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    Talking IMPERDIBILE - Bondi, coordinatore mistico: «Berlusconi è bontà e purezza»

    Una "BERLUSCONIANA" imperdibile, da incorniciare:

    "Salutate nel nano l'apostolo dell'Amore", dice la parodia di Starace della macchietta di regime vigente.

    ed altro ancora....... molto altro


    Per la serie...... Se questo è in buona fede........
    è da rinchiudere!!!








    CORSERA 25/10/2003

    Bondi, coordinatore mistico: «Berlusconi è bontà e purezza»

    Da comunista a «priore» di Arcore: Forza Italia? Come un ordine monastico - il Cav. «ha preso il potere per dare benessere»


    ARCORE - La fotografia di Berlusconi con la cornice d'argento e i capelli è rimasta nel parlatorio - un fratino, quattro sedie. Il ritratto a olio di Berlusconi («Ne arrivano di continuo, li mandano pittori anche noti») è in anticamera, accanto alle scrivanie della segretaria di Berlusconi, Marinella, e della segretaria di Sandro Bondi, Marinella, detta Marina per evitare scambi di persona.

    Nel suo ufficio da neo-coordinatore del primo partito italiano c'è spazio appena per la fotina del piccolo Francesco, 5 anni. Non uno studio; una cella. «Questo era un antico monastero benedettino. E qui ad Arcore il presidente Berlusconi ha fondato una comunità. Quasi un nuovo ordine monastico».

    Se Berlusconi è il fondatore, Bondi è il padre generale. Priore di Arcore. Studioso di eresie medievali, laureato in filosofia a Pisa con tesi su frate Leonardo Vallazzana, teologo, predicatore, agostiniano.
    «Soprattutto, agostiniano. Da secoli la cristianità si divide tra seguaci di Domenico, influenzati da Aristotele e dal dominio della ragione, e seguaci di Agostino, affascinati da Platone, dal millenarismo, dall'utopia, dall'escatologia, dal messianesimo. Un ceppo da cui sono nate eresie, come quella dei catari e degli anabattisti, animate dal mito della purezza e del candore; contaminato da tentazioni luterane e ugonotte; e che ha influenzato grandi personaggi. Penso a Gioacchino da Fiore. E, in tempi moderni, a Berlusconi e a Dell'Utri.

    «Io sono entrato da poco in questa cerchia. Ma mi hanno raccontato delle loro vacanze di un tempo. La giornata era scandita quasi come in un monastero: lavoro e preghiera; la conversazione, la ginnastica, la corsa, il pranzo, e nel pomeriggio la lettura e il commento di un passo della Bibbia o di un'opera di
    Platone, Agostino, Campanella, Giordano Bruno, Tommaso Moro. Oppure del testo fondamentale, l'Elogio della Follia di Erasmo da Rotterdam; perché c'è un elemento di follia visionaria nell'opera del Dottore. Il vincolo che legava i fondatori va ora riprodotto tra i dirigenti di Forza Italia. I ministri, il presidente del Senato, i governatori, ognuno ha già un rapporto diretto con il presidente Berlusconi. Ora si tratta di creare un legame di solidarietà tra noi. Anche per questo Forza Italia si darà una direzione politica, in cui
    siederanno tra gli altri Pisanu, Tremonti, Fitto, Martino. Non avrei mai pensato che il Dottore scegliesse me. Forse ha pensato che incarnassi il messaggio originario di Forza Italia».

