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  1. #1
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    Predefinito Test missilistici pakistani

    Questa mattina è stato effettuato dal comando strategico pakistano un secondo test(a soli tre giorni da primo) del missile SHAHEEN con un raggio di oltre 800 Km. Testato per la prima volta nel 1996, il Pakistan dovrebbe possedere(esclusi i missili testati in questi giorni), 32 missili di questo tipo, capaci di trasportare 500 Kg, quindi una piccolla arma nucleare.



    Il Pakistan nel 2000 ha testato anche un secondo sistema missilistico, lo SHAHEEN II, con un raggio di 2.000 Km ed un carico utile di quasi 800 Kg, tale missile è in grado di colpire ogni parte dell'India con una testata nucleara; ne sono in servizio meno di dieci esemplari.




    Cordiali Saluti

    Lorenzo
    Miles Insulae

  2. #2
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    Ripercorriamo un attimo la storia della missilistica pakistana.

    Negli anni '80 lo sviluppo di tecnologie nucleari e missilistiche stava raggiungendo i suoi primi scopi, con altre 10 anni di ritardo sui programmi indiani. Nel 1988 vece il suo primo volo il missile Hatf-1 con una gittata di 280 Km ed un carico utile di 500 Kg.



    Ne furono consegnati in fretta una decina, ma già nel 1990 faceva il suo primo volo lo Haft III(noto anche come Gauri), con una gittata di 600 Km ed un carico utile di 500 Kg, che entrarono in servizio rapidamente anche se in non molti esemplari.



    Seguì nel 1995 il missile Shaheen I, classificato anche come Haft IV, già descritto nel precedente post, secue lo Shaheen II che attualmente è il missile di maggiori capacità in possesso delle forze armate pakistane.

    Il maggiore progetto attualmente in studio si riferisce alla realizzazione di un IRBM da 4.000 Km di gittata, il Tipu, lo sviluppo di tale sistema d'arma è incominciato nel 1999.

    Cordiali Saluti

    Lorenzo
    Miles Insulae

  3. #3
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    ARGOMENTO INTERESSANTE, COME SEMPRE!
    TI RISPONDERO' FRA POCHI GIORNI, ADESSO DEVO CONSEGNARE QUESTA MALEDETTA TESI: PER DIRLA IN MODO STRATEGICO, SONO IN SNAPCOUNT!

  4. #4
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    In bocca al lupo e buon lavoro!! A proposito, scusa la curiosità, in che materia?

    Miles Insulae

  5. #5
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    I programmi missilistici di Pakistan e India continuano come gli attentati nella zona contesa che si susseguono fra momenti di dialogo e di aperta ostilità, mentre l'ombra di una crisi nucleare aleggia senza pausa sull'Asia meridionale.
    In realtà è proprio il possesso di queste armi micidiali che evita, a mio parere, lo scoppio di nuovo conflitto, che in precedenza aveva visto sempre vincitrice l'India. La superiorità convenzionale dello stato indiano è abbastanza chiara, ma il rischio di un attacco nucleare pakistano ha per ora moderato la rabbia degli strateghi di Nuova Delhi. Del resto, era stato proprio per annullare la superiorità dell'India che il Pakistan aveva cominciato il suo programma nucleare, subito dopo la fine della perduta guerra del 1971. Il pericolo di una guerra atomica esiste: il Pakistan fu molto vicino a lanciare le sue ogive durante la crisi del 1999, come rivela Riedel, membro dello staff di Clinton.
    Le ragioni che aumentano il rischio nucleare sono comunque molteplici:

    1. L'effettiva differenza fra le forze convenzionali pakistane e indiane, a favore delle seconde, che renderebbe le possibilità di vittoria pakistane alquanto improbabili.
    2. La nuova dottrina strategica del Pakistan, che prevede che il Presidente debba dare l'ordine di attacco nucleare nel caso gli indiani penetrino nel territorio pakistano senza esserne respinti entro 3 giorni.
    3. La vicinanza dei due stati: in effetti nel caso di un lancio la controparte avrebbe pochissimi minuti (al massimo 5) per reagire prima di essere colpita: se uno dei due stati riuscisse a uccidere il presidente e i capi militari nemici la disgregazione della catena di comando che controlla i codici di lancio consentirebbe all'aggressore di distruggere le rampe di lancio nemiche prima che i missili vengano lanciati (del resto, sulla precisione dei missili indiani e pakistani e sulla loro capacità o meno di distruggere obbiettivi rinforzati chiedo lumi a Lorenzo).
    4. Ricollegandomi all'ultimo punto, l'incapacità di distruggere l'arsenale di controforza nemico (aspetto l'eventuale smentita di Lorenzo) porterebbe ad una considerazione alquanto catastrofica: in altre parole, mentre durante la Guerra Fredda un'eventuale guerra nucleare si sarebbe combattuta puntando a distruggere i missili di terra avversari, oltre ai sottomarini lanciamissili e ai bombardieri strategici, quindi sferrando un attacco diretto non contro le persone, ma contro le armi nucleari nemiche, anche in forza della presenza di missili di alta precisione (efficacissimi i vecchi SS18 sovietici), nel caso indio pakistano i missili sarebbero diretti contro le truppe nemiche e contro le metropoli dell'avversario, causando così un vero e proprio olocausto (per precisione bisogna dire che gli spropositati arsenali americani e russi, sebbene diretti contro le armi nemiche, avrebbero provocato danni catastrofici in ogni caso, a causa del fall - out massiccio alzato dalla deflagrazioni; il concetto centrale è, però, che se i missili indiani e pakistani fossero dotati di una precisione adeguata l'eventualità di una guerra nucleare, che naturalmente nessuno si augura, sarebbe meno deleteria, in rapporto alle esigue quantità di armi strategiche nei due arsenali).
    5. Ragionando dal punto di vista strategico, ritengo che la situazione del Pakistan sia comunque di di inferiorità. In caso di attacco indiano il Pakistan si troverebbe in stato in svantaggio in tutti i campi: militare, economico, numerico. Potrebbe minacciare il lancio delle armi nucleari, ma quanto gli giovarebbe in realtà? L'India può permettersi la perdita di 150 milioni di uomini, l'intera popolazione del Pakistan, e sopravvivere comunque come entità statale mentre il Pakistan sarebbe cancellato. In realtà, l'impiego da parte dei pakistani delle armi atomiche è pericoloso, sia dal punto di vista tattico che strategico, e ci sono motivazioni di carattere poltico da tenere in debita considerazione.

    P.S.: per la domanda di Lorenzo, Conservazione dei Beni Culturali, Venezia

  6. #6
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    Imperatore, permettimi di farti i complimenti per il precedente post, non ti nego che è per post come il tuo che ho deciso di aprire questo Forum.


    Detto questo, non sono pienamente daccordo con te e faccio qualche precisazione:

    1)E' vero che il Pakistan è inferiore all'India dal punto di vista convenzionale, ma lo è anche da quello nucleare(tuttavia come ben ricordavi vale l'effetto deterrente. L'attacco nucleare in crisi come queste avrebbe conseguenze gravissime)



    2)In questa situazione distruggere gli arsenali nemici è impossibile per entrambi i contendenti, per i seguenti motivi:

    A)i missili terrestri sono posti solo su rampe mobili.

    B)Il Pakistan non è dotato di un sistema satellitare di spionaggio, quello indiano non sembra dare sufficienti garanzie di affidabilità(come quelli americani, russi e francesi del resto!)

    C)I due paesi sono dotati di un numero di testate sufficenti a resistere alla cosiddetta "prima ondata" ed a poter rispondere all'attacco.


    3)Fare 150 milioni di morti in Pakistan non è alla portata degli arsenali indiani e non credo sia un interesse strategico indiano in caso di guerra.



