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Discussione: The Doors

  1. #1
    Re del Fondoscala
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    Predefinito The Doors

    Ricominciamo la carrellata dei grandi gruppi analizzando i doors, il gruppo che fece un'epoca con i suoi costumi, le sue canzoni e Jim Morrison: il genio della musica rock.

  2. #2
    Re del Fondoscala
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    Predefinito La storia

    I Doors hanno rappresentato un'anomalia nel Pantheonrock. Non hanno fatto parte del sound di San Francisco, all'insegna di "Pace & Amore", e di Airplane-Dead-Quicksilver. Non hanno avuto niente a che fare con la "British invasion", e nemmeno con la musica pop in generale. Anche se New York City era adeguata ai Doors (al punto da venirne pressoché adottati) essi non erano assimilabili ai Velvet Underground, malgrado le affinità dei due gruppi quanto a tematiche fosche e oscure. Non facevano nemmeno parte della scena principalmente folk-rock di Los Angeles, dominata da Byrds, Buffalo Springfield e consimili. Perfino nella gerarchia-rock che comprende Elvis, Dylan, Joplin e Hendrix, loro erano un mondo a sé; ma era un mondo meraviglioso e oscuramente esotico...
    I Doors erano una band, e ognuno dei singoli componenti costituiva una sfaccettatura dell'intero diamante. Una sera, mentre erano in tour, poco prima che il concerto iniziasse, un disc-jockey era salito sul palco per presentare lo spettacolo: "Signore e signori", aveva annunciato al pubblico, "date il vostro benvenuto a Jim Morrison & Doors". Vi era stato un applauso d'incoraggiamento. Mentre il "dj" scendeva le scale per andarsene dal palco, Jim lo aveva preso in disparte e gli aveva detto: "Oh, oh, tipo, adesso te ne torni su e ci presenti bene". Il dj era stato colto dal panico: "Cos'ho detto?! Cos'ho fatto?!". "Devi dire The Doors", gli aveva detto Jim, "il nome della band è THE DOORS". La Nascita Quando i primi manager dei Doors avevano tentato di convincere Jim ad allontanarsi dal resto del gruppo promettendogli ricchezza e indipendenza che avrebbe potute avere solo dalla carriera solista, Jim era andato subito a informare Ray: "Quei due tizi stanno tentando di sciogliere la band - licenziamoli". Il contratto con i manager era poi stato sciolto; da quel momento, un loro roadie era divenuto il rappresentante dei Doors, e in pratica i quattro Doors si erano gestiti da soli. Nessuno avrebbe più tentato di creare fratture tra Jim e la band, e nessuno avrebbe più detto loro cosa dovessero fare. Chiunque abbia avvicinato l'affascinante cerchia degli intimi, alla quale ci si riferiva impropriamente come alla "Famiglia Doors", sa che i Doors erano ben piu del solo Jim. Non è un mistero il motivo per cui Jim Morrison non sia mai divenuto solista: sapeva di aver bisogno di Robby Krieger, John Densmore e Ray Manzarek, tanto quanto essi avevano bisogno di lui. Un interrogativo si ripropone costantemente: perché i Doors sono ancora tanto popolari? Perché i Doors? Perché adesso? Chiaramente, la risposta concerne gli inusuali elementi musicali. Robby Krieger: non solo un eccellente compositore, ma anche un bravo chitarrista-flamenco, abile interprete anche di un particolare genere di chitarrismo bottleneck. Ray Manzarek: un tastierista di formazione classica con un sincero amore per il blues, il quale componeva ed eseguiva anche melodiche e precise linee di basso. John Densmore: un batterista-jazz forte di un'insuperabile sintonia con i ritmi sciamanici e i tempi teatrali. Jim Morrison: il baritono, il poeta elettrico dotato di un innato talento compositivo. Il tacito obiettivo della band era nientemeno che l'alchimia musicale - intendevano coniugare una musica rock diversa da tutto il già sentito con la poesia, e quell'ibrido a sua volta con la teatralità e la drammaturgia. Miravano a unire esecutori e pubblico colpendo direttamente la Mente Universale. Non si sarebbero accontentati di niente di meno. Per loro questo non significava usare trucchi, né celarsi dietro cortine fumogene, e neppure fare ricorso a complesse elaborazioni sceniche o a effetti speciali - soltanto nudo, pericoloso realismo, penetrando il velo della verginità con la capacità della musica di risvegliare i poteri eternamente sopiti di ogni essere umano. I Doors corteggiavano costantemente la loro Musa - o meglio, Morrison corteggiava la sua musa, e la band lo seguiva; la band era con lui. Jim ha sempre sostenuto che non si può semplicemente volere l'ispirazione; la forza dello scrittore o dell'artista consiste nella sua capacità di ricevere, non di inventare, ed è dovere dell'artista fare tutto il possibile per sviluppare la ricettività. Per arrivare a questo, il poeta di fine Diciannovesimo secolo Arthur Rimbaud aveva invocato un sistematico "sconvolgimento razionale di tutti i sensi". A quale scopo? "Per raggiungere l'Ignoto". La passione di Jim per l'Ignoto è ben documentata. "C'è il Noto" - aveva affermato in una citazione spesso attribuita a William Blake, ma in realtà dello stesso Jim - "e