...a CHI fa paura?
Assurdo annullare le frontiere per tutti tranne i giudici
In attesa che il 24 novembre prossimo, alla Camera venga discusso il progetto di legge sul mandato di cattura europeo abbiamo chiesto al dottor Gian Carlo Caselli - che, come rappresentante dell'Italia, ha fatto parte di pro-Eurojust, l'organismo di coordinamento delle magistrature dei rispettivi Pesi dell’Unione - di spiegarci cos'è esattamente il mandato di cattura europeo.
«È un segmento di un percorso articolato che l'Europa sta portando avanti da alcuni anni. Un percorso, che si propone la progressiva omegenizzazione dei sistemi giudiziari nazionali e la creazione di uno "spazio giuridico europeo". Quando si affrontano questi temi, compreso il segmento del mandato di arresto, è importante il profilo culturale che fa da sfondo a tutto. Vale a dire che "non siamo soli", che le nostre tradizioni sono importanti ma dobbiamo imparare a ragionare con categorie meno assolute di quelle a cui siamo abituati, proprio per stare con gli altri. In sintesi, il mandato europeo porta ad eliminare nell'ambito dei 15 Stati dell'Unione il tradizionale procedimento di estradizione sostituendolo con un procedimento nuovo, più rapido, per la consegna di coloro che vengono colpiti da condanne definitive o da provvedimenti restrittivi concernenti gravi reati».
In cosa consistono gli aspetti positivi?
«Che non c'è più l'intervento dei governi che caratterizzava le procedure di estradizione, che non c'è più una valutazione politica e c'è una procedura più snella che prevede un rapporto diretto tra le autorità giudiziarie dei vari stati. Attenzione: l'adozione di questa procedura si fonda sul principio del reciproco riconoscimento che già vale in materia civile e questo principio è fondato a sua volta sul presupposto che i sistemi giudiziari dei 15 Paesi membri pur essendo diversi hanno livelli di garanzie procedurali analoghi perché per tutti valgono i principi stabiliti nella convenzione europea dei diritti dell'uomo e nei suoi protocolli, principi ribaditi dalla carta dei diritti fondamentali dell'Unione. L'Italia ha già adottato un sistema sostanzialmente identico in un accordo bilaterale del 20 luglio 2000 con la Spagna e non è stato sollevato nessun problema né da un punto di vista teorico né da un punto di vista pratico».
Quali reati riguarda?
«Una lista circoscritta a 32 reati. Il nuovo sistema non incide sulle competenze dei giudici dei diversi paesi. Cioè non può accadere che il giudice di uno Stato decida di fatti commessi in un altro stato membro al di là di quanto attualmente previsto. In ogni caso c'è un accordo scaturito da un consiglio GAI del dicembre 2001 che contiene una clausola di "territorialità" che rende facoltativa l'esecuzione del mandato di arresto per i reati commessi nello stato dove la persona deve essere catturata o per fatti che non siano riconosciuti come reati dallo stato di esecuzione. Nello Stato di esecuzione l'autorità giudiziaria non si limita solo a fare il passacarte, ma è chiamata a decidere e quindi deve valutare la legittimità del mandato, la sussistenza di tutti i presupposti previsti nella decisone quadro dell'Europa. Inoltre l'interessato ha diritto ad essere assistito da un avvocato e, se necessario, anche da un'interprete. I diritti, quindi, vengono tutelati».
A questo punto, una volta accettata la lista dei reati cosa occorre ancora?
«Ci vuole una legge di attuazione, di ratifica che può anche stabilire i confini, i limiti di operatività così da assicurare il rispetto di tutte le garanzie. Per esempio prevedendo un ricorso in Cassazione. Tutto ciò deve essere ancora precisato nella legge di attuazione che potrà eventualmente sanare i dubbi residui».
Secondo lei Eurojust rappresenta un primo passo verso la formazione di una superprocura europea?
«Eurojust ha funzioni di coordinamento mentre secondo molti occorrerebbe una superprocura che svolga vere e proprie indagini. Credo che una simile struttura sarebbe utilissima in quanto la criminalità organizzata in genere, quella mafiosa in particolare, agisce ormai naturalmente su un piano transnazionale. Approfitta dell'apertura delle frontiere, del progresso tecnologico, quindi trovo assurdo che possano circolare liberamente capitali, beni, soldi e persone, ma non i magistrati e i poliziotti nell'esercizio delle loro funzioni».
Dal momento che la ratifica del trattato presuppone l'adeguamento del nostro ordinamento alla normativa europea, crede che in questo senso vi saranno ostacoli, ragioni di contrasto, ad esempio rappresentate dalla depenalizzazione del falso in bilancio?
«Tutte le volte che si è detto che sarebbe necessario rendere la decisione europea compatibile con i principi del nostro ordinamento, confesso che non ho mai capito bene di che cosa si stesse parlando».
Ma questo perché lei, come tutti i magistrati, è antropologicamente. diverso…
«Forse».




Rispondi Citando
... altro che campa cavallo ... urge l'ibernazione...
vviamente non parlo di apologia del comunismo. Questa verrebbe premiata, of course. Un uccellino mi ha detto che questi giudici (?) potrebbero chiedere l'arresto per reati quali l'incitamento all'odio razziale o la xenofobia...
