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    Predefinito Gregorio Palamas: una edizione

    Gregorio Palamas
    Atto e luce divina
    Scritti filosofici e teologici

    Bompiani
    Pagine CXXX + 1530. Euro 35

    Questo libro è uscito per la casa editrice Bompiani nella collana diretta da Giovanni Reale ed è curato dal dott.Ettore Perella. E' proprio la persona del curatorem che non è nè un Patrologo, nè un Telogo, nè uno Storico, nè un Filosofo di professione ma uno psicanalista la dice lunga su questa opera.
    Come lo stesso curatore ci dice nell'introduzione nessuno si è mai voluto prendere l'incombenza di tradurre Palamas in Italiano e persino un sacerdote ortodosso contattato per un aiuto alla traduzione rispose che oggigiorno Gregorio Palamas non poteva interessare a nessuno.

    Al di lÃ_ della simpatia che mi lega al curatore per aver fatto per molti anni lo stesso "mestiere" ed avere la stessa formazione, dobbiamo riconoscere da questa singolare esperienza editoriale due fatti:
    1 - Ci voleva un "laico" ma capace di comprendere l'importanza di ciò che è importante perchè un autore tanto grande quanto scomodo come Gregorio Palamas trovasse una degna edizione e traduzione (molto amplia anche se non integrale) nella nostra lingua, dando l'opportunitÃ_ di conoscere un Padre la suui statura è, all'interno della Chiesa Ortodossa" eminente.
    2 - Questo libro ci voleva perchè l'ecumenismo imperante tende o a riurre Palamas ad un autore >"di spiritualitÃ_ esicasta" quasi a relegarlo al di fuori dell'ambito propriamente teologico evitando di confromntarsi con la sua dottrina che la Chiesa Ortodossa, in due Sinodi che - anche se non ecumenici - sono riconosciuti dal Pleroma Ortodosso che testimoni certi di VeritÃ_, ha proclamato parte integrante del suo patrimonio dommatico, mentre la Chiesa Romana la ha condannata come eretica.
    Questo vuol dire che riconoscere Palamas come interprete ispirato dei dogmi è "conditio sine qua non" di un serio dialogo.
    E quelli fatti finora, come sappiamo, non sono seri.
    Nessuno mi paga una tangente per pubblicizzare il libro ma mi auguro che entri nella Biblioteca (e nell'anima) di tutti gli ortodossi Italiani.