c'è l'Ignoto, e in mezzo ci sono le Porte (the Doors)". Ma Blake disse anche, nel suo primo scritto Proverbio d'lnferno: "La strada dell'eccesso conduce al palazzo della saggezza"; e una riga sotto: "Prudenza è una ricca, orrenda zitella corteggiata dall'Incapacità". Non c'è bisogno di aggiungere che Jim non corteggiava la zitella e non sapeva cosa fosse l'incapacità. Jim beveva, urlava e invocava, lusingava e danzava in onore della divina ispirazione, e al diavolo il prezzo, concentrando la sua ispirazione per unire la band, per incendiare il pubblico, per incendiare la notte, una volta per tutte, per sempre. La rovina e il successo Tristemente, fu proprio il costante impegno dei Doors a quel livello, raggiunto fin dal principio della loro carriera, che alla fine li rovinò. Jim Morrison era un uomo che non voleva, non poteva e non sapeva scendere a compromessi riguardo a se stesso e alla sua arte. E in questo consistevano la sua innocenza e la sua purezza - la sintesi della sua fortuna e disgrazia. Andare fino in fondo o morire nel tentativo. Tutto o niente. Il rischio estatico. Lui non avrebbe modificato o impoverito quello che scriveva, non avrebbe falsificato la disperazione. Non avrebbe meramente intrattenuto, non sarebbe andato avanti come se nulla fosse; era brillante e disperato, era trascinato, era folle - folle di creare, folle di essere sincero. E quelle qualità l'hanno reso effimero, pericoloso e combattuto con se stesso. Cercava consolazione e conforto nei medesimi elementi che in principio lo avevano ispirato e aiutato a creare: le sostanze tossiche. Jim Morrison non era succube di alcuna droga tanto quanto era "dipendente" dal portare al massimo le esperienze, e in particolare quelle vette che raggiungevano i "riti-Doors" all'apice della loro forza collettiva, quelle volte in cui Musa e musicisti divenivano tutt'uno, e il pubblico faceva virtualmente parte della band. Era la dedizione che l'aveva reso possibile, ed era la dedizione che lui aveva rifiutato di sacrificare. Le teorie del surrealista francese Antonin Artaud, così come delineate nelle sue tesi "Il Teatro e il suo doppio", esercitarono una significativa influenza sul gruppo. In uno dei saggi piu efficaci del libro, Artaud tracciava un parallelo tra la peste e l'azione teatrale, sostenendo che la drammaturgia deve essere in grado di provocare una catarsi nello spettatore, allo stesso modo in cui la peste purifica il genere umano. Lo scopo? "Così che siamo terrificati e risvegliati. Io voglio destarli. Non si rendono conto che sono già morti". Jim, nel tempo, avrebbe urlato "Sveglia!" migliaia di volte, nello sforzo di scuotere il pubblico dalle sue autoimposte letargia e inconsapevolezza. Al principio della carriera del gruppo, Jim aveva tentato di spiegare una parte di tutto questo a un giornalista: "Un concerto dei Doors è un incontro pubblico convocato da noi per una particolare discussione drammatica. Quando ci esibiamo, siamo partecipi della creazione del mondo, e la celebriamo con la folla". Pochi giorni dopo essere andato a Parigi, per morirvi, Jim aveva rilasciato la sua ultima dichiarazione alla stampa: "Per me, non si è mai trattato di un'esibizione, di una cosiddetta performance. Era una questione di vita e di morte - un tentativo di comunicare, di coinvolgere molte persone nel privato mondo del pensiero". Si era nella seconda metà degli anni Sessanta, e le band che cantavano di amore, pace e "acido" erano superate, ma per i Doors era diverso. Il notturno mondo verde smeraldo di Pan, dio della musica e del panico, non sarebbe stato più risplendente che nella musica dei Doors: il galoppo senza fiato in "Not to Touch the Earth", l'orrore incombente di "Celebration of the Lizard", l'incubo edipico di "The End", il cacofonico tormento di "Horse Latitudes", gli oscuri, difficili bisbiglii di "Can't See Your Face in My Mind", il funesto destino incombente in "Hyacinth House", la seducente perdita di consapevolezza in "Crystal Ship"... Quando la musica era finita, vi era ancora una tranquillità, una serenità, un collegamento con la vita e una conferma dell'esistenza. Nel mostrarci l'Inferno, i Doors ci conducevano nel Paradiso. Evocando la morte, ci facevano sentire vivi. Essendoci confrontati con l'orrore eravamo liberi di celebrare la gioia. Avendo confermato la nostra deprimente sensazione di essere senza speranza, i Doors ci guidavano verso la libertà, o perlomeno ci provavano. L'influenza della filosofia C'era una strana e allettante fascinazione evocata da frammenti di antichi misteri pagani: l'oscurità e la luce, l'agonia e l'estasi, il sacrificio e la beatitudine, il vino e il peyote (fungo allucinogeno). Agli antichi bastava sapere che esistevano porte che conducevano a una dimensione segreta, che potevano aprirsi per coloro che fervidamente le cercavano. Simili speranze e bisogni umani non sono stati superati col tempo. Morrison è stata la prima rockstar che parlasse delle implicazioni mitiche e dei poteri archetipici del rock'n'roll, che affermasse le caratteristiche "rituali" del concerto rock.