    Da Arcore Bondi sta organizzando il congresso - a Milano, nell'aprile prossimo - e due campagne elettorali decisive, per le Amministrative e le Europee.
    Lavora al terzo libro di Berlusconi. A una mostra per celebrare il decennale della discesa in campo («il progetto è di un giovane, Massimo Piana. L'altro giorno l'ha presentato al presidente con voce incrinata dall'emozione. Mi ha commosso») e, soprattutto, all'elaborazione di una teoria politica. Da non chiamarsi ideologia, perché «il presidente Berlusconi nasce con la morte delle ideologie». Piuttosto, una mistica.
    «Una politica femminile. Di qua l'Italia che ama, di là l'Italia che odia. Eppure dall'altro campo attendiamo ancora un segno. Perché il presidente Berlusconi non cerca lo scontro, se non per legittima difesa. La sua visione è un'Italia riconciliata, in cui non vi sono nemici ma avversari. La sua politica del fare è una politica donna. È il recupero della lezione di tre donne, tre vittime del nazismo: Simone Weil, Edith Stein, Etty Hillesum. Come loro, il
    presidente Berlusconi mette al centro la dignità della persona umana. La conquista del potere non è che uno strumento per diffondere benessere e felicità. La logica maschile del potere viene sostituita dalla logica femminile del dono, della comprensione, dell'amore. Il prossimo seminario di Forza Italia
    sarà dedicato al potere delle donne. Dove? In un hotel di Gubbio, un antico convento francescano».

    Poi c'è la dimensione mondana. La fatica del lavoro: dalle 8 del mattino sino a notte, il lunedì qui insieme con Berlusconi, poi a Roma, venerdì e sabato di nuovo ad Arcore. Villa San Martino è molto diversa da come viene raccontata e pensata. Non ci sono marmi. Non c'è plastica. Legni scricchiolanti. Vecchie foto del marchese Casati a passeggio nel parco con Benedetto Croce. Ritratto della marchesa in chiaroscuro, «quasi a presagirne la triste fine» medita Bondi a braccia conserte.
    Foto della famiglia Berlusconi in cui è incastrata l'immagine di padre Pio. Mappamondo ligneo. Tele devozionali. Viae crucis .

    Archivio con decine di fascicoli, «qui c'è tutta la storia di Forza Italia», spiccano per mole il dossier «Pannella» e quello «Garzon».

    Cappella con inginocchiatoio. «Sono venuto qui per la prima volta nell'89, da sindaco comunista di Fivizzano, insieme con il maestro Cascella. Il Dottore mi ha regalato una biografia di Hitler con dedica: "A Sandro Bondi, cultore dell'utopia, un libro sull'utopia perversa". Poi mi ha detto: "Lei che sembra così perbene, come fa a essere comunista?"».

    Qui il ritorno, per lavorare. «Preparavo la risposta alle lettere. Migliaia di lettere. Trenta al giorno, tutti i giorni, per due anni». L'amicizia con Marcello Dell'Utri: «È stato emozionante costruire anche con lui un rapporto d'affetto. Il mistero di Dell'Utri non è nelle sciocchezze che dicono, è nella profondità del suo animo.
    È il mistero della Sicilia, dell'intelligenza dei siciliani».

    Ora, l'avvento alla guida di una macchina organizzativa che ha sempre macinato i suoi conducenti, Codignoni, il generale Caligaris, Mennitti, Previti, Frattini, Scajola, Antonione, di nuovo Scajola. Della logistica si occuperà un manager, provvederà Berlusconi a sceglierlo, «sta già facendo i colloqui».
    A lui toccherà la politica. «Ravvivare il dibattito interno. Preparare il congresso in modo democratico, per la prima volta, con 121 congressi provinciali che eleggeranno i coordinatori e i delegati».

    Ci sarà da viaggiare. Un tormento per Bondi che non prende l'aereo: «Soffro di vertigini. È più forte di me. Non salgo neppure sul jet privato del presidente». E poi metodi nuovi per la scelta dei candidati. «Basta decisioni interne al partito. Bisogna aprirsi alla società, consultarsi con il vescovo, con gli imprenditori. La
    sinistra vince quando sceglie i Berlusconi di provincia; dobbiamo evitarlo. Ho letto l'articolo in cui Giuliano Ferrara mi consigliava di non gettare via la mia esperienza nel Pci. Concordo. Chi mi attribuisce l'idea di partito leggero non sa quel che dice. Conosco l'importanza dell'organizzazione. C'è un progetto per fare della Festa azzurra un appuntamento nazionale, vedremo se prima o dopo l'estate. Anche di questo sono grato al Dottore: avermi dato l'opportunità di riscattare il meglio del mio passato».