  2. #2
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    Gregorio Palamas

    Atto e luce divina

    Scritti filosofici e teologici



    Alcune recensioni e commenti


    L'unica uscita dalla strada che non porta da alcuna parte alla quale ci introduce il modo di vita attuale è la rievangelizzazione dell'uomo contemporaneo. È in tal modo che si comprende sempre più il bisogno di ritornare alla spiritualità ortodossa come l'hanno vissuta e insegnata i grandi Padri della nostra Chiesa, uno dei quali è stato San Gregorio Palamas. La pluriforme personalità del Santo Teoforo [portatore di Dio] Gregorio Palamas più viene avvicinata più manifesta la sua luce. Secondo le autentiche descrizioni fornite dal suo biografo, San Filotheos Kokkinos Patriarca di Costantinopoli, San Gregorio Palamas visse nel XIV secolo (1296-1359). Era figlio primogenito di una numerosa e splendida famiglia. Gregorio, dopo eccellenti studi a Costantinopoli, disprezzò la vita mondana e le alte cariche alle quali era condotto dallo stesso Imperatore, Andronico Paleologo, per volgersi all'ascesi e alla perfetta strada dello stato monastico. Oltre a lui, l'intera sua famiglia si volse al monachesimo. Gregorio Palamas emerse come il più grande teologo bizantino del XIV secolo e come uno tra i più importanti di tutti i secoli. Visse in un periodo decisivo e ne contribuì significativamente prendendo una distinta posizione nell'ambito della spiritualità ortodossa. La sua principale attività spirituale è stata quella di difendere i monaci esicasti del Monte Athos dall'accusa del monaco italiano Barlaam. Gli esicasti non presentavano delle novità: rinnovavano nella loro epoca l'antica tradizione della Chiesa sulla quiete spirituale (l'esichìa). La divina esichìa era unita con la preghiera ininterrotta, cioè con la preghiera monologica "Signore Gesù Cristo, Figlio di Dio, abbi pietà di me". A questa preghiera i monaci non assegnavano alcuna forza magica ma, praticandola, evitavano di disperdere la mente nelle realtà del mondo comunicando senza alcuna distrazione, non con la Sostanza di Dio, ma con le sue increate Energie. Tutto ciò ha contribuito a fare in modo che il monaco occidentale Barlaam condannasse gli esicasti come eretici. La difesa degli esicasti fu presa da Gregorio Palamas, sapiente più d'ogni altro della tradizione patristica. Secondo il suo insegnamento, la continuità della tradizione ecclesiastica nella vita liturgica è sempre rimasta ininterrotta. Anche l'insegnamento e la teologia della Chiesa non conoscono interruzione. D'altronde, lo stesso rappresentante di tale continuità della teologia degli esicasti era Gregorio Palamas. Il santo rappresentò e difese i monaci nei tre sinodi tenutisi a Costantinopoli (1311 - 1347 - 1351) i quali affrontarono la questione esicasta. In questi grandi sinodi locali gli esicasti furono riabilitati. Fu constatato che il loro insegnamento seguiva fedelmente l'antica tradizione della Chiesa. In seguito, il Santo fu elevato alla cattedra arcivescovile di Tessalonica. Ovviamente l'esicasmo costituì un eccellente "caso" della spiritualità ortodossa, anche se non è facilmente comprensibile. Infatti, non è mai stato compreso da chi pensava con criteri antropocentrici e scolastici, come l'avversario occidentale di Palamas, Barlaam. San Gregorio Palamas ricapitola l'intera tradizione patristica. Distingue l'irragiungibile Sostanza divina dalle sue raggiungibili Energie, Azioni ed Effetti. Questa distinzione non è nuova: è stata insegnata precedentemente da San Basilio il Grande, dal vescovo Crisostomo, da San Massimo il Confessore e da molti altri grandi Padri della Chiesa. Contrariamente al Dio dei filosofi scolastici, inaccessibile, inaccostabile e punitore degli uomini, San Gregorio Palamas insegna il Dio dei Santi, pieno d'amore per l'uomo che comunica tramite le sue increate Energie. A tal proposito San Gregorio scrive: "Se non esiste questa distinzione tra l'impartecipabile Sostanza divina e le partecipabili sante increate Energie, s'interromperebbe ogni contatto e comunicazione con Lui". Ovviamente nella vita presente questa capacità di conoscere di Dio, tramite le divine increate Energie, è molto limitata, se paragonata alla conoscenza che avremo nell'altra vita. "Questa limitata conoscenza - scriveva San Gregorio - è identica con il proprio personale impegno e con il grado di perfezione d'ognuno". La strada della Theognosia o della visione di Dio era vista dal nostro Santo come un continuo esercizio ed impegno di purificazione dall'inquinamento del peccato.