  3. #3
    Re del Fondoscala
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    Per averlo fatto, la stampa lo definiva un pretenzioso sbruffone: "Non prenderti tanto sul serio, Morrison, è solo rock'n'roll, e tu sei soltanto un cantante-rock". Jim sapeva che sbagliavano, ma non discuteva. Jim sapeva che la musica è magia, che la performance è fede, e sapeva che il ritmo può essere liberatorio. Jim era troppo consapevole dell'importanza storica della musica nel "rito", perché fossero casuali quei concerti dei Doors dal potere di trasformare la gente. Da Friederich Nietzsche, Jim aveva mutuato la sicurezza e l'incoraggiamento nell'invito a dire "sì alla vita". Jim preferiva l'intensità alla longevità, per essere, come ha detto Nietzsche, "uno che non si nega", che non solo non dice di no, ma che accetta la sfida di creare sé stesso. Jim deve anche aver tratto forza dalla lettura del seguente passo di Nietzsche: "Dire sì alla vita perfino di fronte ai problemi più strani e ostici; la volontà di vivere esulta perfino di fronte al sacrificio dei suoi simboli piu elevati - è questo ciò che ho definito Dionisiaco, quello che concepisco come ponte tra la psicologia e il poeta tragico. Lo scopo non è sbarazzarsi del terrore e della pietà, non è quello di salvaguardare l'essere dai pericolosi effetti della sua violenta liberazione, ma è quello di porre l'essere quale inizio dell'eterna gioia, oltre tutto il terrore e la pietà". Era l'insaziabile brama di vivere di Jim che lo ha ucciso, non una qualche attrazione per la morte. La band prese nome dal poeta-visionario-artista William Blake. Blake aveva scritto: "Quando le porte della percezione sono spalancate, le cose appaiono come veramente sono - infinite". L'autore inglese Aldous Huxley era stato sufficientemente ispirato dalla citazione di Blake per intitolare il suo libro basato sull'esperienza mescalinica "Le Porte della percezione". Morrison era stato sufficientemente impressionato da entrambe le fonti da proporlo quale marchio ai compagni della band. Tutti furono d'accordo che quel nome, così come le fonti dalle quali derivava, fossero perfetti per sintetizzare e rappresentare chi fossero e il motivo per cui avevano cominciato a suonare. E poi venne il primo "singolo" "Break on Through (to the Other Side)", un distillato quasi perfetto dei propositi di quella giovane band. L'immagine proponeva un surreale invito a un perpetuo mondo notturno con la vaga promessa del proibito. I Doors erano molto eccitanti - in parte gioia, e in parte orrore. Nietzsche, Van Gogh, Rimbaud, Baudelaire, Poe, Blake, Artaud, Cocteau, Nijinskij, Byron, Coleridge, Dylan Thomas, Brendan Behan... i folli, i predestinati alla distruzione, gli scrittori, poeti e pittori, gli artisti della strenua resistenza all'autorità, tenaci nella lealtà nei confronti della loro vera natura, a qualsiasi costo - era questa la linea con cui Morrison si identificava appassionatamente, ed era al loro livello che lui aspirava. Essere un poeta, un artista, significava piu che scrivere, dipingere o cantare: voleva dire avere una visione e il coraggio di guardare attraverso la visione, a dispetto di ogni ostacolo. Quel che non uccide rende più forti. Quando una rivista chiese a Jim come si fosse preparato al successo, lui rispose: "Ho smesso di tagliarmi i capelli". Quel che non disse era: "e ho cominciato a "farmi" di acido". Come tanti altri, Jim assumeva droghe per espandere la sua consapevolezza, per riuscire a entrare in mondi altrimenti preclusi. Consapevole del rapporto tra lo Sciamano e il suo mondo