    «Ci sono cose che non ho rinnegato. Sono figlio di un muratore socialista emigrato in Svizzera, dove nei bar c'erano i cartelli: "Vietato ai cani e agli italiani". Ero affascinato da Berlinguer, sono andato ai suoi funerali. Avverto l'afflato religioso per la giustizia sociale. Ma proprio per questo mi vergogno di una certa sinistra. Mi vergogno dell' Unità . Quando avevo 18 anni e Furio Colombo lavorava per Agnelli, io andavo la domenica mattina alla stazione di Gassano, frazione di Fivizzano, ritiravo duemila copie dell' Unità e le diffondevo casa per casa. Era il giornale di Macaluso, di Chiaromonte. Questo è un distillato di livore, di odio, di accanimento personale, che può essere pericoloso. Quando dico che «da loro mi aspetto di tutto», penso ai terroristi ancora attivi nel nostro Paese, che non sparano ai reazionari, ma ai Biagi e ai D'Antona, agli uomini indicati come traditori. Le cose peggiori non vengono dai veri comunisti, dagli eredi del Pci, i D'Alema, i Fassino. Rispetto Cossutta, capisco Bertinotti, che comunista non è mai stato, e infatti ha grande simpatia umana per il presidente Berlusconi. Provo una pena profonda per Veltroni, che nega il suo passato. Mi sgomenta la miseria umana e morale di Nanni Moretti, capace di dire in morte di Agnelli: "Era meno peggio di Berlusconi". Ma perché lo odiano così?».

    Nel parco, i piloti dell'elicottero presidenziale giocano a pallone.
    Daini. Cavalli. Due molossi divoratori di caprette, discendenti da avi africani addestrati alla lotta contro il leone, che un giorno, racconta Bondi camminando a mani giunte, si pararono di fronte a Dell'Utri e a Berlusconi, «che li ammansì con un grido». ( ) Il cuoco Davide, alternativa lombarda al cuoco Michele, «più creativo, mentre Davide cucina i piatti della tradizione», in particolare di lunedì.
    Il mausoleo di Cascella,«una delle più grandi opere monumentali
    degli ultimi decenni, con il cerchio della vita e il bassorilievo con le
    offerte votive scolpito dalla moglie, signora Cordelia von den Steinen». Bondi si raccoglie, a capo chino. [b]«Ora è di moda, nei salotti e sui giornali di sinistra, indicarmi come l'adulatore per eccellenza. È vero il contrario. Sono il meno adulatore di tutti: il mio rapporto personale con il presidente Berlusconi è molto libero e franco. Lui è un uomo autenticamente liberale. A volte si lamenta dei suoi tg, ma non interviene mai per censurare o epurare. Pensi alla libertà di pensiero della signora Veronica, che mi onora della sua amicizia. E poi è enormemente buono. Straordinariamente buono. Non è vero sia duro con i collaboratori, non l'ho mai sentito alzare la voce. Ha ragione Ferrara, quando lo paragona a Mozart, per il candore e la genialità. Berlusconi è candore, è purezza. Lei dice che ha fama di uomo generoso ma spregiudicato, simpatico ma se necessario spietato? Berlusconi è la negazione della spietatezza. Se fosse spietato, non sarebbe Berlusconi».


  2. #2
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    DA RINCHIUDERE?? PERCHè?
    QUI IN SARDEGNA DIREMMO CHE è UNO "CHI è CASSENDI PIOCCUS"
    OVVEROSSIA CHE VA A CACCIA DI TACCHINI.....ANIMALE NOTORIAMENTE POCO BRILLANTE........OVVIAMENTE PER MANGIARSELI.
    su questo forum è meglio non rispondere ai fessi!
    PURTROPPO GLI ITALIANI SI BEVONO QUALSIASI MINCHIATA, DA SEMPRE (CETTO LA QUALUNQUE)

  3. #3
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    Ma ancora commentate le Berlusconate di Bondi?
    ma lasciatelo perdere e`un povero disgraziato a cui non crede piu`nessuno a meno che non sia elettore di Forza Italia che ha la foto del Banana sul comodino accanto al letto.

