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    Thumbs up Una buona notizia da Bozen

    E anche l'Unità sene accorge: a Bozen i partiti itagliani perdono!



    28.10.2003
    Alto Adige, Trentino, Trieste. Crolla la destra ma il voto regala problemi anche all'Ulivo
    di Michele Sartori

    DALL’INVIATO

    BOLZANO. Una serata da incubi, un anticipo di Halloween, per il centrodestra: che in un colpo solo è riuscito a perdere, e di brutto, in Alto Adige, in Trentino, a Trieste. Ne emerge una frastornata Michaela Biancofiore, l'aggressiva leader azzurra di Bolzano: «È un buon risultato: noi perdiamo mille voti, ma An ne perde quattromila». Ottimo lavoro, compagna Biancofiore. Ne spunta a Trento un confuso Carlo Andreotti, candidato del centrodestra: «Dellai diceva che avrebbe avuto il triplo dei miei voti, invece ha avuto solo il doppio. Chissà quanto gli brucia». Ne sbuca a Trieste Renzo Codarin, l'uomo del centrodestra stracciato 65 a 29 da Ettore Rosato, della Margherita, nella corsa alla Camera per sostituire Riccardo Illy: «Mi ha nuociuto la bassa affluenza alle urne». D'accordo, minimo storico, 36% di votanti, ma perché la squadra che perde accusa sempre le condizioni del campo su cui si è giocato in due? Dopo le sconfitte, le vittorie. E queste sono meno univoche: il centrosinistra stravince in Trentino, rafforzandosi sopratutto al centro: e con una palpabile delusione diessina. A Bolzano invece, anche se nei fatti non cambierà nulla in consiglio, è una debacle per tutti i partiti «italiani». E cominciamo proprio dall'Alto Adige: l'unica elezione con sistema etnico-proporzionale.
    Luis Durnwalder, il «Landeshauptmann» giunto alla quarta legislatura e con tutte le intenzioni di farne una quinta, si porta a casa oltre 110.000 preferenze personali: un trionfo ancora superiore a quello del 1998. Evidente, nella gran mole di consensi, anche una quota «italiana». Il suo partito, la Suedtiroler Volkspartei, mantiene i 21 seggi su 35 che aveva e la netta maggioranza assoluta che detiene fin dalla nascita, nel dopoguerra: 55,6% (un punto in meno rispetto al 1998). Però registra notevoli cambiamenti. Perde consistenti quote di voti nelle vallate, a favore dei piccoli partiti «tedeschi» di estrema destra e dei verdi, mentre ne guadagna di altrettanto consistenti nei centri urbani, soprattutto quelli con maggiore presenza «italiana»: a spanne, dovrebbero essere circa 10.000 i voti italiani al buongoverno del partito «tedesco», un fenomeno nuovo, ed il «Tageszeitung» intitola, sbalordito: «Gli italiani salvano la Svp». All'interno del partito la componente di destra perde molto peso, mentre ne acquistano gli Arbeitnehmer, la corrente più a sinistra: 7 candidati, 7 eletti. C'è in sostanza un accenno di mutazione genetica del «partito di raccolta» tedesco: liberato del peso dei falchi e rappresentante anche di italiani, difficilmente conser verà i suoi connotati «etnici».

    Durnwalder per ora analizza solo le emorragie: «Una parte di elettorato tedesco non ha gradito l'introduzione dell'italiano nelle prime elementari; un'altra quota si è spaventata per le minacce fatte dai ministri italiani nel periodo preelettorale; un'altra ancora è preoccupata dal tunnel ferroviario del Brennero. Gli uni hanno votato a destra, gli altri hanno scelto i verdi».
    Parallela, appunto, la crescita in voti ma non in seggi dell'Ufs di Eva Klotz; e dei Freiheitlichen, che raddoppiano: accanto a Pius Leitner entra in consiglio anche Ully Mair, la giovane impegnatissima a contestare l'erezione di una lapide alle vittime della Shoah. Anche i Verdi, per opposte ragioni, passano da due a tre consiglieri: ma tutti «tedeschi», perdendo il loro carattere più evidente, l'interetnicità; uno dei tre, però, potrebbe dimettersi per favorire il ripescaggio del capolista, italiano.