interiore per mezzo del peyote, e delle esperienze di Castaneda con Don Juan, era affascinato dal paradiso artificiale, dall'architettura onirica - mari lattei e notti senza stelle. Con Huxley, Jim si era meravigliato prima che la splendida geometria e gli antichi segreti si affacciassero al limite della rivelazione. E come i poeti romantici, si impegnava ad alterare i propri sensi con qualunque cosa disponibile - vino, hascisc, whisky... Se vi fosse stato in giro dell'assenzio, Morrison sarebbe stato un grande bevitore d'assenzio. In "The Varieties of Religious Experience", William James scrisse qualcosa che Jim già sapeva: "La sobrietà diminuisce, discrimina e dice no; l'ubriachezza espande, unifica, e dice sì". E quando la visione non lo soddisfaceva né lo sorprendeva più, quando l'alterazione sintetica non gli forniva più quell'espansione della coscienza che anelava, come Dioniso, Dio dell'estasi, diveniva Bacco rappresentante dell'ubriachezza - Jim si rivolgeva sempre piu all'alcol per rendersi insensibile al dolore e farlo inconsapevolezza. All'inizio beveva per il puro gusto di farlo. "Bere mi piace", ammetteva. "Rilassa le persone e stimola la conversazione. In qualche modo è come giocare d'azzardo; vai fuori una sera a bere, e non sai dove ti ritroverai la mattina dopo. Può andarti bene, può essere un disastro, è come un lancio di dadi... È la differenza tra il suicidio e la lenta capitolazione". E alla fine lui si ubriacava per la semplice ragione che questo è l'effetto degli alcolici. Essere un poeta significava più che lo scrivere poesie. Richiedeva una dedizione a vivere e morire con grande stile e con una tristezza perfino maggiore; svegliarsi ogni mattina con un febbrone da cavallo e sapere che la febbre non si sarebbe estinta che con la morte. Essere un poeta voleva dire esprimere una dedizione; abbracciare la tragedia che il fato aveva scelto per te e adempiere a quel dovere con slancio e nobiltà. Un poeta Oggi, molti anni dopo la morte di Jim, la storia di Morrison e dei Doors è trasfigurata nel regno della leggenda. La breve e tragica vita di Jim è della stessa stoffa dei nostri eroi e dei nostri dèi di giovinezza e redenzione. Come Orfeo, lui è sempre giovane, e come Dioniso è morto per rinascere. E come per I'uccisione di Adone, il sacrificio di Mithra, e la morte accidentale di Antinoo, luì non avrebbe potuto vivere senza distruggere il mito nel quale il suo pubblico si identificava. Uno dei motivi per cui Jim se ne andò a Parigi era che rifiutava la mitologia che lui stesso aveva contribuito a creare. Osiride proclamò: "I miei capelli sono i capelli di Nu, i miei occhi sono gli occhi di Hathor, il mio collo è il collo della sacra dea Iside". E anche Morrison era un composto delle divinità che avevano segnato il mondo prima di lui: i capelli e l'inclinazione del collo di Alessandro il Grande, l'andatura dinoccolata di Marlon Brando, il fosco sguardo di James Dean, il tormento di Montgomery Clift, il comportamento e l'ispirazione di Rimbaud; la voce di Sinatra, il magnetismo del giovane Elvis Presley... E poi si trasformò dal magnifico Adone nel barbuto e paterno Zeus. Ma Jim Morrison non voleva essere un dio, Jim Morrison voleva essere un poeta. Nessun poeta moderno ha scritto meglio di Jim Morrison dell'alienazione e delle sensazioni di isolamento, di terrore, e di mancanza di senso. Siamo stati murati, instradati, isolati, ariacondizionati, cine-plessati, programmati, condizionati, immutabilmente diretti dal materialismo, dal consumismo, e dal capitalismo, inconsapevoli delle nostre