  4. #4
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    Mi vergogno dell' Unità . Quando avevo 18 anni e Furio Colombo lavorava per Agnelli, io andavo la domenica mattina alla stazione di Gassano, frazione di Fivizzano, ritiravo duemila copie dell' Unità e le diffondevo casa per casa. Era il giornale di Macaluso, di Chiaromonte. Questo è un distillato di livore, di odio, di accanimento personale, che può essere pericoloso

    Queste parole di Bondi sono giustissime

    E comunque molto meglio Bondi, di un ex manager di Agnelli, che oggi ai gonzi che leggono l'Unita' fa i titoli sui no global o sui campesinos

  5. #5
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    bravo, adesso il tuo uomo dio ti regala una foto della sua villa.



    lo stesso mussolini sarebbe imbarazzato a leggere una sviolinata simile.
    La famosa artista idolo delle folle :" si figuri che uno ha addirittura scritto che avrei dovuto investire i MIEI soldi comprando un bar! Io!!!! La barista!!!!"

  6. #6
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    In Origine Postato da Michele S-

    E comunque molto meglio Bondi, di un ex manager di Agnelli, che oggi ai gonzi che leggono l'Unita' fa i titoli sui no global o sui campesinos
    E sui processi di Milano, e sulla censura dilagante, e sulle epurazioni, e sulle leggi vergogna, e sui disastri dell'economia, e sulle berlusconate d'esportazione, e sul revisionismo fascista, e sui rapporti dei TUOI eletti con la Mafia, e sul discredito crescente a livello mondiale, e sul mostruoso conflitto d'interessi, e sull'occupazione della RAI, e sulla corruzione dilagante peggio che prima di tangentopoli, e sul disastro della Bossi-Fini, etc. etc.

    Insomma; tutta roba che VI è negata....

  7. #7
    Giacobino 1799
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    Predefinito Se questo è un uomo...

    Sandro Bondi - Sette - 13-03-2003
    Ed eccomi di fronte al campione italiano di adulazione, Sandro Bondi, portavoce di Silvio Berlusconi. Avevo criticato le sue frasi di cieca ammirazione per il Cavaliere a Ballarò. Tipo: «La Casa della Libertà non ha un padrone, ha un leader che ha sopportato una incredibile persecuzione giudiziaria. È riuscito ad andare avanti solo per l'amore che ha per questo Paese». E lui mi aveva risposto con una e-mail gentilissima. «I giudizi su Berlusconi li ritengo espressione della mia libertà intellettuale e politica, oltre che del mio sincero affetto per una persona con cui lavoro ormai da oltre 10 anni». Non restava che incontrarci. E adesso stiamo passeggiando per il parco di Villa San Martino, la villa del Cavaliere, dove Bondi, che si è trasferito ad Arcore, ha il suo ufficio. Faccio il giornalista cattivo e sardonico. Davanti a una casetta: «È qui che abitava lo stalliere mafioso Mangano?». «Ah dottore, dottore!». Nell'ufficio del premier: «È qui che si compravano i giudici?». «Ah dottore, dottore!». Nel mausoleo di famiglia: «E la sua tomba, dov'è?». Bondi non reagisce. Ma mi avviluppa in un'intricata ragnatela di gentilezza, mi introduce nel suo regno di mitezza e di cortesia. Educazione a livelli eccelsi? Stadio estremo di adulazione e di cortigianeria? Non lo so. So solo che non è facile essere cattivi con Bondi. E quando ci riesci ti viene un grande senso di colpa, attenuato a stento dal fatto che le forme sono dolci ma la sostanza è dura. Con l'aria più serena del mondo Bondi è capace di dire: «Berlusconi è stato inseguito da una muta di pseudomagistrati».

