Chi ha paura del Giornale cattivo?
Mandato da Giovanni Maria Sabato, 18 Ottobre 2003, 03:13 uur.
Con tutta la simpatia che possiamo provare per la Benemerita, non è che, piazzata in una redazione a rovistar cassetti e a mettere a soqquadro gli animi dei giornalisti fin dentro le abitazioni private degli stessi, ci faccia una gran bella figura. Quattro carabinieri spediti dalla Procura Generale di Perugia nella sede romana de il Giornale, incolpevoli perché comandati (scrivendo, non sappiamo dei modi usati nell'occasione), fanno in ogni caso sbirraglia messa lì a intimorire. Sia chiaro, non si pretenderebbero impunità, non si evocherebbe lo spettro della libertà di stampa minacciata, anche soltanto per non cadere nell'enfasi complottarda da no global, se non si annusassero coincidenze allarmanti: l'inchiesta su Telekom Srbija, malgrado il gufaggio sistematico nei riguardi di Trantino da parte della sinistra istituzionale, resiste, non si sgonfia, segna, dopo un periodo di apparente ristagno, punti importanti a suo vantaggio, qual i le ammissioni di quel Tommasi che, finalmente, dichiara apertis verbis di avere informato l'eterno svagato Prodi del progredire (nel 1997) dell'affare belgradese.
Di là dalle acquechete torinesi in toga, che nondimeno, pur nello stile distante mille miglia da quello (si fa per dire) dei colleghi manipulitini, ancora non se ne sono uscite con la smentita secca della 'gola profonda' Marini, da cui, vivaddio, si può oggi prescindere senza inficiare per questo la sensazione di somma sporcizia trasmessa dall'intera vicenda, e non certo per la 'supposta' di marca repubblichina della presenza in essa di occulti burattinai con nome e cognome già decisi, coincidente almeno il secondo con quello dell'editore appunto de il Giornale, verrebbe davvero voglia di urlare, senza sembrare esagerati, che sono scese in campo ormai tutte le forze della reazione per tentare di imbavagliare i portatori sani della scorrettezza politica: un bene preziosissimo, lat itante in un Paese che non vuole fare i conti con l'anomalia di un regime (im)morale paradossalmente più forte adesso di quando ebbe l'occasione di governare. Sono queste manovre poliziesche che confermano i cittadini inermi nella 'paranoia' mutuata dal loro attuale capo del governo, quel Berlusconi che, per quanto ostaggio di alleati necessitati a rimanere insieme per non scomparire, ha il merito e la colpa di avere indicato quali siano gli avversari da combattere per superare quest'ora tremenda che pare non finire mai. Per troppi, il conformismo è davvero diventato la faccia accettabile della paura: solo così certi magistrati, ringalluzziti dal deus ex machina Violante e dai suoi sproloqui, possono vincere, facendosi scudo del silenzio di giornalisti dimentichi del loro dovere. Chi oggi non difende i colleghi de il Giornale ha la vocazione del lacché.


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