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    Predefinito Premio nobel ad Obama: così si premia chi semina morte e terrore

    Sorpresa alla Casa Bianca e in America per la decisione del comitato norvegese
    Premiati "gli sforzi straordinari per la diplomazia e la cooperazione tra i popoli"
    Il Nobel per la pace a Barack Obama
    Il presidente: "Non so se lo merito"

    Il Nobel per la pace a Barack Obama Il presidente: "Non so se lo merito"
    OSLO - "Sono sorpreso, onorato e profondamente commosso, ma non sono sicuro di meritare il premio". Così Barack Obama commenta davanti ai giornalisti la decisione del comitato norvegese di assegnargli il Premio Nobel per la pace 2009. "Accetto questo premio come chiamata all'azione per tutte le nazioni di fronte alle sfide del ventunesimo secolo", ha aggiunto Obama.
    Il comitato del Nobel ha attribuito il premio al presidente degli Stati Uniti "per i suoi sforzi straordinari volti a rafforzare la diplomazia internazionale e la cooperazione tra i popoli".

    Anno decisivo Il presidente del comitato norvegese, Thorbjoern Jagland, ha citato anche "la visione e gli sforzi di Obama per un mondo senza armi nucleari". Jagland, annunciando il premio, ha detto che forse ad alcuni l'assegnazione al presidente americano può essere considerata prematura, ma che per statuto il premio va assegnato a chi ha fatto il massimo per la pace nell'anno precedente. La scelta di Obama è stata fatta all'unanimità. Il premio, che sarà consegnato a Oslo il 10 dicembre, consiste in una medaglia, un diploma e un assegno da 10 milioni di corone (circa un milione di euro).

    Colti di sorpresa La decisione ha colto di sorpresa la presidenza e l'America: "Wow!", è stato ad esempio il 'commento' a caldo del portavoce della Casa Bianca, Robert Gibbs, svegliato nel cuore della notte da un giornalista della Cbs per dargli la notizia del Nobel a Obama. Anche 'a freddo', i funzionari della presidenza interpellati dalla Cnn si sono detti "sorpresi". Il capo dello staff della Casa Bianca, Rahm Emanuel, ha reagito invece con una battuta: "Oslo batte Copenaghen". Il riferimento è al fatto che la presenza di Obama a Copenaghen per perorare la causa di Chicago quale sede delle Olimpiadi 2016 si era risolta in un fallimento. Rahm ha ribadito che alla Casa Bianca nessuno immaginava che Obama potesse ricevere il prestigioso riconoscimento. Gibbs, cui è toccato il compito di svegliare il presidente per comunicargli la notizia, ha riferito che Obama si è detto "profondamente onorato" e ha aggiunto di
    "accettare con umiltà il riconoscimento".
    La sorpresa del Paese può essere sintetizzata guardando ai media. L'agenzia di notizie AP ha titolato un pezzo, subito rilanciato dal cliccatissimo portale conservatore, "Drudgereport", "Ha vinto. Ma per cosa?". Il Wall Street Journal invece ha aperto l'edizione on-line con un sintetico giudizio: "Scelta assolutamente bizzarra".