    Bondi, quando pensa a Berlusconi, che cosa pensa?
    «Voglio bene a Berlusconi. Ho un sentimento di affetto profondo per lui. È una persona straordinaria».
    Vede? È un inguaribile adulatore.
    «Tutti sono d'accordo nel dire che Berlusconi è una persona straordinaria. Io manifesto liberamente il mio pensiero. È l'unico modo in cui posso essergli utile. Così penso di avere dato anch'io un piccolo contributo ai suoi successi. Anche se il 95 per cento del merito va allo stesso Berlusconi».
    E il suo merito?
    «Zero e qualcosa. Diciamo 0,2. In tutta la mia vita ho sempre espresso le mie opinioni, anche quando ero nel Pci. Pagando prezzi molto alti».
    Quali prezzi?
    «L'emarginazione. Fino all'inevitabile abbandono. Negli anni Settanta assumere posizioni riformiste era un'eresia. Voleva dire andare incontro a ingiunzioni al silenzio da parte dei dirigenti».
    La sua carriera?
    «Sono stato segretario della Fgci. Poi membro del direttivo provinciale, poi sindaco di Fivizzano».
    Mi dice un errore di Berlusconi?
    «In questo momento è demonizzato. Io devo difenderlo. Dice bene Ferrara. Berlusconi è come Mozart: pura genialità e candore fanciullesco».
    Passi Mozart. Ma lei ha detto che è all'altezza di De Gasperi.
    «Ho detto che può essere paragonato a De Gasperi per i suoi rapporti con gli Usa. Io avevo molti dubbi come cattolico su questa guerra. Ma quando ho ascoltato Berlusconi dire a Bush: "Noi vi siamo riconoscenti per averci fatto riconquistare la libertà e la democrazia...", ho avuto un fremito di commozione».
    Ha avuto lo stesso fremito per le parole del Papa?
    «Ciò che dice il Papa per un cattolico è importante. Io spero che questa guerra si possa evitare, che Berlusconi possa influenzare il corso degli eventi verso la pace. Oggi è l'unico in Europa che, avendo buoni rapporti con Blair, con Putin, con Bush, può fare qualcosa per evitare un conflitto armato».
    Torniamo all'errore. Me ne dice almeno uno?
    «Berlusconi ha spesso preso delle decisioni che mi sembravano sbagliate. Ma poi ho dovuto ammettere che erano giuste».
    Faccia una follia. Mi dica un difetto.
    «Un difetto di Berlusconi... un difetto di Berlusconi... è dura».
    Passano i minuti.
    «Non riesco a trovarlo...».
    I minuti diventano ore.
    «È imbarazzante... un difetto di Berlusconi... non so...».
    Lei ha detto che Berlusconi è un misto di Einaudi, don Sturzo e Rosselli.
    «Ho detto che se dobbiamo cercare dei padri per Forza Italia, possiamo trovarli nelle tradizioni cattolica, liberale, riformista. Sento parlare in questi mesi di orgoglio democristiano. Ma siamo ancora lì? Noi dobbiamo avere l'orgoglio di Forza Italia. Nei colloqui privati, quando si parla con alcuni ex democristiani, noto che Berlusconi è ancora visto come un usurpatore, come una persona estranea alla politica. E queste persone si considerano gli unici autentici uomini politici capaci di traghettare l'Italia».
    Chi?
    «I tantissimi democristiani presenti in Forza Italia».
    A lei piace Berlusconi, ma a Berlusconi lei piace?
    «Io fisicamente non sono il tipo che a lui piace di primo acchito. Per questo all'inizio ero convinto di non piacergli. Però col tempo...».
    Quando si è accorto di piacergli?
    «Durante le campagne elettorali. Lavorando accanto a lui giorno e notte, a un certo punto ho capito che mi apprezzava».
    Dicono che Berlusconi pecchi di eccesso di decisionismo.
    «Berlusconi non è decisionista. È sempre portato alla mediazione. Il contrario di molti dirigenti di Forza Italia».
