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    Thumbs up L'oro E L'azzurro Da CÉzanne A Bonnard


    Gauguin
    Les Alyscamps, 1888
    Parigi, Musée d'Orsay


    Un’esposizione affascinante e tutta dedicata al colore, che attraverso 120 dipinti, racconta una delle storie più avvincenti dell’arte tra la seconda metà dell’Ottocento e la prima metà del Novecento.
    È il racconto dei viaggi, ma anche dei lunghi soggiorni, che molti pittori francesi, oppure cresciuti o educatisi in quell’ambito, hanno compiuto lungo le coste del Mediterraneo e in Provenza. Lì, molti tra i più importanti artisti dei due secoli hanno scritto le pagine più belle e riconosciute delle loro vicende. Solo nominare, a questo proposito, Cézanne e Van Gogh basterà a riandare con la memoria a una serie lunghissima di capolavori, molti dei quali presenti adesso a Treviso.



    Vincent Van Gogh
    La camera di Van Gogh a Arles, 1889
    Parigi, Musée d'Orsay


    E proprio questi due pittori stanno a indicare quale riflesso, nello spazio della tela, abbia avuto lo spazio geografico, con il capovolgimento quasi totale che si è operato nel mondo di Van Gogh non meno che in quello di Cézanne.
    Ma la mostra comincia ancor prima dell’apparire del grande artista di Aix-en-Provence, con un capitolo introduttivo legato ai nomi di coloro che hanno saputo essere motivo di raccordo tra l’Accademia e l’impressionismo. Courbet è stato sicuramente il primo grande artista a scoprire il Mediterraneo come puro paesaggio, il primo a mostrare, come rivelazione poetica, il mare e il cielo nello loro grandiosità.




    Monet
    Antibes, 1888
    collezione privata


    Tre saranno i suoi rarissimi paesaggi esposti, corrispondenti
    ai diversi soggiorni dell’artista nei dintorni di Marsiglia, nel 1854, 1857, 1858 e 1865. Guigou, che ha scoperto l’arte di Courbet in occasione del suo primo soggiorno a Parigi nel 1855, ogni estate ritorna in Provenza e dipinge dei paesaggi illuminati dalla limpida luce mediterranea.




    Renoir
    Les Vignes a Cagnes, 1906
    Brooklyn, Brooklyn Museum of Art. Gift of Colonel and Mrs. E. W. Garbisch


    Sicuramente a degli esiti diversi porta invece la pittura di Monticelli che, nato a Marsiglia nel 1824,
    di queste terre conosce le bellezze più segrete. La sua attenzione è infatti rivolta non a quello che poteva essere il facile motivo del mare, ma alla scoperta più intima dell’entroterra, riportando sulla tela dei paesaggi che risentono in misura considerevole dell’esperienza, al fianco di Diaz de la Pena, nella foresta di Fontainebleau.
    Eppure, è proprio Cézanne, con un dipinto rarissimo del 1866, Strada in Provenza (The Montreal Museum of Fine Arts), a iniziare un cammino che lo porterà poco per volta verso le prove sue più note. Così, da quella iniziale proiezione mentale, egli si volgerà ai più impressionisti tra i suoi quadri, alla metà del decennio, prima di giungere a quel capolavoro che è L’Estaque, veduta del golfo di Marsiglia (1878-1879, Parigi, Musée d’Orsay), scelto come immagine simbolo di questa mostra e che apre quella serie breve di vedute celebri proprio del golfo marsigliese. È evidente come Cézanne resti il riferimento principale di tutta l’esposizione, con gli oltre venti paesaggi che saranno esposti e tra i quali spicca sicuramente per importanza la serie sua più nota, la Montagna Sainte-Victoire, presente
    a Treviso addirittura in sei versioni, riunite in un’unica, incredibile sala, a coprire l’intero periodo in cui l’artista vi si è dedicato, dal 1882 agli ultimi giorni della sua vita.
    Nel 1882, all’Estaque, proprio per incontrare l’amico pittore, arriva anche Renoir che rimane incantato dalla bellezza di questa regione dove ritornerà, in compagnia di Monet, per un lungo viaggio di studio nel 1883 e, da solo, nel 1888, prima di stabilirsi definitivamente, come testimonieranno le opere esposte, alle Collettes nel 1907. Monet invece tornerà da solo nel 1884 a Bordighera, e nel 1888 ad Antibes. Le due primavere trascorse da Monet sulle coste del Mediterraneo
    sono riflesse in quadri che sono un altro dei punti di forza della mostra. Ma il 1888 è anche il tempo, nell’autunno, del conflittuale rapporto tra Gauguin e Van Gogh ad Arles. Ai Carraresi è esposto il dipinto più celebre che Gauguin realizzò durante quel periodo tanto tormentato, Les Alyscamps, cui Van Gogh cercò di avvicinarsi senza attingere mai la stessa
    intensità. Dei paesaggi nei dintorni di Arles, come di Saint-Rémy, Van Gogh ci ha invece consegnato immagini di delicatissima poesia (i mandorli e gli albicocchi in fiore), o di irresistibile colore (i campi di grano) che, come nessun altro, riflettono la passione straziata con cui l’artista ha vissuto in questa regione. Eppure, quasi un paradosso, il “paesaggio” di maggior significato, e forse l’opera sua più nota, è la Camera di Van Gogh a Arles. Quasi un’icona sacra di tutta la pittura occidentale, quest’opera, praticamente mai uscita finora dal museo d’Orsay, sarà esposta a Treviso, sola, in una stanza buia, perché ne risulti esaltato il valore assoluto di paesaggio interiore e possa essere guardata con il senso
    di una rivelazione.
    Una sala di paesaggi dipinti da Edvard Munch a Nizza tra 1891 e 1892, del tutto sconosciuti al pubblico che lo ricorda naturalmente per L’urlo, apre la parte finale della mostra, quella che entra completamente nel XX secolo.




    Cézanne
    La montagna Sainte-Victoire, 1904-1906
    collezione privata


    Prima i post-impressionisti maggiori, come innanzitutto Signac e poi Cross, Valtat, van Rysselberghe. Per proseguire con certi paesaggi di Matisse ancora alla fine del XIX secolo, e giungere poi naturalmente alla importante stagione Fauve, fondamentale per questa rassegna, dove accanto a quello di Matisse ancora, spiccano soprattutto i nomi di Braque, Derain, Dufy e Friesz. La conclusione è affidata alle opere di Vallotton e Soutine, nella diversità della loro pittura, metafisica e ancestrale nei successivi momenti. Finché non compare sulla scena Pierre
    Bonnard, cui sono dedicate le ultime due sale, nella stagione sua altissima che si tende per diversi decenni, illustrati a Treviso da oltre dieci pitture, anche di grande formato e tanto suggestive.


    Tratto da:

    http://www.lineadombra.it/oroazzurro/presentazione.htm

  2. #2
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    Cool

    ci sono andato ieri, e` veramente una bella mostra. degli ultimi quattro anni sicuramente, per me, la migliore.
    c`era "la cascata" di Bonnard di una bellezza sontuosa. Poi Braque, Cezanne, e poi nell`ultima sala al buio, illumninata solo del proprio colore una tra le prime dieci opere al mondo ( questa e` la mia parzialissima opinione ): la stanza di van Gogh ad Arles.


    se potete andarci, andateci ne vale veramente la pena.

 

 

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