    Il discorso del presidente. Davanti ai giornalisti, Obama ha così ricostruito il momento dell'annuncio. "Bè, non è proprio il modo in cui pensavo di svegliarmi oggi. Dopo aver avuto la notizia, Malia è entrata e ha detto: papà, hai vinto il Nobel per la Pace ed è il compleanno di Bo (il cane). E poi Sasha ha aggiunto: e sta arrivando un week-end lungo. E' bene avere bambini che mantengano le cose entro un prospettiva", ha scherzato. Per poi analizzare con serietà le conseguenze e le responsabilità connesse al premio: "Non sono sicuro di meritare di essere in compagnia con persone che hanno saputo produrre tali cambiamenti, donne e uomini che hanno ispirato me e il mondo con la lora coraggiosa ricerca della pace. Ma so - ha continuato - che il premio riflette il tipo di mondo che quelle donne e uomini e tutti gli americani vogliono costruire, che dà vita alla promessa dei nostri documenti fondativi. E so anche che nella sua storia il Nobel per la pace non è stato assegnato solo per onorare risultati specifici. E' anche stato usato per enfatizzare una serie di cause. Per questo accetto questo premio, come un incitamento ad agire, un incitamento alle nazioni affinché affrontino le sfide comuni del 21esimo secolo". Obama ha poi citato alcuni dei punti cardine della sua politica, esempi delle motivazioni del comitato del Nobel: l'opposizione alle armi nucleari e l'impegno contro i cambiamenti climatici. Ma, ancora più importante, il richiamo al dialogo tra popoli, culture, religioni: "Le differenze non possono definire il modo in cui ci guardiamo. Dobbiamo cercare un nuovo inizio tra persone di diversa fede, razza, religione, basato su un mutuo rispetto e un mutuo interesse". Un esempio di stabilizzazione necessaria resta, per Obama, il conflitto israele-palestinese: "Hanno il diritto di vivere in pace nei loro Stati". Il presidente ha poi elencato le difficoltà domestiche, dalla crisi economica all'istruzione alla sanità, alle guerre che vedono impegnati migliaia di americani. "Questo premio non riguarda solo gli sforzi della mia amministrazione, ma gli sforzi coraggiosi di tanta gente nel mondo. Per questo va diviso con chiunque nel mondo lotti per la giustizia e la dignità".

    Le motivazioni Tornando alle motivazioni, la commissione ha riconosciuto gli sforzi del presidente statunitense per ridurre gli arsenali nucleari e lavorare per la pace nel mondo. "Obama ha fatto molte cose - ha detto Jagland durante la conferenza stampa a Oslo - ma è stato riconosciuto soprattutto il valore delle sue dichiarazioni e degli impegni che ha assunto nei confronti della riduzione degli armamenti, della ripresa del negoziati in Medio Oriente e la volontà degli Stati Uniti di lavorare con gli organismi internazionali".

    "Molto di rado una persona è stata capace di dare speranza in un mondo migliore e di catturare l'attenzione del mondo quanto è riuscito a Obama", si legge in una nota della commissione.
    Rispondendo alle domande dei giornalisti, Jagland ha ammesso che l'ambiziosa agenda del presidente Usa deve fare i conti con l'impasse in Afghanistan, con la crisi nucleare iraniana e con lo stallo in Medio Oriente, ma ha anche evidenziato il grande successo dell'unanimità raggiunta in Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite sulla risoluzione per un mondo libero dalle armi atomiche.

    I precedenti Usa Obama è il terzo esponente di spicco del partito democratico americano a vincere il Nobel per la pace dopo l'ex vicepresidente Al Gore nel 2007 e Jimmy Carter nel 2002. Obama è inoltre il quarto presidente Usa (il terzo in carica) insignito del Nobel. Prima di lui lo ottennero Theodore Roosevelt (l'unico repubblicano) nel 1906, Woodrow Wilson nel 1919 e Jimmy Carter che lo ottenne nel 2002, a 22 anni dalla fine del suo mandato alla Casa Bianca. Obama ha battuto invece ogni record di rapidità nell'ottenere il premio a 10 mesi dall'insediamento.

  2. #2
    Banda Müntzer-Epifanio
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    Predefinito Rif: Premio nobel ad Obama: così si premia chi semina morte e terrore

    Obama, apparenza e realtà

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    L'immagine pacifista di Obama, frutto della sua trascinante oratoria e di un'efficacissima campagna di marketing politico-mediatico, non regge alla prova dei fatti
    Il Premio Nobel per la pace a Obama lascia perplessi. Il presidente del ‘cambiamento' ha mantenuto lo stesso ‘Ministro della Guerra' di Bush (Robert Gates) e con esso tutti gli impegni militari che gli Stati Uniti avevano sui diversi fronti della Guerra Globale al Terrorismo (Gwot), da Obama cosmeticamente ribattezzata ‘Operazioni di emergenza di Oltremare' (Oco).

    Iraq. Il ritiro degli Usa dall'Iraq (che verrà completato entro la fine del 2011) non è motivato da ideali pacifisti, ma dalla decisione strategica di liberare risorse militari da quella che Obama ha definito la "guerra sbagliata", per impiegarle sul fonte della "guerra giusta", quella in Afghanistan.