    Critica?
    «Alcuni dirigenti di Forza Italia si credono investiti di un potere che li autorizza a fare qualsiasi cosa, in spregio alle regole dell'educazione, del rispetto, del confronto. Se fossero tutti come Berlusconi, Forza Italia sarebbe migliore».
    Bisogna fare un partito a immagine e somiglianza di Berlusconi?
    «No, bisogna farlo a immagine e somiglianza delle qualità di Berlusconi».
    Quando lei ha detto queste cose al Giornale, Berlusconi come ha reagito?
    «Mi ha sgridato. Qualcuno ha detto che io parlavo male di Forza Italia. Ma io non parlavo male di Forza Italia, parlavo bene di Berlusconi».
    Perché da giovane era comunista?
    «I miei genitori erano persone umili. Io ancora oggi mi emoziono quando penso a mio padre socialista che lotta contro le ingiustizie e le disuguaglianze sociali. Emigrò giovanissimo in Francia a fare il boscaiolo, poi andò in Svizzera a fare il muratore. Avrebbe voluto andare in Australia ma gli fu negato il visto perché era socialista».
    La passione per la politica?
    «Al liceo. Entrai nella Fgci. Erano anni duri. Il Pci era in prima linea contro il terrorismo. Io avevo la scorta».
    Università?
    «Filosofia. Feci l'assistente del professor Capponnetto, al Magistero di Firenze, occupandomi di Storia religiosa del 400 e del 500. Poi cominciai con la politica attiva, qualche anno alle Asl, fino alla carica di sindaco di Fivizzano. C'era una giunta anomala. La prima di compromesso storico. Io mi adoperai per recuperare i socialisti. Ero affascinato dalla figura di Berlinguer, ma fui uno dei primi nel Pci a criticare il compromesso storico».
    Parla mai di queste cose con Berlusconi?
    «No, a lui non interessano. Lui è una mente fresca. Per lui il comunismo è stata una delle più colossali e feroci macchinazioni dell'uomo contro l'uomo».
    Di cui lei ha fatto parte.
    «Quando sento Veltroni o Fassino negare di essere mai stati comunisti provo pena per loro. Per il solo fatto di aver aderito al Pci sento di aver avuto anch'io una parte di colpa. Non è una cosa che si può cancellare così facilmente».
    Veltroni e Fassino hanno cancellato?
    «Sono personaggi che non hanno né caratura culturale, né spessore morale».
    Lei è sposato?
    «Da sette anni. Ho un figlio di cinque».
    Tra Berlusconi e la famiglia, a chi vuole più bene?
    «Spero di non dover mai scegliere».
    Che cosa farebbe per Berlusconi?
    «Odio l'aereo. Ho paura. Ma per Berlusconi forse lo prenderò».
    Come l'ha conosciuto?
    «Un giorno accompagnai il maestro Cascella, mio amico, che stava costruendo il mausoleo di Arcore».
    Berlusconi che cosa le ha detto?
    «Mi regalò un libro su Hitler. Con una dedica bellissima. "A Sandro Bondi, amante dell'utopia, dedico questo libro sull'utopia perversa"».
    E poi?
    «Poi, sempre Cascella mi fece incontrare Roberto Tortoli, responsabile di Publitalia in Toscana, che cercava candidati per le elezioni. Rifiutai la candidatura ma andai a lavorare al centro studi, a Roma, diretto da Paolo Del Debbio, una persona straordinaria».
    Dal Pci a Forza Italia.
    «Ho sofferto quando mi accusarono di essere un traditore. E soffrì anche mio padre. Solo chi è stato comunista sa che cosa vuol dire essere indicati al disprezzo morale».
    Cossiga non è mai stato comunista ma ha detto di lei: «È uno pronto a tradire di nuovo».
    «Mi ha annichilito per qualche ora. Ero distrutto. Poi mi dissi: non posso accettare. E ricordai a Cossiga che quando era stato in difficoltà io gli avevo mandato una lettera di solidarietà».
