Ennesima batosta per i "riformisti": dopo aver diviso l'Ulivo legittimando la presenza dei soldati italiani in Iraq (contro la quale Verdi PdCI e Socialismo 2000 sono insorti) D'Alema e Fassino si vedono contro anche tutta la CGIL. Se mai ce ne fosse stata bisogno l'ennesima contraddizione nel csx conferma due dati oramai chiari da tempo:
1) La rottura della cinghia "storica" che legava il PCI/PDS/DS alla CGIL (così come è successo con l'ARCI);
2) La morte politica dell'Ulivo e la necessità di costruire da una parte un partito riformista e dall'altra una sinistra d'alternativa; per pressuppore così un quadro di piu' chiarezza politica e redistribuzione dei rapporti di forza che oramai sono cambiati dal lontano 1996.
P.G.
La CGIL non si arruola nell'esercito neocoloniale. Non ha messo il cervello, le aspirazioni, gli ideali in vendita.
18 ottobre 2003
Iraq, Di Salvo Continuiamo a chiedere il ritiro delle truppe italiane
http://www.cgil.it/ufficiostampa/UfS...ltime&ref=3611
“La guerra in Iraq era sbagliata: la guerra non può essere lo strumento per risolvere le controversie internazionali – afferma Titti Di Salvo in una dichiarazione a nome della segreteria della Cgil.
La guerra in Iraq era illegittima, secondo la Carta dell’ONU e secondo la Costituzione italiana.
La risoluzione del Consiglio di Sicurezza 1511 non modifica nessuna di queste due affermazioni, che sono nel contempo presa d’atto della realtà e valutazioni politiche che debbono guidare, a nostro avviso, i comportamenti futuri delle forze politiche e del Parlamento.
Per questo non rintracciamo alcuna ragione per la quale diventi accettabile e legittima la presenza delle truppe italiane in territorio iracheno, di cui la CGIL continua a chiedere il ritiro.
D’altra parte, di ragioni non vedono neppure Francia, Germania e Russia.
Rimane aperto – conclude Di Salvo - il grande problema di quale posizione l’Europa debba praticare perché la democrazia si affermi in quella regione e si definisca una soluzione per il conflitto israelo-palestinese senza cui non c’è possibilità alcuna di pace in quel territorio”




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