Dottore ho mal di vento
Ansia, febbre, asma, disturbi articolari e del sonno. Tachicardia. Le anomalie atmosferiche provocano fastidiosi disturbi psicofisici. Ecco come difendersi
Si chiama Nao (Northern atlantic oscillation) ed è la differenza di pressione registrata tra le Isole Azzorre e il Mar d'Irlanda. Con i suoi indici fluttuanti dal negativo al positivo, influenza lo stato di salute della popolazione europea, o meglio di quegli europei sensibili alle variazioni anomale delle condizioni atmosferiche. E di anomalie, di questi tempi, se ne registra una al giorno.
Alternanze repentine di caldo inusuale e freddo inusuale. Tempeste di vento gelido a cui seguono, nel giro di 24 ore, ondate di scirocco. Temperatura che può avere sbalzi di 10 gradi dall'oggi al domani. Poi piogge torrenziali e siccità, clima tropicale sempre più umido e piovoso in estate. E via elencando, quello che quotidianamente riempie giornali e televisioni. E che influisce sulle condizioni psicofisiche di molti milioni di italiani. Ovvero di quel 25 per cento di persone, la stima proviene da uno studio dell'Università Cattolica di Milano realizzato insieme al Centro di ricerca di Bioclimatologia medica della Statale di Milano, che "sentono il tempo".
L'anticiclone delle Azzorre, quello che dovrebbe assicurare il tempo sereno in estate per poi spostarsi più a sud in inverno, lasciando spazio alle perturbazioni che arrivano dal Regno Unito, si protende invece verso nord, partendo dal suo sito originario, sul grande Oceano. «Questo innesca sul bordo orientale dell'anticiclone correnti tese dirette verso il bacino centrale e orientale del Mediterraneo», spiega Vincenzo Condemi, del Centro di ricerche in Bioclimatologia medica, Biotecnologie e Medicine naturali dell'Università Statale di Milano: «In Italia questa circolazione nord-occidentale genera venti caldi di ponente (i favoni) sul nord-ovest e la Pianura padana con evidenti ripercussioni sulla salute di quanti vivono nel Settentrione. Infatti, i venti di caduta sono in grado di sottoporre a notevoli stress psico-fisici tutti i soggetti meteorolabili, dando il via a quella che viene tradizionalmente definita sindrome da Phoen».
I sintomi più tipici di chi risente del vento caldo che spira da nord sulla Pianura padana sono un aumento della tensione emotiva e un inspiegabile stato di agitazione che si manifesta soprattutto nei bambini. Proprio loro, insieme agli anziani, sono infatti i più meteorosensibili, cioè sentono maggiormente le variazioni climatiche. Sempre secondo l'analisi milanese, infatti, a rischiare di più l'influsso del tempo sono le donne (40 per cento), rispetto ai maschi (24 per cento). Più si va avanti con gli anni, più si acuisce la sensibilità ai mutamenti atmosferici.
Tra i 20 e i 30 anni solo il 18 per cento delle persone sente il tempo. La percentuale sale al 33 per cento tra i 40 e i 50 anni e arriva addirittura al 46 per cento dopo i 60 anni. Per il resto, chi vive single sembra protetto dalla meteorosensibilità (solo il 18 per cento degli intervistati ne soffre), contro il 40 per cento degli sposati e il 46 per cento dei vedovi.
Attenzione, però: la ricerca milanese fotografa i meteoropatici da distinguere dai semplici meteorosensibili perché le variazioni climatiche per i primi rappresentano l'elemento scatenante dei malesseri, e non un semplice fattore di peggioramento di condizioni sanitarie presistenti. Sono proprio i meteoropatici a vantare spesso addirittura doti divinatorie, ovvero essere in grado di prevedere anche con una giornata di anticipo le variazioni del barometro che sta rapidamente volgendo verso il brutto o l'avvicinarsi di folate impietose di vento. Leggende metropolitane? Non proprio a sentire i bioclimatologi perché, in effetti, le anemopatie, patologie indotte dal vento, risentono dei mutamenti del campo elettrico atmosferico che precedono il cambiamento e sono capaci di interferire con l'organismo umano.
Un esempio lo forniscono i venti caldo-secchi, come il Phoen, che nell'attrito con gli ostacoli montuosi frapposti alla loro ondata acquistano una carica magnetica positiva elevata. Le statistiche sanitarie dicono che quando si verificano mutamenti elettrici legati a questo fenomeno crescono gli attacchi di asma, le congiuntiviti, l'insonnia. Nelle persone particolarmente sensibili, il cuore batte più velocemente e la respirazione si fa affannosa anche senza la sollecitazione di uno sforzo. Il cuore, controllato da finissimi meccanismi elettrici, è infatti un organo-bersaglio per le anemopatie.
