni più lunghi che la storia conosca), Francesco Giuseppe I° d' Absburgo. Autocrate bonario che ha moltiplicato sé stesso nei volti dei camerieri e dei portieri d' albergo viennesi che ripetono ovunque, nei caffè e nelle strade, la sua fisionomia di "familiare inavvicinabilità".

    Gianni

    P.S.
    Piccolo reminder per i molti nostalgici dell' impero austroungarico che pullulano tra i titolari di partite Iva del Nordest: nella terra di Maria Teresa e Cecco Beppe le tasse si pagavano fino all' ultimo tallero.
    Prosit.

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  2. #2
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  3. #3
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    Predefinito Francesco Giuseppe....

    ...fu il terminale temporale dell'Impero Austroungarico

    Nel successivo mezzo secolo circa i suoi "popoli", vissuti in pace tra loro per oltre cento anni, ricordavano con nostalgia "i bei tempi passati".
    Così fu per la "pace romana", e prima per quella egizia e quella ateniese.
    Il medio e l'estremo Oriente ricordano ancorta la "pace inglese", così come buona parter dell'Africa.

    Anche nell'impero sovietico regnò la pace, rotta dall'invasione nazista che tentava di fondare il suo impero.
    Poi fu ancora pace, dentro i suoi confini, fino alla caduta del Muro.

    Sono stati periodi più o meno lungni di "paci imperiali".
    Poca libertà e molta pace.

    Poi gli stati e gli uomini scoprirono, con la libertà, il benessere per tutti e la libertà e il benessere degli uni cozzò continuamente contro quello degli altri....e gli imperi implosero.

    Silenzioso e inarrestabile stà crescendo un impero mondiale, quello della Libertà e della democrazia.

    Alla fine sarà pace per tutti.

    E non in nome di un Dio, ma in nome della persona umana.

    Semplicemente.

    saluti

  4. #4
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    Predefinito Re: Francesco Giuseppe....

    In origine postato da mustang
    ...fu il terminale temporale dell'Impero Austroungarico

    Nel successivo mezzo secolo circa i suoi "popoli", vissuti in pace tra loro per oltre cento anni, ricordavano con nostalgia "i bei tempi passati".
    Così fu per la "pace romana", e prima per quella egizia e quella ateniese.
    Il medio e l'estremo Oriente ricordano ancorta la "pace inglese", così come buona parter dell'Africa.

    Anche nell'impero sovietico regnò la pace, rotta dall'invasione nazista che tentava di fondare il suo impero.
    Poi fu ancora pace, dentro i suoi confini, fino alla caduta del Muro.

    Sono stati periodi più o meno lungni di "paci imperiali".
    Poca libertà e molta pace.

    Poi gli stati e gli uomini scoprirono, con la libertà, il benessere per tutti e la libertà e il benessere degli uni cozzò continuamente contro quello degli altri....e gli imperi implosero.

    Silenzioso e inarrestabile stà crescendo un impero mondiale, quello della Libertà e della democrazia.

    Alla fine sarà pace per tutti.

    E non in nome di un Dio, ma in nome della persona umana.

    Semplicemente.

    saluti
    Ben detto Mustang, lo dico senza ironia.

    E quando avremo raggiunto la pace universale, non prima, potremo anche permetterci dei premier-cabarettisti come Berlusconi bravi a raccontar barzellette.

    Tornando ai molti nostalgici dell' AustriaUngheria mi meraviglia che costoro siano poi avversi ad una UE sempre più coesa con la scusa che perderanno le loro specificità nazionali e culturali. L' Impero absburgico non era forse una grande UE, un variopinto caleidoscopio di stati e staterelli diversi uniti da un idea comune ed amministrati da un autorità sovranazionale?
    Quali tradizioni o peculiarità culturali hanno perso i molti popoli che ne facevano parte?
    Comunque non sono tanto gli Absburgo che i nostalgici rimpiangono, quanto il lungo periodo di pace interna che coincise col regno di Franz Josef.
    Certo, va detto che il giogo imposto alle popolazioni non era mai troppo stretto. Le autorità e i comandi militari sapevano essere bonari con coloro che non si ribellavano. Pare che una delle ragioni della nostra sconfitta nella battaglia navale di Lissa fu che i nostri ufficiali (tutti nobili), benché italiani, impartissero ordini in francese, lingua incomprensibile alla maggioranza dei marinai, causando non poche incomprensioni. Mentre i loro colleghi della Marina Imperiale austriaca, benché di lingua madre tedesca, diedero alla ciurma di estrazione veneta, istriana, dalmata, disposizioni in dialetto veneto (capito da tutti) per l' intera durata dello scontro. Fino al "Ghemo vinto, fijòi" finale.


    ciao
    gianni

  5. #5
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    Predefinito Padronissimo te di....

    ....tifare per Castro o Saddam, io preferisco i Berlusconi o i Bush.

    Questi ultimi, o quelli come loro eletti in libertà, se non funzionano li mandi a casa "pacificamente", non servono guerre.

 

 

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