Questa terra è la mia terra
di Awni Alkalemji
20 Oct 2003
(Foto di Pablo Balbontin Arenas)
Awni Alkalemji e' un dirigente della resistenza irachena (ndr)
“Sono nato a Baghdad, nell’Iraq, nel 1941. Ho completato lì la scuola media superiore e sono entrato nell’accademia militare; dopo tre anni, sono uscito diventando ufficiale dell’esercito iracheno. Durante quegli anni, ho sempre svolto attività politica e ho partecipato alle molte manifestazioni contro il potere in Iraq prima del periodo di Saddam Hussein. In seguito, ho preso parte a tre colpi di stato, uno dei quali contro il famoso leader iracheno, Abdel Salam Aref. Ho servito il mio paese dal 1961 al 1971 come ufficiale, e ho servito in diverse città dentro e fuori l’Iraq. Nel 1971, sono stato messo a riposo. L’ordine proveniva da Saddam in persona: all’epoca era vicepresidente, ma anche il vero detentore del potere nel paese. La decisione non mi colse di sorpresa, vista la mia storia politica e il gran numero di colpi di stato a cui avevo preso parte”.
“Alla fine del 1971, sono fuggito in Siria perché sapevo che mi avrebbero ucciso se fossi rimasto ancora. In Siria, sono entrato a far parte dell’opposizione irachena di quei tempi, e ho condotto intensa attività politica, diventando uno dei più noti leader dell’opposizione. Nel 1986, è sorto un grosso conflitto tra il mio partito e il governo siriano a causa del ruolo di quest’ultimo nella guerra Iran-Iraq. Il governo siriano sosteneva l’aggressione iraniana, mentre noi ci opponevamo.
Nel 1988, sono fuggito in Danimarca. Dopo la Guerra del Golfo, ho preso una ferma posizione contro gli Stati Uniti, e assieme ad alcuni partiti abbiamo costituito quella che oggi si chiama “Coalizione Patriottica Irachena”, diventandone portavoce. La coalizione prese una ferma posizione contro gli USA e contro l’embargo anti-iracheno, perché capiva che lo scopo degli USA era di invadere l’Iraq, impossessandosi del suo petrolio, e di distruggere l’identità irachena. Essendo cosciente di ciò, la coalizione riteneva che l’unico modo per tenere testa contro la guerra che stava per arrivare consistesse nell’unire il popolo iracheno sotto un regime democratico e multipartitico, con una stampa libera.
Perciò abbiamo iniziato un dialogo con il regime iracheno per convincerlo a effettuare i necessari cambiamenti prima che fosse troppo tardi. Il regime iracheno finì per convincersene, ma il tempo fu troppo poco e la guerra iniziò. Oggi, nonostante abbia superato di parecchio i sessant’anni, mi trovo di nuovo in una posizione in cui non posso starmene con le mani in mano. Dobbiamo fare tutto ciò che possiamo per combattere gli invasori americani, fino a morire oppure a vederli fuori dal nostro paese”.
Awni Alkalemji
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