    Ce l'ha ancora con Cossiga?
    «No, l'ho perdonato».
    Non mi ha risposto. Si sente un traditore?
    «No. I veri voltagabbana sono i comunisti che dicono che non sono mai stati comunisti».
    I voltagabbana sono più a destra o a sinistra?
    «Oggi sono più quelli che lasciano la sinistra. Perché la destra è al potere».
    Secondo lei Guzzanti è un voltagabbana?
    «Assolutamente no. È l'emblema della coerenza. Mentre tutti gli altri cambiano, lui rimane uguale a se stesso. Come me».
    Giuliano Ferrara?
    «Ammiro la sua profondità intellettuale e la sua scrittura armoniosa. Lui è la prova che la sinistra italiana non diventerà mai riformista. Perché tutti i veri riformisti del Pci se ne sono andati. Una vera sinistra in Italia non potrà nascere se non sulle macerie di questa sinistra. Ci vorrebbe un Berlusconi di sinistra».
    Cofferati?
    «Cofferati, sì. Cerca di fare nel campo avverso quello che ha fatto Berlusconi. Copia molti degli stili, dei metodi, delle tecniche di Berlusconi».
    Qualche voltagabbana lo troviamo? Mastella?
    «Trasformismo. La politica lo legittima. Rimane però il giudizio negativo dal punto di vista morale».
    La Pivetti?
    «Che fine ha fatto? La mancanza di spessore politico e intellettuale alla fine si paga. La fortuna non basta. Scognamiglio? Nessuno ricorda più chi sia. Senza idee e senza coerenza non si può avere un ruolo. La politica è impietosa».
    E Carrara che è venuto da voi cinque minuti dopo essere stato eletto con Di Pietro?
    «Ci sono dei fenomeni ancora peggiori. Io le posso raccontare una cosa, però non vorrei che venisse pubblicata».
    Stia tranquillo.
    «Io sono molto amico dell'ex assistente del presidente, Nicolò Querci. Nel '96 fu eletto in Veneto. Il presidente gli chiese un sacrificio grandissimo: dimettersi per fare passare Luca Danese. Che fu uno di quelli che andò a fare il ribaltone. Doveva avere una riconoscenza infinita. Invece solo ingratitudine».
    Quando ha cominciato a lavorare per Berlusconi?
    «Nel 1997, nella segreteria del presidente a Roma. Dopo due anni sono venuto ad Arcore».
    Che cosa faceva?
    «Rispondevo alle lettere. Anche 30 o 40 al giorno. Casi umani, richieste pietose. Avrò risposto a più di 20 mila lettere».
    Firmate Berlusconi?
    «Solo quelle più importanti, quelle dei politici, degli imprenditori. Le preparo io. A volte aggiunge a penna delle cose sue. E poi me le corregge, sempre. Un supplizio».
    Che cosa corregge?
    «Io sono troppo retorico. Lui è diretto e semplice. Ha la capacità di andare subito al cuore».
    Lei adesso è il suo portavoce. Prima di fare dichiarazioni, lo sente?
    «Mai».
    E lui?
    «Qualche volta mi sgrida».
    Bondi, lei è diventato ricco?
    «A Roma guadagnavo tre milioni e mezzo. Sto un po' bene adesso con lo stipendio da parlamentare».
    Berlusconi è generoso.
    «Mi ha regalato un bell'orologio».
    Quello del Milan? Varrà 10 mila lire.
    «Scherza? È un Cartier. È talmente bello che non lo metto mai».
    Lei somiglia a un frate trappista.
    «Con Paolo Del Debbio spesso scherziamo. Lui sarebbe stato un domenicano, io agostiniano. Una divisione che attraversa tutta la cultura dell'umanità».
    Quindi anche Forza Italia?
    «Anche Forza Italia. Gianni Letta potrebbe essere un domenicano. Dell'Utri un agostiniano».
    Dà del tu a Berlusconi?
    «Non ci riesco. Io gli ho sempre dato del lei. E lui mi ha sempre dato del tu».
    Lei criticava Forza Italia che corre il rischio di diventare un partito delle tessere...