    Palamas: così Dio illumina l'uomo

    Il nuovo il serpente tremendo, principio del male, sollevando fra noi la sua testa, mormora affermazioni contrarie alla verità». C’è il sentimento di qualcosa che lacera in questo incipit che apre il primo dei Discorsi dimostrativi che Gregorio Palamas, all’epoca arcivescovo di Tessalonica, redige per confutare le tesi sulla processione dello Spirito Santo di Barlaam il calabro. Siamo attorno al 1336, Gregorio ha circa quarant’anni ed è un capofila di quel versante della Chiesa ortodossa che difende la tradizione e la purezza del messaggio cristiano combattendo l’«inquinamento» che proviene da Occidente. Palamas è il baluardo teologico e non solo di una tradizione che si riflette nell’esicasmo, ossia nel monachesimo che vede nella preghiera contemplativa la strada per arrivare alla visione di Dio. Barlaam, polemicamente, aveva attaccato i monaci esicasti accusandoli di «onfalopsichia», più o meno, di vivere pensando che l’anima fosse nell’ombelico. Dopo averne fatto esperienza diretta, Barlaam scrive: «Essi [gli esicasti] trattano di disgiunzioni e unioni prodigiose di mente con anima, fusione di spiriti con essa, di un succedersi di luci bianche e di colori di fuoco, di flussi e afflussi intellettivi in uno con lo spirito che avvengono attraverso le narici, di vellicamenti attorno all’ombelico, infine di un collegamento dentro l’ombelico del nostro spirito domatore con l’anima, nella piena sensazione del cuore». Se non stessimo parlando di uomini pii, si direbbe che la descrizione corrisponda a rituali sciamanici, invece era una tecnica di ascesi che, come Gregorio non si stancherà di ripetere, sapeva che la gioia spirituale che viene dallo spirito nel corpo non è corrotta dalla comunione con il corpo, ma rende il corpo spirituale.
    Questa "elevazione" del corpo con conseguenze anche sul versante etico è il sottofondo della lunga introduzione che Ettore Perrella ha redatto per avvicinare il lettore italiano al pensiero, «sconosciuto e misconosciuto», di Gregorio Palamas. Perrella ha tradotto dal greco i suoi principali testi filosofici e teologici, scritti fra il 1336 e il 1347, riunendoli in un tomo che esce da Bompiani nella collana «Il pensiero occidentale» diretta da Giovanni Reale, ed è probabilmente uno degli eventi editoriali del 2003. Come ribadisce a più riprese Perrella, il pensiero di Palamas è più che mai attuale oggi poiché ha resistito alla trasformazione «scientista» della cultura occidentale. Egli intuì che il rischio del pensiero induttivo incarnato all’epoca da Barlaam, avrebbe esposto il cristianesimo sulla proda del neopaganesimo. L’accusa rivolta alla Chiesa latina, ribadita nei secoli dall’ortodossia (non soltanto greca, ma anche russa), è di aver tradito l’umanesimo cristiano imboccando la via materialista di cui il Rinascimento sarebbe l’apoteosi neopagana. Idea che ritroviamo in autori russi come Bulgakov, Florenskij, Lossky e altri. Idea non condivisibile totalmente, ma comprensibile. Si affrontano due diverse visioni del mondo e del modo con cui il cristiano vi deve vivere per raggiungere la salvezza.
    Perrella svolge alcune riflessioni complesse, ardue talvolta, come arduo e complesso è il pensiero di Palamas. Uno degli argomenti in questione è quello del «Filioque», che per alcuni secoli ha diviso cattolici e ortodossi, in merito alla processione dello Spirito Santo: per i cattolici questa processione viene dal Padre e dal Figlio, per Palamas e i teologi ortodossi «solo dal Padre». Non bastò il Concilio di Firenze del 1439 a ricomporre storicamente le parti, per quanto raggiunse a livello formale un’intesa (mai attuata però).
    Qui si apre una prospettiva vertiginosa che si riassume attorno alla concezione «triadica» o trinitaria del pensiero palamita ampiamente svolta nell’opera principale del teologo greco: Triadi per la difesa dei santi esicasti: il Padre è ingenerato, dunque è la «causa» del Figlio, che essendo generato dal Padre ne diviene il nome, il Logos, e sempre dal Padre procede anche lo Spirito. Il concetto di causa, in Palamas, sembra sostanzialmente quello della «causa efficiente». Causare, per il Padre, «significa soltanto portare a essere ontologicamente» nota Perrella. Dopo di che subentra la «libera autorità» delle altre due persone divine, che nel loro atto – di parola e di opere – esprimono anche la loro deità. Esiste dunque una questione di «libera autorità» anche all’interno della Triade divina. Ed è nel rapporto col creato che le due persone causate dal Padre vivono a loro volta il principio di causazione. Ciò instaura la relazione trinitaria, identica nella sostanza divina, diversa nelle manifestazioni delle tre persone. E la Trinità di Rublëv sembra la più chiara rappresentazione di questa idea. Ma è anche il nucleo in cui si colloca la possibilità di partecipazione umana alla manifestazione divina, dunque il fondamento della «deificazione» di ciò che è creato.
    Ognuna delle persone divine ha un’essenza sovraessenziale, cioè increata e irriducibile a una definizione (un punto che sia Barlaam sia Gregorio riprendono dallo pseudo Dionigi, giungendo a conclusioni però opposte); ma la loro essenza si realizza nei loro atti, cioè nelle loro particolari manifestazioni, ossia nelle «energie», tra le quali rientra per esempio la luce, che non è un simbolo (questa è la china presa dal pensiero moderno, spiccatamente di segno rappresentativo, e sostanzialmente scisso e incapace di farsi concreto). L’uomo deificato diventa increato come il Dio da cui viene a essere, e questo in virtù della concezione partecipativa dell’atto divino. Ogni ente si rivela nel suo agire, così persino il santo non ha meriti della sua santità, che è increata in quanto partecipe dell’atto divino che l’ha causata.
    La cura del testo è impeccabile, la prospettiva del curatore ardua perché contrappone la visione di Palamas alla concezione sperimentale della scienza moderna, e ne trae una diversa prospettiva per l’etica. Molto resta da comprendere di Palamas, questo volume è il primo passo importante per rilanciare una fonte del pensiero cristiano.



    Di Maurizio Cecchetti



    Gregorio Palamas
    Atto e luce divina
    Scritti filosofici e teologici



    Bompiani

    Pagine CXXX + 1530. Euro35

 

 

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