    Concludendo trovo difficile che a breve termine si giunga ad una guerra fra i due paesi, guerra che comunque altrettanto difficilmente degenererebbe in uno scontro nucleare. Tuttavia il rischio esiste ed andrebbero allargate quelle misure di tutela sugli armamenti nucleari che oggi investono solo USA e Russia, anche ad India e Pakistan, ma secondo il mio avviso anche ad altre potenze nucleari come Francia Cina ed Ucraina.

    Cordiali Saluti

    Lorenzo
    Miles Insulae

    P.S. Immagino che il post sia pieno di errori, ma sono tornato adesso a casa e domani devo alzarmi presto, in definitiva ho un sonno che non ci vedo, quindi

  7. #7
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    Naturalmente la minaccia di sterminare la popolazione pakistana è un concetto strategico posto ai limiti dell'immaginabile. Sebbenel'India non sia in grado di uccidere tutti i civili pakistani l'evidente superiorità demografica(gli indiani sono 1 miliardo, il Pakistan 150 milioni) delinea anche in questo campo una netta prevalenza indiana.
    In altre parole, l'uccisione di un numero pari di civili costerebbe al Pakistan in maniera largamente maggiore che all'India.

    E' da sottolineare che i dispositivi nucleari indiano e pakistano hanno diverse configurazioni e catene di attivazione. Il primo è completamente in mano ai leader civili, al Governo Federale di Dehli, secondo un modello più o meno mutuato da quello anglosassone. I militari sono solo gli operatori del sistema. E comunque la dottrina indiana non prevede, almeno contro il Pakistan, l'iniziativa nucleare, ma solo una funzione deterrente o un impiego reattivo.
    Diverso caso invece per il Pakistan che supplisce alla superiorità negli armamenti convenzionali dell'India con una dottrina nucleare molto più spregiudicata e avventurista. Peggiorata dal fatto che il controllo virtuale dell'armamento nucleare è direttamente in mano ai militari, in particolare al famigerato ISI, il Servizio Intelligence Interforze, che ha allevato promettenti talenti talebani e nucleari con lo stesso zelo. Oggi tutto il sistema è governato dal Generale/ Presidente Musharraf, che ha ricondotto all'ordine anche l'ISI, o almeno ci sta provando. Ci sarebbe da chiedersi cosa accadrebbe se un domani il Presidente fosse un civile, obbligato a delegare il dito sul grilletto a una casta di generali senza controllo, sottostando ancora di più ai loro diktat di quanto non sia mai stato per i rari governi civili che il Paese ha avuto, prima della bomba islamica. E cosa accadrebbe oggi se le schegge impazzite dell'ISI e del terrorismo islamico applicassero all'argomento nucleare la stessa carica di provocazione e di cupio dissolvi che stanno mettendo in opera nel Kashmir, quando sabotano sistematicamente gli sforzi di pacificazione con l'India di Musharraf, indispensabili per tornare ad avere un certo grado di presentabilità in ambito internazionale.


    Il quadro complessivo è abbastanza deprimente. Pensare che autorità così aleatorie e arbitrarie, che non riescono a controllare importanti porzioni del proprio paese e dei propri apparati di sicurezza, possano mantenere con la necessaria freddezza una presa ferrea su dispostivi nucleari distanti centinaia di miglia di terreno semidesertico, quasi senza infrastrutture, con sistemi di comando e controllo che risalgono a volte alla guerra di Corea, è più che un "wishful thinking": è pura utopia.
    Se un certo grado di interdizione è ipotizzabile per le armi avioportate e per quelle montate su missili a combustibile liquido (la maggioranza oggi, una esigua minoranza domani), per le quali è possibile un certo grado di ripensamento o di interruzione della missione, per quelle missilistiche a combustibile solido, che stanno per entrare in servizio da ambo le parti, le dinamiche impongono una manciata di minuti o di secondi.
    Di fronte alla richiesta di autorizzazione al lancio da parte di un capo militare locale che sostenesse di essere sotto attacco nucleare, qualsiasi Primo Ministro o Generale/Presidente (forse più il primo che il secondo) si troverebbe in gravi difficoltà, non disponendo dei mezzi di verifica che a suo tempo avevano (e hanno ancora) le Superpotenze (come diceva Lorenzo, i sistemi satellitari di Pakistan e India non danno affidabilità).