    «E la critico ancora. Ma sono più prudente adesso. Non voglio fare una brutta fine».
    Senza Berlusconi, Forza Italia scompare?
    «Sì. Bisogna avere il tempo per creare un soggetto che sia in grado di camminare con le sue gambe».
    Chi è in pole position per sostituirlo?
    «Molti, ma non c'è un gruppo dirigente. Manca la solidarietà di partito».
    Quelli che escono sparano a palle incatenate contro Forza Italia. Sgarbi, Mancuso...
    «Succede quando dentro a un partito non c'è dibattito politico».
    Che cosa pensa dei leader della sinistra?
    «Bertinotti è il meno comunista di tutti. È un massimalista socialista utopico. Una persona coerente, perbene. Non ha mai attaccato personalmente Berlusconi come hanno fatto, con toni sguaiati, D'Alema e gli altri».
    D'Alema non le piace...
    «È il più comunista di tutti. È l'erede perfetto della tradizione togliattiana italiana. Ho fatto un intervento alla Camera e lui per tutto il tempo mi ha voltato le spalle in segno di dispregio. È un uomo pieno di sé, con una presunzione immensa e mal riposta».
    Dal punto di vista dell'interesse di Forza Italia, chi si augura che diventi il leader del centro sinistra?
    «Francesco Rutelli o Walter Veltroni. Contro di loro la vittoria sarebbe certa».
    Se lei entrasse in possesso delle prove che Berlusconi è colpevole delle cose che gli vengono contestate nei vari processi, che cosa farebbe?
    «Penserei che è un brutto sogno. Che sto vaneggiando. Che sono su Scherzi a parte».
    Che cosa è disposto a fare per Berlusconi?
    «Andare in carcere».
    Al posto suo?
    «Non solo al posto suo, andrei in carcere per lui».
    La tratta mai male?
    «No, mai. Conoscendo la mia sensibilità, cerca di evitare i toni aspri, sa che ne soffrirei troppo. Non mi sgrida mai in maniera dura, impietosa».
    Facciamo il gioco della torre?
    «Sono proprio costretto?».
    Travaglio o Maltese?
    «Salvo Maltese: almeno ha il dono dell'intelligenza e della bella scrittura. Travaglio ha una specie di perversione: vorrebbe processare tutto e tutti. È veramente un uomo di destra. Un uomo di destra che scrive sull'Unità».
    Stefania Craxi o Bobo Craxi?
    «Salvo Stefania. Bobo è una persona deliziosa, umanissima ma non riesce proprio ad afferrare i problemi politici».
    Di Pietro o Violante?
    «Butto Violante. È molto più pericoloso. Di Pietro sta alla Giustizia come io sto alla Fisica».
    Prodi o Cofferati?
    «Salvo Cofferati. È distante anni luce dalle nostre posizioni e anche da una sinistra moderna e riformista. Però ha una sua credibilità».
    Mentre Prodi?
    «Come economista è poco più che un dilettante, noto per avere fatto degli studi sulle mattonelle. Il suo eventuale ritorno sulla scena della politica italiana sarebbe una minestra riscaldata».

    Claudio Sabelli Fioretti | 13-03-2003

  8. #8
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    E' il nuovo copione del Bagaglino?


  9. #9
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    no e dovremo impararlo tutti a memoria
    La famosa artista idolo delle folle :" si figuri che uno ha addirittura scritto che avrei dovuto investire i MIEI soldi comprando un bar! Io!!!! La barista!!!!"

  10. #10
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    In Origine Postato da shambler
    no e dovremo impararlo tutti a memoria
    Guarda la data; è una "roba" di 6 mesi fa!!!

    Nel frattempo n'ha dette, di "cose"; nel frattempo l'ha fatto "coordinatore"....

 

 
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