emozioni, soltanto vagamente consci dei nostri impoveriti spiriti prossimi alla morte per inedia. Jim era consapevole di questo moderno scisma, di questo senso di destrutturazione, della nostra angoscia: "Se la mia poesia si prefigge un qualche scopo, è quello di far muovere la gente dai modi limitati che ha di vedere e sentire". Prima di ottenere la libertà, prima di arrivare "a casa", ci si deve smarrire, dubitare, perdere le speranze - prima si deve attraversare l'abisso. Prima dell'alba, per forza di cose, viene l'inesorabile notte, quella che San Giovanni della Croce ha definito "l'oscura notte dell'anima", e alla quale Dante si è riferito come alla "Selva oscura". È questo il capitolo determinante del viaggio dell'eroe, ed è in questo solco che deve muoversi il vero artista. In una poesia semplicemente intitolata "L'Abisso", Baudelaire aveva tentato di descrivere l'indicibile orrore, il vuoto dell'indifferenza; Sartre ha definito questa voragine "senza uscita" - perché nessuno uscirà vivo di qui. "Alcuni nascono per la dolce gioia" scrisse Jim, "e alcuni nascono per la notte senza fine". E non vi erano dubbi da quale versante Jim avesse passato la maggior parte del suo tempo. Conoscendo bene il costo, conoscendo i rischi, ma essendo guidato da un'insaziabile brama di vedere e provare tutto, e fare ogni cosa, Jim è corso verso l'orlo dell'abisso e ha scoperto una libertà tanto completa e vasta da essere terrificante. E poi vi è sprofondato. Ma Jim sapeva come la strada dell'eccesso che conduce al palazzo della saggezza sia ricca di disperazione e disastri tanto quanto di estasi e di grande gioia; e quella disperazione non può essere soppressa ma deve essere sperimentata, e solo allora ce ne si può liberare. Il desiderio di Jim in punto di morte era quello di essere preso sul serio come poeta. In vita, il suo comportamento aveva resi molti di noi ciechi alle sue parole; oggi la sua biografia continua ad affascinarci e a stupirci, ma la sua opera poetica ha finalmente assunto vita propria. La fine? Nel corso della sua esistenza, Morrison è stato assimilato a un angelo e definito un diavolo, e praticamente a tutto quanto sta nel mezzo, da Mefistofele alla Definitiva Bambola Barbie, dal Re dell'Acid Rock a Topolino-De Sade. Ha cercato strenuamente "l'immortalità" nelle vesti di poeta soltanto per vedere i suoi sforzi sabotati dall'enorme fascino della sua immagine di rockstar. Comunque, Jim ha avuto quel che voleva: voleva essere una stella pulsar; ora la si vede, ora no. Quello che non aveva calcolato era che l'effetto provocato sarebbe durato tanto a lungo; probabilmente ne sarebbe stato soddisfatto - di sicuro ne sarebbe stato orgoglioso. E alla fine, dopo aver conquistato l'America e il resto del mondo occidentale, dopo essere stato ammanettato dai Tribunali e dalle leggi del Paese che amava, era fuggito a Parigi, approdo di tanti espatriati del passato, per continuare a vivere da poeta. Ma il suo corpo era troppo provato, il suo cuore troppo debole; aveva già visto, fatto, e bevuto troppo. Aveva vissuto una vita a modo suo, aveva eluso gli ammonimenti, e adesso c'era il conto da pagare. Il suo spirito era stanco. La morte era semplicemente piu vicina e facile del tornare in America, o allo stadio che rappresentava. Jim Morrison non è morto. Il suo spirito continua a vivere, nella sua musica e nei suoi testi, rilucendo di fulgido splendore - una fusione di chiaro e scuro rende il diamante luminoso ed eterno. "Annulla la mia adesione alla Resurrezione", cantava. Niente affatto, Jim. Questa non è la fine.

