C'è una strisciante neocolonizzazione religiosa sostenuta dalla crescente immigrazione

ERMANNO SERRAJOTTO
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I giornali hanno ripreso con grande evidenza il caso del sedicente presidente dell'Unione musulmani d'Italia (già noto alle cronache per le risse con tanto di scazzottature in diretta televisiva su un'emittente locale) che, nella sua battaglia contro la presenza del Crocifisso nelle scuole, è ricorso al Tribunale per farlo togliere dalla parete della classe della scuola elementare frequentata dal figlio. E questa volta ha trovato sponda in una sentenza che ha subito fatto discutere. A quanto pare la magistratura italiana si dimostra incredibilmente solerte a intervenire su una questione come questa, quanto pachidermica e inefficiente quando si tratta di svolgere il lavoro che le è proprio sul piano penale e civile.
L'episodio si presta a varie considerazioni. L'esposizione del crocifisso è tutelata dallo Stato italiano e mi chiedo come un giudice ritenga di poter imporre di togliere il crocifisso. Questo per quanto riguarda l'aspetto giuridico. Ma sul piano dei contenuti, anche il Ministro dell'istruzione sottolinea l'importanza dei simboli della cristianità a scuola. Ritengo sia doveroso assicurare che il Crocifisso continui ad essere esposto nelle aule scolastiche a testimonianza delle radici cristiane del nostro Paese.
Toglierlo significa non avere nessun rispetto nei confronti di un'intera comunità. Tutto sommato, oltre ad essere il segno di profonde convinzioni religiose per i credenti, il crocifisso è anche simbolo di libertà, pace, tolleranza che sono patrimonio comune di quel sistema sociale al quale anche i musulmani vogliono partecipare, basato sulla famiglia, sulla solidarietà, sulla possibilità di professare liberamente la propria fede.
E' vero che la nostra scuola è aperta a tutti e che il numero degli allievi immigrati è cresciuto in maniera esponenziale (solo nel sistema scolastico veneto ce ne sono ormai 30 mila provenienti da 150 paesi), ma è necessario far capire a questi giovani che fanno parte di un sistema sociale che ha regole, principi, valori. A loro non viene imposto di farli propri, ma viene chiesto di rispettarli. Ecco perché anche quello che può sembrare un piccolo gesto, come togliere il crocifisso in classe, ha una valenza enorme sul piano educativo e culturale. E soprattutto considero inaccettabile che un tribunale si presti ad avallare le azioni di questo discutibile personaggio, convertito all'Islam, che altro non sono che provocazioni, finalizzate più a disgregare il nostro tessuto sociale e religioso che a cercare il dialogo e la convivenza.
A mio avviso qui si pone la questione fondamentale. Non è il caso in sé a creare preoccupazione, ma il fatto che passo dopo passo (e l'intervento del magistrato ne è un sintomo evidente) si sta diffondendo una sorta di metastasi che sta intaccando l'assetto sociale e religioso che è proprio dell'Italia, ma coinvolge una dimensione che è europea. L'obiettivo appare quello di trasformare gradualmente la nostra società che è radicalmente cristiana, ma ormai statica, in una nuova società passando per fasi successive.
La prima è già in atto. Si punta a stemperare, ad annacquare la basi cristiane attraverso una sempre più marcata richiesta di considerare tutte le religioni allo stesso modo. Una "pacifica convivenza" nei toni, ma una strisciante neocolonizzazione religiosa nella sostanza, sostenuta dal montante fenomeno dell'immigrazione, che non verrà meno, e dalla maggiore natalità che la nuova componente sociale dimostra. In questo la legge dei grandi numeri gioca tutta a favore dell'islamismo, i cui principi di proselitismo tra l'altro non ammettono defezioni. La mia visione è suffragata da una serie di riscontri che ritengo oggettivi. Anzitutto, nella nuova Carta costituzionale europea non si vuole parlare di radici cristiane dell'Europa. E già questo è sintomatico del fatto che il terreno è pronto per far germogliare i semi di un processo che una volta avviato sarà difficile, se non impossibile, fermare. E' palpabile l'indifferenza per questi temi e l'ipocrisia di chi vuole addirittura nascondere il proprio retroterra culturale.
Un altro aspetto inquietante è la maniera blanda con cui la stessa Chiesa prende posizione per difendere il cristianesimo, in Italia come altrove. Lo testimoniano proprio le dichiarazioni che hanno fatto seguito alla sentenza del tribunale sul caso del Crocifisso a scuola. Anche in questo caso l'impressione è che ci si stia preparando ad una situazione in cui il cristianesimo non sarà più alla base della formazione culturale del cittadino italiano ed europeo, ma sarà equiparato alle altre religioni e destinato inevitabilmente a diventare minoritario.
Ho un'altra sensazione. In alcuni paesi asiatici in cui la multiculturalità interetnica è diventata, volenti o nolenti, una realtà, dal dibattito politico sono spariti i temi razziali e religiosi. Si può parlare di tutto, ma non di queste questioni che sono poi quelle di fondo che servono a individuare la fisionomia di una forza politica e che diventano punti di riferimento per gli elettori. Grandi temi su cui, ad esempio, si è sempre spesa la Lega.
Non vorrei che anche in Europa si arrivasse a questo, con l'aggravante dello spauracchio del mandato di cattura internazionale nei confronti delle voci contrastanti. Un qualsiasi magistrato di qualunque paese potrebbe infatti utilizzarlo per tacitare un politico che esprimesse posizioni scomode. Un campanello d'allarme è stato fatto scattare dalle recenti iniziative di Alleanza Nazionale in Italia in materia di immigrazione. Non so se siano state considerate o meno le implicazioni di un disegno come quello che ho appena tracciato, fatto sta che AN è corsa ai ripari e sta cercando di smarcarsi da una scomoda eredità di tipo razzista e xenofobo, per portarsi verso posizioni più centriste che sembrano poter aprire nuovi bacini elettorali e tutelare da eventuali rischi rappresentati dal mandato di cattura internazionale.
In conclusione, lo scenario che si profila è quello che vuole portare a far abbassare gradualmente la guardia fino a che, in forza dei numeri, la componente islamica nella nostra società sarà diventata preponderante. A questi ritmi, il rapporto tra cristiani e musulmani sul nostro territorio è infatti destinato a sbilanciarsi nel tempo a favore di questi ultimi. E in questo percorso non c'è da far conto su quella che ora sembra l'ala più moderata rispetto a quella più integralista.
Sono comunque due facce della stessa medaglia: un'invasione del mondo musulmano che disgregherà un'Europa, incapace perfino di dare riconoscimento formale alle proprie radici culturali, per ricostruire un nuovo assetto da posizioni di forza.
E tutto ciò non viene colto, o è volutamente ignorato dai cosiddetti intellettuali o dalle forze politiche che si professano sempre e comunque "laiche", ma è chiaramente percepito dalle persone più semplici che vogliono vivere nel rispetto dei valori con cui sono cresciute finora, autenticamente preoccupate perché non vedono nessuna tutela da parte di chi istituzionalmente dovrebbe farlo.
A loro è rivolto l'impegno della Lega Nord che continuerà a spendersi per quello in cui crediamo.
* Assessore regionale all'istruzione, cultura e identità veneta
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