L’obiettivo è quello di assumere il controllo di tutte le comunità di fedeli per creare un fronte unico e influenzare, un giorno, le politiche dei Paesi ospiti
I Fratelli musulmani alla riconquista d’Europa
Svelato il piano dell’organizzazione per «convertire» la società occidentale. Partendo dal nostro Continente
Una mappa del mondo a colori stampata in Pakistan. Al centro una grande area verde - dal cuore dell’Africa al Kazakhstan - con sopra una bandiera delle stesso colore. Il verde dell’Islam. In basso un riquadro intitolato: «Dopo cento anni», e sotto il planisfero completamente verde per significare la conquista del mondo. E’ un progetto a lungo termine, dove non si bada troppo al calendario o all’agenda. Ma è un disegno concreto elaborato dal movimento dei Fratelli musulmani. A scanso di equivoci diciamo subito: qui non c’entrano terrorismo o cellule in sonno. E’ una missione di propaganda sottile e discreta condotta da un movimento perfettamente legale, la «Federazione delle organizzazioni islamiche in Europa». L’obiettivo è quello di assumere il controllo di tutte le comunità musulmane del Vecchio Continente, creare un fronte unico e influenzare, un giorno, le politiche dei Paesi ospiti.
Un’iniziativa favorita dal post-11 settembre, quando le autorità e le forze di polizie occidentali in risposta al massacro hanno lanciato un’offensiva contro gli ambienti radicali. Il vuoto di potere determinatosi in molte comunità ha aperto una possibilità di rilancio per la Fratellanza. Che ora vuole darsi una immagine il meno oltranzista possibile adattando il suo profilo al clima sociale europeo. E punta a rispondere alla tendenza, emersa a Roma come a Parigi, di aprire un dialogo critico con i settori contrari alla violenza.
La Federazione, guidata da Ahmad Al Rawi, Ahmad Jaballah e Imad Al Bani, si è riorganizzata e ha assunto il ruolo di ombrello, sotto il quale far convergere gruppi minori. E’ stato quindi elaborato un manifesto, «Il programma dottrinale». Secondo il progetto le comunità musulmane devono integrarsi politicamente, socialmente ed economicamente in quelle europee conservando però la loro identità islamica e gli strumenti per svilupparla. In sostanza si tratta di una integrazione «superficiale» senza alcuna assimilazione. Due gli aspetti interessanti: il rispetto delle leggi e lo sfruttamento di aree grigie, ossia dove c’è una spinta radicale ma che non viola l’ordine pubblico.
Pilastro nella costruzione della casa dell’Islam è la Dawa, la chiamata. Dunque, secondo il manifesto della Federazione, i musulmani in Europa devono insistere sul reclutamento dei fedeli, le conversioni, la preghiera e la persuasione. Attraverso queste regole le comunità in Occidente possono sopravvivere e, successivamente, espandersi in zone non islamiche. Il ritorno alla religione deve essere legato a una progressiva espansione dell’educazione islamica. La Fratellanza, consapevole di non poter rimpiazzare nel breve termine i regimi secolari, vuole creare «uno Stato dentro lo Stato» con moschee, predicatori e scuole. L’islamizzazione della società deve precedere quella dello Stato. E con un occhio non solo a chi crede in Maometto. La Dawa va estesa a persone di altra fede, con l’intento di portarli alla moschea e di offrire un’alternativa di vita.
Per non destare allarme, i vertici della Fratellanza hanno cercato di mimetizzare la loro presenza all’interno della Federazione. E soprattutto hanno provveduto a far sparire i riferimenti più estremi. Ma i contenuti, il vocabolario e i testi sono identici. L’organizzazione di base è la «usra» (famiglia), i membri sono «fratelli» e «sorelle», c’è il «murabi» (la guida) e il «mutarabi» (il guidato).
Nel Programma si indicano come libri di ispirazione quelli di autori della Fratellanza e si ignorano apertamente quelli di altre correnti di pensiero. Obbligatoria la lettura di Omar Al Talmasani, uno dei fari del movimento internazionale. E ancora gli scritti del fondatore Hassan Al Banna e dell’autorevole predicatore Yussef Qardawi, riferimento per numerose formazioni mediorientali, a cominciare da Hamas. In passato l’ideologo ha spesso difeso il ricorso agli attacchi suicidi e ha esortato i fedeli alla lotta contro «i simboli dell’Occidente imperialista». Una volta, rispondendo alla domanda di un seguace demoralizzato, ha creato scalpore sostenendo che la liberazione di Roma era imminente. Un ulteriore segnale è la nomina di Faisal Moulawi, membro del Consiglio mondiale della Fratellanza, a guida religiosa della Federazione. Moulawi si è distinto per gli appelli alla Jihad in regioni di guerra come la Palestina, il Kosovo, l’Afghanistan, la Bosnia e la Cecenia. Neppure vanno dimenticati collegamenti dei «fratelli» con fazioni spesso protagoniste di azioni violente e terrorismo.
Nella campagna di espansione, la Federazione ha individuato la Francia quale terreno ideale per compiere il primo passo. La massiccia presenza di immigrati o cittadini musulmani, una capillare rete di moschee e la realtà culturale aiuteranno i missionari della fede. Poi passeranno agli Stati dove una volta l’Islam ha marcato la propria presenza: la Spagna, l’Italia e le regioni balcaniche. Perchè, come ha scritto il «Resalat Al Ahwan», il settimanale della Fratellanza, il movimento non riconosce i regimi non basati sui principi islamici. Una considerazione che dovrebbe spingere all’azione nei Paesi d’origine. Algeria, Egitto, Tunisia, Giordania, Siria. Ma la repressione - spesso feroce e indiscriminata - condotta da poteri semi-polizieschi in alcuni casi soffoca completamente la voce dissonante, in altri riduce di molto gli spazi di manovra. Ed è quasi inevitabile che i Fratelli vadano dove sia possibile fare proselitismo senza il rischio di essere arrestati.
Con un’idea innovativa. La Federazione non solo deve assicurarsi una base di potere ma costruire un’entità transnazionale musulmana ed europea. Un interlocutore in grado di influenzare elezioni, un attore capace di trattare con i governi locali. A cominciare dalla stesura di una Carta islamica europea per fissare i rapporti con i non musulmani. Ovviamente secondo i dogmi ideologici della Fratellanza.
Guido Olimpio Corriere della Sera - 23 ottobre 2003
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