  4. #4
    Re del Fondoscala
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    Predefinito Discografia

    THE DOORS



    SOUL KITCHEN
    THE CRISTAL SHIP
    20TH CENTURY FOX
    ALABAMA SONG
    LIGHT MY FIRE
    BACK DOOR MAN
    I LOOKED AT YOU
    END OF THE NIGHT
    TAKE IT AS IT COMES
    THE END
    BREAK ON TROUGH

  5. #5
    Re del Fondoscala
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    STRANGE DAYS



    STRANGE DAYS
    YOU'RE LOST LITTLE GIRL
    LOVE ME TWO TIMES
    UNHAPPY GIRL
    HORSE LATITUDES
    MOONLIGHT DRIVE
    PEOPLE ARE STRANGE
    MY EYES HAVE SEEN YOU
    I CAN'T SEE YOUR FACE IN MY MIND
    WHEN THE MUSIC'S OVER

  6. #6
    Re del Fondoscala
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    WAITING FOR THE SUN




    HELLO, I LOVE YOU
    LOVE STREET
    NOT TO TOUCH THE EARTH
    SUMMER'S ALMOST GONE
    WINTERTIME LOVE
    THE UNKNOWN SOLDIER
    SPANISH CARAVAN
    MY WILDE LOVE
    WE COULD BE SO GOOD TOGETHER
    YES, THE RIVER KNOWS
    FIVE TO ONE

  7. #7
    Re del Fondoscala
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    THE SOFT PARADE


    TELL ALL THE PEOPLE
    TOUCH ME
    SHAMAN'S BLUES
    DO IT
    EASY RIDE
    WILD CHILD
    RUNNIN' BLUES
    WISHFUL SINFUL
    THE SOFT PARADE

  8. #8
    Re del Fondoscala
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    MORRISON HOTEL


    ROADHOUSE BLUES
    WAITING FOR THE SUN
    YOU MAKE ME REAL
    PEACE FROG
    BLU SUNDAY
    SHIP OF FOOLS
    LAND HO!
    THE SPY
    QUEEN OF THE HIGHWAY
    MAGGIE MC'GILL
    INDIAN SUMMER

  9. #9
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    L.A. WOMAN


    L.A. WOMAN
    BEEN DOWN SO LONG
    CARS HISS BY MY WINDOW
    THE CHANGELING
    CRAWLING KING SNAKE
    HYACINTH HOUSE
    L'AMERICA
    LOVE HER MADLY
    RIDERS ON THE STORM
    THE WASP [TEXAS RADIO & THE BIG BEAT]

  10. #10
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    AN AMERICAN PRAYER


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    Dawn's highway
    Newborn awakening
    TO COME OF AGE
    Black polished chrome latino chrome
    Angels and sailors
    Stoned immaculate
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    AMERICAN NIGHT
    Roadhouse blues
    The world on fire
    Lament
    The hitchhiker
    AN AMERICAN PRAYER

 

 
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