Giampaolo Pansa e "Il sangue dei vinti"
Foibe, sinistra recidiva nel rifiuto della realtà
MARIA RENATA SEQUENZIA* La padania 24/10/03
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Quanto tempo durerà questa polemica? Mi chiedevo, leggendo su alcuni (pochi) quotidiani il preannuncio pubblicitario dell'oggi discusso libro di Giampaolo Pansa "Il sangue dei vinti"; preannuncio foriero di grande interesse e di conseguente scontro tra coloro che hanno gestito (parole di Intini, riportate da Mieli sul "Corriere") "la troppo lunga durata della egemonia culturale comunista" e coloro che, sembra, vogliano contrastarla o, meglio, limitarla, ma fino a un certo punto, mettendo in discussione la solita impostazione ideologicamente partigiana della Resistenza, per accettarne almeno alcuni aspetti ed episodi non propriamente gloriosi, senza intaccare per carità, "le fondamenta della nostra Repubblica". Parole di Aniasi, altro uomo di sinistra, pure risportate dall'attento Paolo Mieli. Come prevedevo, la polemica si è già smorzata - lo stesso è accaduto con l'inaugurazione della piazza di Marghera ai Martiri delle foibe, che aveva scatenato la furia contestatrice dei centri sociali. Ancora una volta la cosiddetta sinistra non riesce a liberarsi dai suoi ammuffiti stereotipi, per affrontare una realtà che se non coincide con essi viene immediatamente bollata come manipolazione reazionaria di destra. A loro non sarà mai capitato di leggere libri (tre volumi, circa quattrocento pagine ciascuno) come "Guerra cvile sulle montagne, 1943-1945", che Marco Pirina ha dedicato a percorrere tutte le strade, le contrade, tutti i luoghi e gli ambienti, civili, militari, ecclesiastici, in cui si sono svolti i fatti, tanto somiglianti a quelli citati da Pansa nel solo "triangolo della morte", ma ben più da vicino esaminati o documentati con ogni sorta di testimonianze, dirette, personali e ufficiali, come tali verificabili, raccolte a volte con rischi che non penso abbia incontrato Pansa: primo tra tutti quello della ingiusta, solita etichettatura-stereotipo di facile rifiuto della realtà storica in tutta la sua ampiezza e significato. È un vero peccato, per la maturazione di una coscienza nazionale, quella che ancora i sopravvissuti, o i loro discendenti, dalle stragi commesse non solo su "i vinti", ma sull'intero incolpevole popolo del Nord, compreso quello cacciato dalla sua terra, non possono condividere. È un peccato e un danno per l'integrità di una vera cultura critica che la polemica storica continui ad agitarsi solo entro l'arena di una sinistra che non riesce ancora a recuperare il coraggio di guardarsi in seno.
*Presidente Associazione culturale "Movimento Nazionale Istria Fiume Dalmazia"
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