Nella celebre sindrome da scirocco, che colpisce ogni qualvolta spira il vento che viene dal Sahara e diventa sempre più caldo, le palpitazioni sono il sintomo più comune a cui a volte si accompagna un dolore al torace tale da simulare perfino una crisi anginosa. Il rischio-cuore è maggiore per chi soffre di ipertiroidismo, per chi, cioè, ha la ghiandola della tiroide che lavora troppo e quindi accelera il metabolismo dell'organismo, aumentando anche il ritmo dei battiti cardiaci.
I francesi che vivono affacciati sul Mediterraneo hanno descritto una variante della sindrome da scirocco, che interessa i neonati. Si chiama sindrome del Vent du Midi e riguarda i piccoli particolarmente agitati, con alterazione del ritmo-sonno veglia. Quando il vento soffia da sud l'agitazione cresce, e con essa l'insonnia. Ma ciò che più colpisce è la febbre da vento che può superare i 38 gradi e pare legata ad alterazioni del sistema di regolazione della temperatura corporea che nei neonati è ancora imperfetto. Il rapporto con lo scirocco è chiaro, anche perché non appena il vento smette di soffiare la temperatura dei bimbi che soffrono di questa sindrome ritorna alla normalità.
Ma il vento non viene sempre per nuocere. Infatti è una benedizione per coloro che soffrono di patologie legate all'inquinamento. Quando latita, niente ripulisce un'aria sempre più calda e carica di sostanze nocive per l'apparato respiratorio, figlia dell'effetto serra. Nell'ultimo ventennio, nei paesi delle medie latitudini, come appunto l'Italia, l'aumento di temperatura per effetto serra è stato intorno 0.5 gradi. Non solo. Il riscaldamento da effetto serra viene amplificato sulle aree urbane a causa della cosiddetta "isola di calore", ovvero della bolla di aria più calda (anche di 5-6 gradi rispetto alla periferia della bolla stessa) che grava al di sopra delle città, sia a causa del calore artificiale immesso nell'atmosfera dagli impianti di riscaldamento e degli autoveicoli, che a causa del maggiore intrappolamento dell'energia solare da parte delle vie e del particolare tessuto urbano.
I principali inquinanti dei cieli metropolitani sono il biossido di zolfo, il monossido di azoto, il biossido di azoto, l'ossido di carbonio e l'ozono. Gli episodi di forte inquinamento urbano si verificano d'inverno, in presenza di vasti centri di alta pressione che insistono per il mancato ritrarsi dell'anticiclone delle Azzorre. Tutti questi composti possono peggiorare la capacità respiratoria, danneggiando soprattutto bronchi e polmoni di quanti soffrono di bronchite cronica ed asma. Ad esempio, il superamento della soglia di allarme di ozono (180 microgrammi per metro cubo d'aria) porta a una infiammazione dei bronchi e li rende sensibili all'azione di eventuali allergeni presenti nell'ambiente. Non appena l'ozono raggiunge i valori di 250 microgrammi per metro cubo, la situazione diventa subito più allarmante. Per chi soffre di asma, soprattutto tra i bambini, cominciano tosse secca e senso di costrizione al torace.
I meteoropatici, infine, sono spesso vittime dell'umidità, anch'essa in costante aumento sia per i nubifragi invernali che per la ormai celebre "tropicalizzazione" delle nostre aree. Le perturbazioni, portando con loro un conseguente calo della pressione barometrica, possono infatti far peggiorare i dolori dell'artrosi. Gli esperti ipotizzano che quando l'ambiente si fa eccessivamente umido aumentano di volume le fibre delle articolazioni, ad esempio del ginocchio, e cresce la quota di liquido intra-articolare. Il risultato è che vengono stimolati i recettori del dolore presenti all'interno della capsula articolare. Ma non basta. Se l'umidità porta al fenomeno della caligo, con le nuvole basse che assumono le caratteristiche della nebbia, possono comparire debolezza e tendenza alla depressione. Secondo alcuni ricerche, il fenomeno sarebbe da imputare, nei soggetti predisposti, a un restringimento dei capillari che portano quindi meno ossigeno alla pelle, alterando il controllo della temperatura corporea.




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