    Ed eccoci appunto al crollo «italiano»: il gruppo linguistico è passato da 9 a 7 consiglieri, cinque del centrodestra, esattamente come prima, e due di un dimezzato centrosinistra. Nessuno ha di che essere contento. Forza Italia ha un solo eletto, l'aggressiva Michaela Biancofiore, che tre settimane fa sventolava trionfante un sondaggio commissionato a Datamedia: «Forza Italia arriva all'8 per cento e supera An! La Svp perde la maggioranza assoluta!». Hai voglia. Gli azzurri sono rimasti al 3,4%, meno di cinque anni fa, un disastro. An - 8,4% e tre consiglieri riconfermati - è rimasta il secondo partito (ed il primo italiano) ma con la perdita di quasi due punti. Puntava, sull'onda del trionfale referendum contro «Piazza della pace», al quarto consigli ere: «Forse ce l'avremmo fatta, senza la proposte di Fini sul voto agli immigrati», sospira il presidente Giorgio Holzmann. Scoppia anche l'ennesima polemica interna, Storace da Roma accusa An locale di aver perso un quinto dei voti, «qualcosa che rasenta l'irresponsabilità», Holzmann si irrita, «Storace parli di quel che sa». Non va molto meglio nel centrosinistra, e soprattutto nell'Unione Autonomista, somma di Margherita, Udc e Di Pietro, che si dimezza: aveva due consiglieri-assessori, glie ne resta uno. La lista «Pace e diritti», tra Ds, Rifondazione e movimenti, sta sotto il 4%, mantiene l'unico consigliere che aveva mentre sperava di farne due. Si riformerà la giunta Svp-centrosinistra, ma con un bel problemino aritmetico: servono almeno tre «italiani» e ce ne sono solo due. . . Si studiano formule ed escamotage.
    Va diversamente in Trentino, molto «autonomista» ma privo di problemi etnici, e dove si è votato col maggioritario. Lorenzo Dellai, l'ex dc inventore della «Margherita», è riconfermato in maniera ancor più trionfale del previsto: 170.000 voti, 61%, il doppio esatto di Carlo Andreotti, portabandiera del centrodestra. An, che dimezza i consiglieri (l'unico eletto è Cristiano De Eccher, imposto da Fini) è in pieno marasma interno. La Lega Nord - il ministro Castelli era venuto a chiedere un voto per rafforzare il peso dei leghisti nel governo nazionale - scende da tre a due, e perde «Obelix» Boso. Forza Italia resta al 13,4% (si aspettava il 18), non riesce neanche a superare i Ds, alcuni suoi leader annunciano dimissioni, ma almeno può vantare un astro ri-emergente, il capolista Mario Malossini, presidente della Provincia fin quando, dieci anni fa, fu arrestato per Tangentopoli: «Supermario», con 13.000 preferenze, è il più votato dai trentini dopo Dellai.
    Nella coalizione del presidente la parte del leone la fa lo schieramento centrista-autonomista (con alcune componenti dichiaratamente anti-Ulivo), in particolare la Margherita, che aumenta di quattro punti e da sola sfiora il 26%: il doppio dei Ds. I diessini puntavano, con una lista allargata, a ridurre il dislivello nella coalizione tra centro e sinistra. Invece, col 13,6%, confermano i risultati del 1998, mantengono cinque consiglieri e arretrano rispetto alle ultime politiche (8.000 voti in meno): l a forbice con il centro della coalizione, invece di restringersi, si è vistosamente allargata. Così, anche a sinistra, il coro è: «Ci aspettavamo di più».



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    bene, onore a loro che hanno ridotto la rappresentanza dell'invasore itagliano!

 

 

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