    Afghanistan. Nonostante le dichiarazioni sulla ‘nuova strategia', nei fatti Obama sta perseguendo un'escalation del conflitto raddoppiando il numero delle truppe Usa al fronte (da 32mila a 68mila in un anno, con il programma di arrivare a 100mila) e proseguendo i bombardamenti aerei che ogni giorno continuano a fare strage di civili afgani.

    Pakistan. Obama ha di fatto esteso l'intervento militare Usa in Afghanistan al Pakistan, intensificando notevolmente i raid missilistici condotti dai droni volanti della Cia sulle Aree Tribali (circa 70 da quando si è insediato, in cui sono morte decine e decine di civili) e costringendo il governo di Islamabad di sferrare massicce offensive militari nelle roccaforti talebane dello Swat (che ha causato una catastrofe umanitaria con milioni di sfollati) e presto in Waziristan.

    Somalia. Con Obama sono proseguiti i raid militari statunitensi in territorio somalo per eliminare esponenti di Al Qaeda e del gruppo locale di Al Sabaab: attacchi missilistici o blitz condotti da commando aviotrasportati (come quello dello scorso 14 settembre)

    Filippine. Le forze speciali statunitensi continuano a combattere a fianco delle truppe filippine impegnate nelle operazioni militari contro i gruppi armati integralisti islamici considerati legati ad Al Qaeda (Abu Sayyaf e Jemaah Islamiah) che operano nelle isole più meridionali dell'arcipelago filippino.

    Altri conflitti. Consiglieri e addestratori militari Usa continuano a operare su molti altri fronti di guerra: nel sud della Thailandia (contro i separatisti islamici di Pattani, anche loro accusati di legami con Al Qaeda), in Georgia (contro i separatisti osseti e abkhazi sostenuti dalla Russia), in Colombia (contro i guerriglieri delle Farc), in Niger, Mali e Tunuisa (contro le cellule locali di Al Qaeda nel Maghreb Islamico) e in Yemen (contro le milizie di Al Qaeda nella Penisola Araba dello sceicco Nasir al-Wahayshi).

    Diplomazia. Anche le iniziative diplomatiche di Obama non sono tutte ‘rose e fiori'. Basta pensare all'ostacolamento di un'inchiesta indipendente sui crimini di guerra commessi da Israele a Gaza durante l'operazione ‘Piombo Fuso', alla provocatoria bufala della ‘nuova' centrale nucleare iraniana di Qom (in realtà nota agli Usa fin dal 2006), alla farsa dell' ‘abbandono' dello scudo missilistico di Bush (in realtà solo rimodulato secondo criteri più moderni), fino al rinnovo dell'anacronistico embargo economico a Cuba.

    Enrico Piovesana

    PeaceReporter - Obama, apparenza e realtà

  3. #3
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    Predefinito Premio nobel ad Obama. La consueta farsa di un premio politico a uso e consumo dei...

    Che il nobel per la pace fosse per lo più una farsa ad uso e consumo dei dominanti del mondo non era di certo una novità. Soprattutto non è una novità l'uso politico che di tale premio può essere fatto per orientare il sentire di un'opinione pubblica mondiale manipolata. Per quanto di tanto in tanto il nobel sia passato per mani degne del suo nome o per lo meno innocue, come Madre Teresa di Calcutta, il “banchiere dei poveri” Yunus o Rigoberta Menchù tum, o ancora associazioni internazionali di vario tipo, spesso e volentieri tale premio è stato assegnato ad autentici protagonisti della violenza colonialista e della guerra imperialista. Kissinger, mente decisiva dell'imperialismo statunitense negli anni 70, in particolare dei colpi di Stato criminali e sanguinosi condotti in sudamerica, ricevette il nobel nel 1973 per la mediazione nei negoziati che condussero alla fine della guerra in Vietnam. Shimon Peres, e Isac Rabin, protagonisti a pieno titolo della politica criminale che Israele ha condotto e conduce a scapito dei palestinese ricevettero il premio insieme ad Arafat nel 1994 per gli accordi di Oslo che segnarono la resa incondizionata della dirigenza palestinese ai diktat imperiali israeliani. E gli esempi sarebbero ancora numerosi.

    Continua: Premio nobel ad Obama. La consueta farsa di un premio politico a uso e consumo dei dominanti. | Comunismo e Comunità

  4. #4
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