Industria in crisi: crolla la domanda

Ad agosto gli ordinativi all'industria italiana sono calati dell'11,6% su base annua, il risultato peggiore da dicembre 2001. A picco il tessile-abbigliamento e le calzature. Flessione più lieve per il fatturato


MILANO – I dati di agosto sugli ordini dell’industria italiana sono una doccia gelata per le speranze di ripresa e segnano il risultato peggiore degli ultimi 20 mesi: per trovare un crollo più pesante bisogna tornare a dicembre del 2001. Per tutto il 2003 si sono susseguiti continui cali, con due punte negative (-9%) a marzo e a maggio, l’ultimo dato positivo è di dicembre 2002 (+6,2%).

Secondo la rilevazione Istat gli ordinativi sono diminuiti dell’1,7 per cento rispetto a luglio e dell’11,6% in confronto ad agosto 2002; in forte calo la domanda nazionale, scesa del 13,7% i nazionali, mentre gli ordini dall’estero sono calati del 7,7%. Peggio di così solo due anni fa, appunto, quando la contrazione fu del 13,5% tendenziale. Nei primi otto mesi dell'anno il calo è del 5,4% rispetto allo stesso periodo dell'anno scorso (-4,6% gli ordinativi nazionali, -7,2% quelli esteri).

Brusco stop per il settore dell’abbigliamento e delle calzature, con le flessioni più accentuate. A livello di comparto, i più colpiti sono i beni strumentali, seguiti dai beni di consumo; l’unico segno positivo (+14%) riguarda l’energia. Più contenuta la flessione del fatturato, sceso dell’1,3% mensile e del 5,4% su base annua.

Gli ordini di beni strumentali sono diminuiti del 7,9%, quelli dei beni di consumo del 7,6%, sintesi tra il -10,8% dei durevoli e il -7,3% dei non durevoli. In flessione marcata anche i beni intermedi (-6,3%). L'energia anche su base mensile è l'unico comparto in crescita a (+8,3%).

A livello congiunturale, cioè da luglio ad agosto, il calo più consistente è quello dei beni di consumo (-2,5%); i beni strumentali e quelli intermedi segnano una riduzione dell'1,1% e del 2,1 per cento. Calo più alto per settore dell'abbigliamento (-21,1%).

Su base annua il settore con i risultati migliori è quello dell'estrazione di minerali (+33%); bene anche la produzione dei mezzi di trasporto (+14,3%) e delle raffinerie di petrolio (+8,7%). Il calo più brusco riguarda le industrie tessili e dell'abbigliamento (-21,1%), la lavorazione di minerali non metalliferi (-14,4%) e le industrie delle pelli e delle calzature (-13,1%).

Fatturato. Il fatturato dell'industria ad agosto è diminuito dell'1,3% su base mensile (+0,9% a luglio); a livello tendenziale, dopo l'incremento di giugno (+0,9%) e il valore stazionario di luglio, l'indice scende del 5,4% (-4,1% il nazionale, -8,5% quello estero), lo stesso calo registrato a maggio. Nei primi otto mesi dell'anno la flessione è dell'1% rispetto allo stesso periodo del 2002 (-0,6% il nazionale, -2,1% quello estero).

Per trovare un dato positivo bisogna tornare a giugno 2003 (+0,9%) e a gennaio (+1,3%). Il crollo del fatturato è dovuto soprattutto alla componente estera (-8,5%), il dato peggiore da settembre 2001 (quando si registrò un -9,6%) mentre le vendite nazionali hanno segnato un -4,1%, il dato peggiore da maggio (-4,5%).

(20 OTTOBRE 2003, ORE 10:20)