    Questo aspetto non secondario del problema è confermato da un dibattito apparso di recente su riviste specializzate indiane, nel quale si discuteva del come riconoscere senza ombra di dubbio un attacco nucleare. Si affermava, ad esempio, che un improvviso e pesante bombardamento aereo convenzionale su un sito nucleare può essere facilmente equivocato da sopravvissuti sconvolti e traumatizzati. Il fumo delle esplosioni di grosse bombe ad alto potenziale può essere scambiato per un fungo atomico di un'arma a basso kilotonaggio, come sono quelle indiane e pakistane (da dieci a venti kilotoni). L'aumento della radioattività nell'aria causato localmente dalla frantumazione delle testate nucleari è difficilmente distinguibile dall'effetto radiologico di una vera esplosione nucleare, soprattutto dopo i primi momenti, nei quali si verifica un picco di emissione.

    E' quindi doveroso, come ricordato da Lorenzo, che le grandi Potenze mondiali si adoperino per evitare la possibilità di uno scontro nucleare fra i due paesi nemici. Le conseguenze non sarebbero sopportabili.
    70 milioni di morti per le esplosioni. Più un numero incalcolabile, in Asia e in tutto il mondo, per gli effetti remoti di un fall-out così concentrato e massiccio come non si è mai visto, proveniente da decine di esplosioni contemporanee. Esso finirebbe per inquinare coltivazioni e falde acquifere che alimentano centinaia di milioni di persone. Il numero dei feriti, ustionati e contaminati potrebbe raggiungere un analogo ordine di grandezza (e di orrore). Le risorse sanitarie del mondo intero dovrebbero essere mobilitate per ridurre le conseguenze di un simile disastro, e probabilmente non basterebbero. Le conseguenze a più vasto raggio ridurrebbero Cernobyl alle dimensioni di un modesto incidente localizzato. Non parliamo poi dell'11 Settembre o di qualsiasi atto terroristico finora avvenuto. Come ha affermato lo stesso Rumsfeld alla riunione della Nato che ha preceduto la sua missione nel Subcontinente, tali eventi "potrebbero apparire modesti" al cospetto delle minacce che si profilano attraverso l'impiego delle armi di distruzione di massa.

  8. #8
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    In origine postato da Imperatore
    Non parliamo poi dell'11 Settembre o di qualsiasi atto terroristico finora avvenuto. Come ha affermato lo stesso Rumsfeld alla riunione della Nato che ha preceduto la sua missione nel Subcontinente, tali eventi "potrebbero apparire modesti" al cospetto delle minacce che si profilano attraverso l'impiego delle armi di distruzione di massa.
    Modesti?? L'attacco alle torri ha prodotto 2752 morti secondo l'ultimo conteggio, come può solo paragonarlo ad una guerra nucleare che porebbe coinvolgere 1.200.000.000 persone? Anche solo ad una esplosione atomica di entità ridotta può radere al suolo una città e vaporizzare centinaia di migliaia di persone!

    Iron

  9. #9
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    Secondo la mia opinione il rischio più grave risiede nell'estremismo islamico che in Pakistan è per ora tenuto a bada dalla giunta militare del Generale Musharraf. Il grandissimo pontenziale bellico, non solo nucleare, del gigante islamico rappresenterebbe un pericolo senza pari al mondo se nelle mani di un regime fanatico.

    Cordiali Saluti

    Lorenzo
    Miles Insulae

  10. #10
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    purtroppo credo che la vera fucina della follia talebana sia stata proprio il servizio segreto pakistano. in pakistan si formano nelle scuole coraniche moltissimi fanatici che vanno a combattere anche lontano come in Irak e Sudan.
    la politica americana di tenersi buono Musharraf anche se cinica nella forma e` provvidenziale nella sostanza poiche` un Musharraf isolato sarebbe facilmente in balia delle componenti piu` estremistiche delle sue forze armate e religiose.
    certo di questa collaborazione americana ne fa le spese l`India.

 

 
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