Wanna Marchi: ecco le mie prigioni
In uscita un volume sulle disavventure giudiziarie della regina delle televendite che, con la figlia, firma un libro sulla "barbarie del carcere": verrà presentato da Bruno Vespa
BOLOGNA - Un perché c'è: "Perché questo libro? Per dare voce a chi non ne ha, non ha né nome né volto, e come noi ha vissuto l'esperienza estrema, prostrante del carcere: un mondo sommerso fatto di ombre, di dolore, di doveri insensati, dove qualsivoglia diritto umano viene 'sequestrato' all' entrata unitamente a tutti gli effetti personali". Ecco un brano della prefazione che Wanna Marchi e la figlia Stefania Nobile hanno scritto per il loro libro Le nostre prigioni - un diario a quattro mani, un volume che sarà in libreria a fine novembre. Il libro sarà presentato a Porta a porta su Rai 1.
Le due autrici, rinviate lo scorso settembre al giudizio del tribunale di Milano per rispondere di una presenta catena di truffe attraverso le televendite, e l'editore bolognese Francesco Maria Gallo, saranno ospiti di Vespa. Nessuna autodifesa, nessun tentativo di scagionarsi: solo un racconto dell'esperienza dietro le sbarre: i 61 giorni a San Vittore, i successivi arresti domiciliari. Un testo, pubblicato dalla "Gallo & Calzati" in cui Wanna Marchi e Stefania Nobile descrivono la prassi della detenzione carceraria come una 'barbarie' che, in nome della giustizia e del bene collettivo, "finisce con il togliere dignità non solo al detenuto, ma alla società stessa che ne tollera il perpetrarsi quotidiano".
"All' uscita, certo - scrivono - restituiscono tutto, e con qualcosa in più: i documenti, i lacci delle scarpe, e la sofferenza di una fedina penale irrimediabilmente segnata. E allora non sei più una persona, ma un pezzo di casellario giudiziale con un fragile presente, un incerto futuro e un pesantissimo passato. Il carcere incattivisce, logora, tarpa le ali, chiude la bocca; di norma, appena fuori di lì, non si vede l'ora di cancellarne le tracce, dimenticare tutto, voltare pagina per non essere disprezzato, compatito, giudicato. E questa rimozione - magari vile, ma perfettamente comprensibile - fa sì che certe verità non vengano mai a galla". "E proprio a queste persone 'per bene', che il carcere l' hanno visto solo al cinema o in tv (così come non è), dedichiamo questo libro nato dal nostro dolore, perché prima di giudicare possano sapere, e riflettere con tutti gli elementi in mano su termini come 'colpa', 'giustizia', 'espiazione della pena'; perché siano finalmente consapevoli dell' inferno che esiste dietro quelle sbarre. Sotto il loro stesso cielo, sulla loro stessa terra, in questo nostro mondo".
(20 ottobre 2003, ore 13,29)
vittima di un complotto farmacista
L.D.C.
IN WANNA WE TRUST





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